Caso Bibbiano anche a Verona: "Usavano lo stesso metodo"

Partono le indagini sul sistema degli affidi nel veronese. Un'operatrice: "Ci sono sempre delle soluzioni che tendono a mettere a lato il bambino, non c' è attenzione per le loro relazioni e la loro sofferenza"

Non solo Bibbiano. Bambini portati via dalle proprie famiglie con pretesti infondati, strappati dalle braccia delle proprie madri tra i pianti e le urla dei piccoli o ancora prelevati dai carabinieri in divisa mentre si trovano a scuola, sotto la vista dei propri compagni. Nei casi denunciati, dalla Procura di Reggio Emilia, nella recente inchiesta che ha scandagliato il losco sistema di affidi illecito e che prende il nome di “Angeli e Demoni”, questi fatti sono quasi una costante che descrive il modus operandi dei servizi sociali. Atteggiamenti sistematici che adesso, dopo che Bibbiano ha fatto accendere i riflettori sugli affidi dei minori, sembrano tornare familiari a molti tra coloro che se ne sono occupati, in tantissime città d’Italia.

Nell’occhio del mirino ci sono spesso famiglie con problemi economici, situazioni familiari al limite, le cui debolezze finiscono per essere sfruttate come pretesto per definire i genitori incapaci di gestire i propri figli. Tanto che, denunciare le proprie difficoltà, introppe occasioni ha fatto tramutare una richiesta di aiuto in una condanna dalla quale non si riesce a fuggire. A Bibbiano come a Verona. A raccontarlo, in un’intervista a La Verità è un’operatrice di Verona. “C’ è un target particolare - spiega - famiglie particolarmente disagiate, generalmente non radicate nel territorio, che hanno delle difficoltà dal punto di vista sociale, economico e culturale”. Non hanno il modo di difendersi, queste persone, e così rimangono progioniere nel labirinto delle ingiustizie. “Non sono in grado di difendere la propria condizione, a volte costrette a rinunciare agli avvocati perché costano troppo” racconta ancora la fonte, che poi scende nei dettagli: “generalmente è la madre la parte debole. Di solito viene in qualche modo giudicata dai servizi sociali. Faccio l' esempio di una situazione che abbiamo seguito. Abbiamo avuto una signora che era stata picchiata dal marito, il quale è finito poi in carcere. I servizi sociali hanno considerato la madre poco adeguata perché, secondo loro, aveva un rapporto simbiotico con la bambina di 8 anni. Secondo i servizi, se una madre si fa picchiare non è adeguata a crescere una figlia. Di fronte a vicende come queste mi chiedo da che parte stia il servizio sociale”. Una disattenzione inaccettabile, forse una superficialità che rischia di far male come una spada che ha il potere di trafiggere il cuore di intere famiglie. “Diciamo che c' è una attenzione scadente riguardo alle situazioni di difficoltà delle madri. E poi il bambino non viene messo al centro. Ci sono sempre delle soluzioni che tendono a mettere a lato il bambino, non c' è attenzione per le loro relazioni e la loro sofferenza”, spiega l’operatrice. Eppure la tutela del minore dovrebbe essere sempre al primo posto, in questo, come in tanti altri settori. Ma, troppo spesso non è così. “La sensazione è che ci sia scarsa sensibilità nei confronti delle condizioni famigliari disagiate, mettiamola così. Nel senso che è come se venissero giudicate la mancanza di lavoro, la casa inadeguata... Come se fossero un motivo sufficiente per portare via i bambini. Viene fatta una valutazione su dei criteri che non sono criteri educativi o relazionali”.

Nelle tante storie che, noi de IlGiornaleit, abbiamo raccontato negli ultimi mesi, uno dei tanti punti interrogativi comuni a tutte le esperienze denunciate dai genitori è stato: perchè l’allontanamento e non un supporto per aiutare queste persone? C’erano forse interessi economici? Ancora una volta pare proprio che sia così. La professionista che racconta la propria esperienza spiega che “da un punto di vista economico si tende a optare per una soluzione costosissima come quella della comunità a fronte di situazioni dove potrebbe essere molto più semplice mandare un consulente alla famiglia, un educatore”.

Sembra di assistere ad un film già visto. E ad aggiungere sospetti sulla mala gestione degli affidi da parte dei servizi sociali anche a Verona, qualche settimana fa era stata ancora un’altra testimone. L’ ex dirigente dell' Usl Scaligera, ora in pensione, ha lavorato per 25 anni nei servizi a Verona, assistendo in prima persona a “dieci casi di allontanamento dei bambini dai propri genitori privi di motivazioni corrette”.

Una storia che si ripete. “Bambini prelevati a scuola, senza informare i genitori” e operatori che consentono che i piccoli vengano mandati, guardacaso, “sempre nelle stesse strutture”.Una denuncia che non è passata inosservata alle autorità veronesi, che dopo essere venute a conoscenza del caso, hanno fatto partire le indagini. Sul tema degli affidi familiari “c' è l' inchiesta della Procura (pur senza indagati e senza ipotesi di reato) e c' è quella, interna, da parte dell' Usl. E c' è anche una presa di posizione ufficiale dell' assessore regionale ai Servizi sociali, Manuela Lanzarin”. Riporta il Corriere del Veneto.

Consegnato il “mandato alla Direzione regionale dei servizi sociali di verificare la situazione degli affidi nel proprio territorio”, mentre “l' Usl Scaligera è incaricata di approfondire e controllare eventuali situazioni controverse”. Ha spiegato l’assessore, che dichiara di aver “inviato le segnalazioni relative alla Procura della Repubblica”. Se c’è una cosa che però la Lazarin non ha gradito è l’anonimato: “È contrario alla deontologia professionale che una ex dirigente muova delle accuse così gravi restando nell' anonimato. Avrebbe dovuto denunciare i propri sospetti durante il suo incarico. Non posso accettare che venga gettato fango, in modo gratuito, su come vengono gestiti gli affidi in Veneto”.

Forse sì, era necessario denunciare prima, e magari sarebbe servito ad evitare moltissimi casi amari. Ad ogni modo il coraggio di denunciare non spesso riesce a scavalcare la paura delle ritorsioni e, in ogni caso, “meglio tardi che mai”. Adesso, finalmente, si cercherà di portare a galla le magagne da troppo tempo nascoste sul fondo di un sistema che esige la massima trasparenza. Anche il Pd, ore, chiede chiarimenti alla regione e lo fa tramite la consigliera Anna Maria Bigon. Ma, ahimè, lo stile dei dem sembra essere lo stesso utilizzato a Bibbiano. “Il sistema veneto dei servizi sociali”, ha detto la Bigon, “ha formato, negli anni, una fondamentale e positiva rete di famiglie affidatarie. Queste ombre rischiano di minare la credibilità di quanti si prodigano per trovare una soluzione a carenze educative e a difficoltà familiari che possono compromettere il futuro di tanti bambini”. Insomma, così detto, sembra che non ci siano neanche i presupposti per indagare. É pur vero che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ma i fatti di Bibbiano dovrebbero suggerire che elogiare prima di sapere fino in fondo come stanno le cose, non sempre porta a grandi risultati.

Commenti
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venividi

Sab, 31/08/2019 - 10:10

ONMI, Opera Nazionale Maternità e Infanzia si occupava di questi problemi, dando alle madri single o comunque sole e senza mezzi e ai loro bambini la possibilità di riprendersi, di stare assieme, di trovare un lavoro, insomma un'assistenza che funzionava benissimo ma l'hanno chiusa negli anni sessanta credo perché era stata creata ai tempi del fascismo

Ritratto di AQUILAVOLSE

AQUILAVOLSE

Sab, 31/08/2019 - 16:22

Anche nella Verona leghista?

Yossi0

Sab, 31/08/2019 - 16:24

ma in che paese viviamo ???

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jonny$xx

Sab, 31/08/2019 - 17:38

SPERO SOLO CHE DURANTE LA MIA VITA NON ENTRI MAI IN CASA UN'ASSISTENTE SOCIALE, NON SAPREI COME REAGIREI, PUO ANCHE DARSI CHE............

Divoll

Sab, 31/08/2019 - 17:56

Se si facessero indagini approfondite, secondo me, verrebbe fuori che il sistema Bibbiano era adottato in tutta l'Italia. Bibbiano e' la punta dell'iceberg.

Giorgio5819

Sab, 31/08/2019 - 19:05

Serve al più presto una destra VERA.

laval

Sab, 31/08/2019 - 19:24

Manuela Lanzarin della Lega ha denunciato i fatti alla procura della repubblica che però le contesta l'anonimato. La consigliera Anna Maria Bigon PD ha detto che i servizi sociali “hanno formato, negli anni, una fondamentale e positiva rete di famiglie affidatarie. Il PD vuole chiarezza solo quando gli fa comodo.

ziobeppe1951

Sab, 31/08/2019 - 21:05

PANTEGANAVOLSE...Anche nella Verona leghista..gira qualche pantegana rossa

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Sergio Sanguineti

Sab, 31/08/2019 - 21:20

#Divoll: ho detto le stesse tue verissime cose, orecusando Savona/Genova: ho un figlio sequestrato "legalmente " da 21 anni: pist sicuranente censurato mediante non pubblicazione. Le zecche rosse fanno ancira troppa paura a troppi e gonfiano il petto comw tacchini, deliranti d'onnipotenza.

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Leonida55

Sab, 31/08/2019 - 21:40

@AQUILAVOLSE - si, ma reato commesso da comunisti. Vuoi parlare ancora?

PRALBOINO

Dom, 01/09/2019 - 07:39

Ho i capelli bianchi di cose ne ho viste posso affermare che le sinistre sono sempre state storicamente contro la famiglia infatti spendevano trentacinque euro per i turisti senza biglietto Immaginiamoci se quei soldi li avessero dati alle donne residenti con bambino

lappola

Dom, 01/09/2019 - 09:01

Verona, Vicenza, Torino, Piacenza, dove esiste un PD è tutto così, devono create le condizioni a loro favorevoli e lo fanno con questi mezzi. Una volta si diceva che i bambini se li mangiavano, ma era questo che si intendeva? allora era vero. Bravi PD, ora che andate a comandare (non ho detto a governare) insabbierete Bibbiano e tutto il grande seguito non ancora emerso.

Mannik

Dom, 01/09/2019 - 09:46

Toh, nessun commento sul partito di Verona?

Ritratto di Leonida55

Leonida55

Dom, 01/09/2019 - 11:21

@Mannik - hai bevuto o sei drogato? Ho risposto. Adesso difendi i tuoi eroi che fanno queste cose, avanti.