Comodo, componibile e leggero: il divano grande protagonista

Al Salone del Mobile le novità della zona giorno. La casa è "fluida" e la divisione fra gli ambienti non è più netta

Benvenuti nell'era degli «arredi universali» e della «casa fluida» dove un tavolo e un divano si possono ambientare ovunque, e la divisione fra ambienti non è così netta come un tempo. Dove non esistono pezzi esagerati, ma nemmeno neutri. E non ci sono arredi eccentrici, anche se il minimalismo di fine anni '90 appartiene al passato remoto. È la nuova poetica della semplicità quella di cui ci parla il Salone del Mobile di quest'anno. E se guardiamo alla zona giorno, il biglietto da visita è il divano, che diventa sempre più «leggero» e avvolgente, essenziale e comodo. Il divano come pezzo singolo e imponente seppur leggero, o come sistema da plasmare a propria immagine.

Ecco allora quello della famiglia «Cotone» dei Fratelli Bouroullec per Cassina, minimal ma solo in apparenza: sotto c'è la struttura in alluminio estruso laccato, sopra dei cuscini in morbido velluto che creano un effetto-nido, è a due posti ma anche modulare. Come «Dress-Up!» Di Rodolfo Dordoni: linee geometriche ed elementi asimmetrici (come la chaise-longue integrata, lo schienale-bracciolo, i pouf da accostare) lo rendono unico e versatile. Le strutture diventano geometriche, come dimostra il nuovo divano di Michele De Lucchi per Alias, che è un inno alla semplicità: un'architettura (a vista) con due cavalletti laterali, una trave centrale, un sistema di cinghie su cui appoggiano i cuscini. E i sistemi di sedute si trasformano a seconda delle esigenze. Il «Plump Stone» di spHaus in pelle capitonnè si può comporre a piacimento con i pouf.

Il nuovo divano di Vincent Van Duysen per Molteni, base in acciaio rivestita in pelle, braccioli ad ala che diventano anche un piano d'appoggio, e morbidi cuscini, si compone in tanti modi. Ecco che le sedute comode poggiano su strutture rigide e geometriche. Una sorta di ossimoro che torna anche nelle poltroncine e nelle sedute da pranzo. Le «Lavinia Light» di Marta Sala Edition, con una struttura in ottone realizzata a mano da artigiani sovrastata da cuscini, ma anche le sedie Murena, con struttura in ferro laccato e seduta imbottita e ricoperta in lana. Le nuove poltroncine «Labimba» di Dominika Mala per spHaus che hanno i piedini in acciaio con finiture galvaniche e un corpo morbido e avvolgente. Mentre per Philippe Starck il desiderata numero uno è la leggerezza, tanto che per Kartell ha disegnato la «A.I.», prima sedia progettata dal designer con l'ausilio di un algoritmo, quindi dell'intelligenza artificiale, utilizzando meno materia possibile.

La leggerezza nei nuovi tavoli è solo una questione di design, perché più sono imponenti meglio è, e sempre più spesso hanno forme stondate, ellittiche, un ritorno alla tradizione con materiali iper tecnologici. «French Concession» in corian di Piero Lissoni per De Padova è un pezzo scultoreo e monumentale. «Organic» di Filippo Dell'Orto per spHaus ha una nuova forma in versione ovale irregolare con un rivestimento in polveri di marmo nero, ciottoli di fiume e pietre semipreziose. Tondo anche il tavolo «S» di Mdf, riproposto con finitura in polveri di marmo spatolate a mano.

E la semplicità è un'esigenza anche per le nove librerie: sempre più spesso sostituite da mobili contenitori, continuano a esercitare grande fascino. La nuova libreria di Jean Nouvelle per Mdf, con le mensole che si protendono nel vuoto, è un inno alla leggerezza, e mixa materiali diversi come alluminio anodizzato e legno. La Minima di Mdf si è evoluta in un sistema contenitivo con tanto di led inserito versione elettrificata da comandare con telecomando. E se la «Levia» di Ronda Design è iperleggera e compatta, la libreria della start up danese Ma/Studio dalle scaffalature geometriche è monumentale.

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