Il creatore dell'arte moderna: Cézanne a Palazzo reale di Milano con 40 opere pregiatissime

Ha immortalato per ben 87 volte la montagna di Saint-Victoire, simbolo della sua ricerca geometrica, eppure, Cèzanne, il padre dell'arte moderna era anche un grande figurativo, le sue pere e le sue mele, i suoi ritratti, i paesaggi, sembrano cartoline tridimensionali. Malevich e Mondrian, astrattisti puri dicevano di lui che fu sempre orientato verso "l'astrazione dei corpi naturali dato che vedeva in loro solo supercifi e volumi pittorici".

A Palazzo Reale di Milano da oggi al 26 febbraio una mostra con 40 tele molto esclusive, celebra il grande artista francese che dopo Braque, Picasso e Lèger che,  ispirandosi alle sue nature morte iniziarono quel processo di sfaccettare oggetti, portato al massimo del suo compimento da Paul Cèzanne (1839-1906), eremita ad Aix en Provence dove fece tappa due volte per poi rimanervi anche in vecchiaia, fatta eccezione per andare a Parigi al fianco degli Impressionisti. I litigi con il padre per le sue scelte furono forti, ma alla fine prevalse il carattere saturnino (era nato sotto il segno del Capricorno) e a quanto pare la sua testardaggine si dimostrò vincente.Qui nelal sua Provenza tra piante e sole e tanta luce potè studiare a fondo la moltitudine dei colori e le sezioni di un quadro.

Fu un esempio persino per ma metafisica, il futurismo, ma anche per Morandi e Carrà che compresero i "valori plastici" che si celavano dietro le sue nature morte; perchè sempre a caccia della tridimensione, l'artista non aveva mai dimenticato lo spazio "intellettualmente dipinto" nonostante la sue linee squadrate. Fontana pensò a lui come a chi taglia con un rasoio la tela, un raffinato pittore che anche quando doveva dipingere un quadro da cucina come "Natura morta con cesta", esposto in mostra del 1890 del Museo D'Orsay o "Ritratto di Henry Gasquet" del 1896 arrivato a Milano dall'Istituto di Sant'Antonio nel Texas, ma anche "Grande pino e terre rosse", un quadro che in mostra domina per il suo splendore, dipinto in Provenza nel 1890-95, usava la stessa metrica, lo stesso stile, quello sstile che rivoluzionò l'arte figurativa fino allora intesa.

Tra i tre i ritratti esposti a Palazzo Reale, tra cui il suo, prestato sempre dal Museo d'Orsay di Parigi; una scelta limitata ma significativa per spiegare le tappe di questo straordinario maestro del pennello. Lo possiamo vedere nelle sale che si succedono a cura di Rudy Chiappini per la rassegna voluta da Skira e dal Comune di Milano, dedicata proprio a "Les atèlier du midì". Questi atèlier erano per lui spazi di vita e di solitudine fuggendo dalle mode . Alcuni esempi li possiamo vedere in mostra compiuti dal pittore ancora ventenne.Lo studio della dimora di campagna di Cèzanne a Jas de Bouffan, dove da giovane la riempì di decorazioni romantiche che trasferì poi sulla tela, li troviamo in mostra accanto alla collina di Lauves, dove campi, ulivi, fichi e 7 mila metri di campi lo circondarono negli ultimi anni della sua vita.

Qui l'artista amava perdersi e fu proprio qui che firmò "Grandi bagnanti" del 1906, dove dipinse le prime donne non  ancora cubuste ma languide e pallide, quasi bucoliche sullos fondo della Montagna di Saint Victoire che proprio per la sua forma tringolare ispirò più volte Cèzanne. Perché l'autore non era ispirato dalle variazioni atmosferiche, dai tramonti come avevano fatto gli Impressionisti, Monet o Renoir con i quasi espose nel 1874 alla prima collettiva che si tenne nello studio del re della fotografia, Nadar, ma fu pittosto tormentato dal desiderio quasi scientifico di dimostrare le ragioni costruttive della sua visione.Sua moglie Hortense posò per lui 150 volte senza batter ciglio. In mostra purtroppo mancano le belel vedute delle colline di Bellevue e di Bibèmus. Però c'è "Tavolo da cucina" del 1890, una perfezione assoluta della sua pittura e del desiderio di inaugurare il Novecento "...sbalordendo Parigi con una mela".

La rassegna non ha certo l'ambizione della mostra fiorentina dove si può vedere anche la moglie di Cèzanne straiata in poltrona e circondata da un centoinaio di opere, ma la sapienza di chi l'ha curata è stata quella di mostrare da dove partirono i simboli della ricerca di quel genio al tutti hanno dovuto dire grazie. Persino Woody Allen in un suo celebre film tra le cose più belle al mondo disse erano "...le pere e le mele di Cèzanne".