Cristallini multifocali per la cataratta

Incontro di oftalmologi a Catania. Oltre 500 oculisti europei e americani sono attesi per il 6-7 giugno in Sicilia per un convegno dedicato alla chirurgia avanzata della cataratta. Interventi verranno eseguiti dai più quotati oftalmologi europei nel moderno ospedale Garibaldi, un istituto di alta specializzazione di riferimento nazionale. Sono attesi medici e ricercatori che hanno contribuito allo sviluppo delle conoscenze oftalmologiche come Donald Serafano, uno scienziato statunitense, pioniere nella storia della cataratta, il russo Iuri Takhtaeu, l’italiano Aldo Caporossi, di Siena. Anima di questa iniziativa è il catanese Antonello Rapisarda, 60 anni, direttore dell’unità complessa di oftalmologia dell’ospedale Garibaldi, una struttura con 14 oculisti e 6 ortottisti (tecnici di oftalmologia) che esegue 3500 interventi chirurgici all’anno, di cui 2.200 proprio sulla cataratta.
«L’opacizzazione del cristallino – ricorda Rapisarda – è la prima causa di cecità al mondo che ha impedito la visione ad oltre venti milioni di persone a causa del mancato passaggio della luce necessaria ad una visione nitida. Il cristallino, una piccola lente situata dietro l’iride, al centro della pupilla, per l’età, traumi, malattie come il diabete o fattori ereditari, perde la sua trasparenza. L’unica terapia è la sua rimozione chirurgica. Non vi sono farmaci o colliri che possono ridare lucentezza ad un cristallino già opaco».
Il primo cristallino artificiale è stato impiantato in Inghilterra da Harold Ridley, allora la chirurgia oftalmica veniva eseguita senza microscopio, erano interventi dai dubbi risultati che portavano sovente a infezioni o infiammazioni. I progressi dell’oftalmologia soprattutto in questi ultimi anni sono stati fondamentali ed hanno contribuito in modo determinante alla diffusione di questo intervento che oggi è il più diffuso in chirurgia: ogni anno 4-500mila italiani riacquistano grazie ai chirurghi micro-oculari che intervengono sulla cataratta una visione ottimale. Dopo la diagnosi ambulatoriale sono necessari alcuni esami pre-operatori di routine (ematochimici, urine, torace, ecocardiogramma) e l’ecobiometria ad ultrasuoni o ottica, un esame specialistico, indolore, che consente di definire il potere della lente intraoculare che il chirurgo inserirà al posto del cristallino opaco.
Il momento migliore per decidere l’intervento dipende soprattutto dal livello di menomazione visiva e dalle necessità e stile di vita del paziente. Non si deve aspettare la “maturazione” della cataratta, rinviare l’intervento può renderlo più difficile.
«La grande rivoluzione – precisa Rapisarda- si registra negli anni Ottanta, con il passaggio dalla tecnica intracapsulare (estrazione completa della cataratta attraverso una grande incisione) alla facoemulsificazione. Con questa metodica si impiega una piccola sonda ad ultrasuoni che frammenta il cristallino consentendone la sua rimozione attraverso una piccola incisione, che, allo stato attuale, è addirittura di soli 2 millimetri. L’intervento è eseguito ambulatorialmente in anestesia topica (solo gocce) e dura circa dieci quindici minuti. Non si avverte dolore né al momento della anestesia locale, né durante o dopo l’intervento. Il cristallino opaco che viene asportato è sostituito con uno artificiale, permanente, in materiale plastico e ben tollerato. La visione si riacquista fin dalla prima giornata, raggiungendo la stabilità dopo l’ottavo giorno». Il paziente, in genere, è dimesso dopo 1-2 ore dall’intervento.
«Oggi si utilizzano – afferma Rapisarda – lenti personalizzate che consentono di correggere fino a tre diottrie di astigmatismo. Qualsiasi difetto di refrazione viene superato: l’impiego delle lenti multifocali corregge sia la visione da lontano sia quella da vicino. Già da anni la ricerca sta mettendo a punto cristallini modificabili con la luce. Una volta inseriti nell’occhio ed ottenuta la guarigione chirurgica, è possibile cambiare il loro potere ottico utilizzando un fascio di luce che consente di cambiare la curvatura e quindi il loro potere. Ciò consentirà il perfezionamento dei risultati ottici e visivi. Sarà possibile cambiare la refrazione postoperatoria e far riacquistare la visione senza l’uso degli occhiali.