È cambiato tutto (in peggio). Ma non lo abbiamo capito

La finanza speculativa e l'Europa hanno modificato le nostre vite

Osservata superficialmente, soprattutto nei suoi aspetti materiali, la società attuale non si differenzia da quella di vent'anni fa. Le città sono le stesse, solo con qualche metropolitana, qualche treno superveloce in più e qualche grattacielo. Invece, guardando i particolari, tutta la società è cambiata. I ricchi sono più ricchi di prima, mentre la classe media si è molto impoverita. Sono diminuiti gli stipendi, sono stati licenziati impiegati nelle imprese, delle banche, nei pubblici servizi. Molte fabbriche hanno chiuso. I posti fissi sono stati sostituiti da incarichi precari pagati pochissimo. Ogni impresa può venir spazzata via da una speculazione finanziaria e i negozi dalla costituzione di un centro commerciale. I giovani avevano un piano di vita che cominciava con la scuola a cui seguiva l'apprendistato, poi un lavoro, la carriera, la casa, il matrimonio, i figli. Oggi vivono in famiglia ed hanno paura dei legami emotivi stabili. Il sesso sostituisce l'amore. Gli imprenditori sono stanchi di tasse e di freni.

Cosa è successo? La globalizzazione, dove la produzione è passata ai Paesi in cui la mano d'opera costa poco. Poi l'esplosione della finanza speculativa quando a tutte le banche è stato dato il permesso di fare le attività finanziarie più spregiudicate. Da ultimo una Unione Europea in mano a burocrati che ci impongono leggi complicate che rallentano la nostra economia. La gente non vorrebbe più sentir parlare di finanza, cancellare le leggi che ci complicano la vita, avere pochi livelli di tasse che tutti pagano con facilità, poi favorire le imprese italiane e i lavoratori italiani ed infine aiutare le famiglie italiane che hanno bisogno, prima degli immigrati.

Ma i nostri politici sono deboli e non hanno la forza morale e intellettuale per affrontare questi problemi. La gente allora cerca di difendersi risparmiando, appoggiandosi a quel che resta della famiglia, aiutandosi fra parenti, fra amici, contando sulle relazioni personali. Vorrebbe ribellarsi ma è prudente, finora non appoggia partiti che vogliono rovesciare la tendenza. Ma continuerà a chinare la testa, ad accettare le decisioni che la danneggiano, ad ubbidire silenziosa?

Commenti

Raoul Pontalti

Dom, 02/10/2016 - 16:51

No caro professore le regole europee non rallentano la nostra economia, la mettono anzi in condizioni di parità con gli altri paesi UE e la differenza la fa chi sa lavorare. La giungla normativa l'avevamo prima con regole statali complicate da quelle regionali, provinciali e comunali, ora l'Europa ci impone regole comuni e grazie anche alla moneta comune possiamo valutare cosa e dove comprare al meglio. Perché devo pagare cara una schifezza made in Italy quando quella analoga ad es. spagnola costa meno? Perché dovrei farmi valutare un immobile secondo le allegre e creative norme italiche che danno risultati con discrepanze anche del 500% a seconda dei valutatori e non secondo le norme europee che danno scarti inferiori al 10% tra i vari valutatori? Mi tengo stretta l'Europa anche quando non mi piace e ciò per non farmi fregare dai miei compatrioti.

Ritratto di bergat

bergat

Dom, 02/10/2016 - 16:51

Lucida analisi, come sempre, quella di Alberoni. Ootremmo definire la nostra società quella delle speranze infrante.

nopolcorrect

Dom, 02/10/2016 - 16:53

Continuerà a chinare la testa? Forse caro Alberoni...siamo "un volgo disperso che nome non ha", c'è oggi anche un'altra tragica differenza col recente passato. L'Italia del dopo-guerra ha sempre cercato protettori, il Papa, lo Zio Sam...oggi il Papa vuole rovinarci trasferendo masse di africani da noi, il protettore americano è assente, la Germania fa ovviamente e giustamente i suoi interessi, i vicini hanno chiuso le frontiere e il nostro governicchio è solo alla ricerca di sempre nuovi posti dove sistemare masse di negri da mantenere a nostre spese...

ohibò44

Dom, 02/10/2016 - 17:15

I nostri politici non sono deboli, semplicemente hanno capito che salendo sul carro della finanza speculativa loro faranno un mucchio di soldi. Aforisma. Gli intellettuali definiscono “dittatura” ogni forma di potere che fa gli interessi degli altri: quella della finanza non è dittatura perché fa gli interessi degli intellettuali

Anonimo (non verificato)

wrights

Dom, 02/10/2016 - 17:59

L'affermazione che le "norme italiche" per la valutazione degli immobili siano o siano state differenti da quelle europee, sarebbe ridicola se non fosse preoccupante il fatto che esistano persone che ci credono. Primo bisogna precisare che le "norme" sono indirizzate alle banche e non ai singoli proprietari, questo per cercare di non indurle a concedere mutui su valutazioni irreali, per i soli interessi del mutuatario e del funzionario bancario, come purtroppo è successo e penso continuerà a succedere. Dette "norme" poi non sono altro che indicazioni delle problematiche da ricercare o controllare e la valutazione dell'immobile non cambia ed è sempre e solamente quella del probabile valore di mercato.

Anonimo (non verificato)

Raoul Pontalti

Dom, 02/10/2016 - 19:03

@wrights in Italia non esistono solo le "Linee guida per la valutazione degli immobili in garanzia nelle esposizioni creditizie" cui sembri fare riferimento, ma ad es. anche il "Codice delle Valutazioni Immobiliari" edito da Tecnoborsa e poi in realtà ogni valutatore pur abilitato adotta il sistema che più gli aggrada (in Italia ne abbiamo peraltro una ricca tradizione a partire dall'800), basta che gli procuri più grana possibile. Forse dimentichi che purtroppo in Italia non vi è alcuna norma cogente in merito e quindi i valutatori sono liberi di fare a modo loro, salvo che i committenti stessi non risultino vincolati per varie ragioni a degli standard internazionali (ve ne sono di diversi: stimare un'azienda agricola non è stimare un centro commerciale). Ma soprattutto nell'ambito degli espropri l'Europa ha spazzato via le italiche corbellerie sugli indennizzi.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Dom, 02/10/2016 - 19:56

"per non farmi fregare dai miei compatrioti": ha ragione, caro Pontalti. Ecco l'italia. Farò tesoro di questa Sua considerazione e la applicherò con tutti. Senza esclusioni. E' quello che volete: una Italia diffidente, tanto chi ha gli appoggi giusti se ne frega. Come sempre è avvenuto. Per fortuna non ho figli da mandare allo sbaraglio contro l'ipocrisia e la strafottenza attuale; visti i tempi, tutto sommato, è un vantaggio. Comunque, Alberoni ha ragione nel riscontrare come oggi l'Italia sia in un tunnel di sfiducia mai visto dal dopoguerra (che era meglio di adesso). La crisi non è economica, è morale. Si superano sempre le crisi economiche. Non so se questa la supereremo. Ma non vi conviene tendere troppo la corda. Attenti: quando non avremo più niente da perdere ritroveremo la forza. Forse il prossimo 'miracolo italiano' sarà quello di fare, finalmente, un 'Rivoluzione italiana'!

cgf

Lun, 03/10/2016 - 00:01

20 anni fa non c'erano tante auto rumene e bulgare, soprattutto non cerano tanti Rumeni, li trovi dappertutto, si calcola che solo in Italia siano quasi 1 milione e mezzo (in Romania meno di 20), per carità.. tutti regolari... ma visto che risiedono qui... se pagassero bollo/assicurazione qui... e non solo quelli! Sono convinto che se si facesse un DB unico per censire tutte le targhe straniere, siamo cmq fotografati e non solo col tutor, fosse poi verificata la 'ricorrenza' delle foto... si avrebbe la prova che moltissimi veicoli non lasciano mai il territorio italiano. Poi ci sarebbero altre cose cambiate, cito solo una cara al sig.IoSoTutto, le mele... le mele del trentino sono più piccole perché la Polonia... continua lui.

manfredog

Lun, 03/10/2016 - 01:16

..comunque la nostra economia, con l'ingresso dell'euro, non è rallentata, va a duecento all'ora; va così veloce che tra un po', se non rallenta, si schianterà contro un muro !! mg. p.s.: non voglio dire che vent'anni fa in Italia c'erano solo prodotti fantastici, ma di sicuro, con la globalizzazione, è entrato nel nostro paese soprattutto il peggio del peggio dei prodotti stranieri, e chi non se ne è accorto può aver anche studiato nelle migliori scuole del mondo e aver fatto le migliori esperienze in giro per il globo, ma con certi neuroni non è uscito mai dalla sua stanzetta !!

Gianluca_Pozzoli

Lun, 03/10/2016 - 13:02

E' LA FINE

Raoul Pontalti

Lun, 03/10/2016 - 13:51

@cgf non c'entra nulla la Polonia per le mele, semplicemente a) le mele sono un prodotto soggetto a normazione comunitaria di commercializzazione, b) al fine della tutela del consumatore da un lato e del soddisfacimento di richiesta di mele "tradizionali" (piccole) in taluni paesi si è fissato comunque un calibro minimo che va parametrato con un diverso giudizio di maturità dato non più dal calibro ma dal contenuto zuccherino e dalla consistenza, c) le norme conseguentemente stabilite consentono la tutela dei consumatori, lo sviluppo delle relazioni commerciali, la lealtà nella concorrenza e infine un maggior redditività della produzione. Se poi taluno mi appiccica l'etichetta Melinda (riservata solo alle mele della Val di Non) a mele della Lessinia o della pianura padana ha truffato italicamente (e non da europeo) il consumatore.