Cresce la concorrenza dei Paesi emergenti

Il Cfi - Comitato Fiere Industria - è l’agenzia di Confindustria che assolve due funzioni fondamentali: da un lato rappresenta, come sindacato, le organizzazioni fieristiche che sono membri di Confindustria nei loro rapporti con i quartieri fieristici; dall’altra è delegata per Confindustria a trattare i temi legati al mondo delle fiere in accordo con le linee della maggiore associazione degli imprenditori italiani. Gli operatori fieristici che fanno capo a Cfi hanno organizzato lo scorso anno 55 delle circa 200 manifestazioni internazionali che si sono svolte in Italia. Secondo dati dell’agenzia, queste organizzazioni hanno però gestito circa la metà degli spazi espositivi e degli espositori, e attirato circa il 50% dei visitatori. Se si considerano solo i visitatori stranieri, sono circa i due terzi sul totale quelli portati in Italia dalle fiere organizzate dagli associati Cfi. Queste percentuali (tra le quali spicca la crescita del 2,77% delle superfici nette assegnate agli espositori nel 2008, pari a 2,472 milioni di metri quadri contro i 2,405 del 2007) permettono a Cfi di affermare che le fiere del suo sistema sono circa un quarto del totale, ma hanno un peso specifico decisamente superiore alla media.
Cfi ha un sistema di rilevazione molto avanzato sugli indicatori più importanti del settore. Ha così potuto verificare andamenti molto diversi nel primo e nel secondo semestre del 2008. Nella prima metà dello scorso anno, gli organizzatori Cfi hanno allestito 33 fiere specializzate e registrato un aumento dell’1,4% degli espositori. Mentre gli espositori italiani sono cresciuti del 4%, quelli esteri sono diminuiti del 5,8%. Nello stesso periodo, i visitatori totali sono aumentati del 5,1%, dato dovuto a un incremento del 2% degli italiani e a quello del 14,3% degli stranieri. Secondo il centro studi del Cfi, quest'ultimo dato può essere considerato una conferma del grande interesse che il mercato mondiale ha nei confronti del «made in Italy» e, in particolare, della sua produzione manifatturiera. Quadro invece a tinte fosche quello del secondo semestre dell’anno, quello in cui su tutto il mondo dell’industria e sui consumatori si è abbattuta la tempesta della crisi finanziaria globale. Per le 22 manifestazioni gestite dagli associati Cfi in quel periodo, si è registrata ancora una crescita positiva ma limitata (0,7%) dell’occupazione di spazi espositivi, ma si è accusato un calo del 19,26% degli espositori stranieri. Secondo Cfi, questo crollo degli espositori esteri è riconducibile, più che alla crisi economica, alla crescita dei mercati emergenti e, di conseguenza, alla tendenza di molte aziende ad andare a esporre anche in quei territori. Peraltro, alla diminuzione degli espositori stranieri è corrisposto quasi un altrettanto analogo calo degli espositori italiani (-12,04%).
Negativi anche i dati concernenti i visitatori, che però vanno considerati alla luce del clima pessimistico che caratterizza questo momento. Nel secondo semestre 2008, i visitatori sono calati complessivamente del 3,25%. Quelli italiani sono diminuiti solo dello 0,90% perché alcune fiere di grande richiamo - come quelle della nautica e del ciclo e motociclo - sono state aperte al pubblico. La diminuzione del 9,74% dei visitatori esteri, invece, è spiegabile in buona misura con la tendenza delle aziende di tutto il mondo a ridurre i costi delle trasferte. Per Cfi, comunque, è sempre da guardare con ottimismo quel dato di crescita del 14% dei visitatori stranieri registrato nel primo semestre 2008, già in un periodo in cui si facevano sentire i primi segnali della grave crisi economica di questi ultimi mesi. Quel trend la dice lunga sull’interesse che il «made in Italy» continua a esercitare sugli acquirenti e a chi ricerca fornitori e partner in tutto il mondo. Un interesse che va coltivato cercando di prendersi cura nel migliore dei modi di chi viene nelle città del nostro Paese a visitare le fiere.