CRICHTON La genetica che fa paura

Il maestro del techno-thriller torna in libreria con «Next», romanzo sulle incognite e i pericoli della ricerca scientifica sul Dna di uomini e animali

Lui ha sempre sostenuto di scrivere «favole»: ma le sue narrazioni affrontano i grandi temi della civiltà (o della inciviltà) contemporanea, con un’abilissima tecnica dell’intreccio che combina realtà e fantasia, scienza e utopia. Bersaglio prediletto della narrativa ma anche della cinematografia di Michael Crichton (che ha firmato la regia di film come Il mondo dei robot, Coma profondo, Runaway) è l’eccessiva fiducia che l’uomo nutre nella scienza e nel progresso. Una fiducia che spesso lo porta a commettere errori fatali. Come ha affermato lo stesso scrittore americano «le scoperte scientifiche permettono all’uomo di salire sulle spalle di un gigante, però ci vuole un buon equilibrio e una forte agilità fisica e mentale per evitare di cadere». E così, fin dai suoi esordi, Crichton è riuscito a costruire i suoi techno-thriller mostrando sempre il lato oscuro delle nuove frontiere della scienza. Ha quindi rivelato la crisi degli esperimenti della biochimica nel suo Andromeda; ha attaccato la nanotecnologia in Preda; ha smontato le teorie della neuropsichiatria applicate all’elettronica ne Il terminale uomo; ha esplorato i problemi della sanità americana in E.R. Casi d'emergenza.
Crichton non si è mai tirato indietro nelle sue operazioni narrative, anche quando sapeva di poter risultare scomodo. Basterebbe ricordare che non si sono ancora spente le polemiche scatenate dal suo penultimo romanzo Stato di Paura, in cui era già riuscito a scandalizzare gli ecologi di mezzo mondo arrivando a sostenere che le teorie sul buco dell’ozono e sul surriscaldamento della terra erano tutte false o comunque da ridimensionare. Ma veniamo al presente: nel recentissimo Next (Garzanti, pagg. 488, euro 19.60) sono i metodi scientifici della genetica ad essere attaccati. E ancora una volta Crichton dimostra di saper mettere a nudo i punti nevralgici della questione come un abile chirurgo. La genetica era già stata protagonista in maniera più avventurosa che scientifica di Jurassic Park e Il mondo perduto, dove si ipotizzava la possibilità di riesumare dal Dna fossile i dinosauri. E lo stesso Crichton era rimasto sorpreso dal fatto che alcuni scienziati americani fossero arrivati a prendere per vere le teorie immaginifiche da lui raccontate.
Non è quindi casuale che Next sia stato lanciato con slogan come «Lo sapevi che un quinto dei tuoi geni è proprietà di qualcun altro?». Oppure: «Esiste una nuova cura genetica per la tossicodipendenza ma è davvero migliore della malattia?». L’intento di Crichton è chiarissimo fin dalle prime pagine: la biotecnologia si è trasformata in un ricco mercato che va a gonfie vele. Un settore superfinanziato dalle multinazionali farmaceutiche e dove la concorrenza è spietata. Qui gli scienziati hanno più il carattere degli avventurieri che dei ricercatori. Applicata alle nuove biotecnologie, la genetica è capace di regalare secondo Crichton più illusioni che risultati reali, diventando spesso oggetto di frodi e inganni scientifici e finanziari. Anzi, proprio quando qualche risultato viene raggiunto, per ottenerlo il prezzo da pagare è pericolosissimo, come scopriranno i lettori di Next. Seguiamo così le vicende del ricercatore Eddie Tolman che trafuga dai laboratori dell’Università di Cambridge dodici embrioni trasgenetici deciso a rivenderli al maggior offerente durante l’avveniristico convegno BioChance 2006. A tallonarlo da vicino è il detective Vasco Borden, che scoprirà che qualcuno ha già fatto sparire il contenuto del preziosissimo thermos trafugato dal futuro suicida Tolman. Parallelamente Crichton ci racconta di come un gruppo di turisti trovi nelle foreste del Borneo un orango parlante; descrive le ricerche di un gruppo di scienziati che riesce a isolare il gene del comando (scoprendo che la leadership dei governi del mondo si possa celare proprio nel Dna); racconta le vicende di alcuni pazienti depredati del proprio patrimonio genetico ed impossibilitati ad utilizzarlo per curare le proprie malattie; parla del successo dei cibi trasgenici e della possibilità di clonare gli animali e di modificarli geneticamente.
Tutte le allucinate storie proposte in Next sono fra loro concatenate con ritmo, ma il libro ha sicuramente una struttura meno avventurosa e avvincente delle precedenti trame. Next è un romanzo a tesi più che un bestseller d’evasione pura. E sintomatiche risultano così le note finali dello scrittore inserite a commento. Cinque punti chiave: 1) «Bisogna smetterla di brevettare i geni» (sono un patrimonio naturale universale e per questo non devono diventare di proprietà di nessuno); 2) «È necessario stabilire linee guida per l’utilizzo dei tessuti umani» (ogni donatore deve poter vedere riconosciuta e difesa giuridicamente la sua proprietà genetica); 3) «Vanno promulgate leggi che assicurino che i dati sui geni testati vengano resi pubblici» (e quindi anche i fallimenti della sperimentazione devono essere apertamente dichiarati, soprattutto se a farne le spese sono stati pazienti morti durante la testazione di nuove terapie geniche alle quali si erano affidati); 4) «Vanno eliminati i divieti sulla ricerca» (perché controproducenti); 5) «Va abrogata la legge Bayh-Doyle» (secondo la quale le scoperte fatte all’interno delle Università americane non sarebbero state rese disponibili al pubblico, normativa che per anni ha permesso che i ricercatori americani «vendessero le loro scoperte per il loro profitto, anche quando le ricerche erano finanziate dal denaro pubblico»).