Bentornate Giorgia e Giulia

La speranza dopo il terremoto

In centro Italia continuano le scosse e il numero dei morti sale. Paesi afoni e distrutti, palazzi accartocciati, mozziconi di chiese, rovine sinistre che fissano le piazze. E i corpi là sotto a dimenarsi o a restare immobili. E i superstiti, qui sopra, che hanno perso tutti e tutto.

C'è un pezzo del nostro Paese che è diventato un fantasma. E ci sono i soccorsi, le polemiche, la solita politica fatta di parole. C'è un pezzo dello Stivale che è un gigantesco cimitero. Una gigantesca rovina emblematica e crudele. E allora è solo a due foto che possiamo attaccarci. Alle immagini di Giorgia e Giulia, due bambine estratte vive dalle macerie. Al silenzio sospeso degli uomini della Protezione civile e allo scrosciare poi, di un applauso liberatorio. Perché in mezzo a quell'inferno, è questo che significa «farcela»: cercare e insistere e trovare la vita. Restituire la vita. A mani nude, muti e scavando tra le macerie di un Paese in rovina. Perché la vita si incaglia nei posti più strani e la speranza si attacca dove può. La nostra ha la faccia impolverata di due bambine: stravolte ma vive.

L'hanno tirata fuori da un ventre di macerie. Hanno scavato per quindici ore a mani nude, appunto, spostando piano le pietre, sfilando con calma le travi perché non ne cadessero altre. Sudando e dimenticandosi la sete, ferendosi e scordandosi il dolore. Muti e in ascolto. Terrorizzati dal silenzio di là sotto. Credendo a Leo, un labrador nero dell'unità cinofila che fissava proprio quell'ammasso di pietre e polvere e puntava e usava la coda come un antenna e insisteva indicando col muso perché era proprio lì che dovevano cercare. Perché era proprio lì sotto che c'era qualcuno. E aveva ragione Leo: dopo quindici ore di travaglio, quel ventre secco e inospitale ha partorito Giorgia.

Che è rinata a quattro anni senza vagiti, ha sorriso ai suoi soccorritori e ha chiesto dell'acqua. L'hanno sfilata da sotto il corpo senza vita della sorella che le ha fatto da scudo. Bentornata Giorgia. E bentornata Giulia. Undici anni, le gambe secche e la coda di cavallo. Ieri è stata la sua seconda nascita. Si è aggrappata all'uomo che l'ha estratta da quell'inferno, lo ha abbracciato stretto, come se avesse paura di essere risucchiata di nuovo. E ha finalmente messo a riposo il collo sulla sua spalla: esausta e graffiata.