Crollo del ponte Morandi: al via i primi interrogatori in procura

Oggi è stato interrogato Enrico Valenti, responsabile del coordinamento della viabilità di Autostrade e al centro dello scambio di una mail sospetta

Sono inizati oggi gli interrogatori negli uffici del palazzo di giustizia di Genova, nell'ambito dell'inchiesta sul crollo del ponte Morandi. Il primo ad essere stato ascoltato dai magistrati, come persona informata sui fatti, è stato Enrico Valeri, responsabile del coordinamento della viabilità di Autostrade e al centro dello scambio di una mail sospetta.

La sera di quel 14 agosto, a poche ore dal crollo del viadotto, che ha spezzato 43 vite e almeno altrettante famiglie, Valeri contattò il Cesi, società di consulenza ingegneristica e strutturale. In una mail, il geometra chiedeva che gli fosse spedito lo studio sul ponte di Genova, fatto nel 2016, che indicava la pericolosità dei tiranti e la necessità di monitorarli. La mail di risposta conteneva, oltre al progetto, la rassicurazione sulle cause del crollo: come giustificazione del cedimento, infatti, non venivano citati i tiranti, ma "probabili fatti collegati al progetto originario", come riporta il Secolo XIX.

L'interrogatorio di Valeri dovrebbe permettere ai magistrati di capire cosa sia accaduto nei vertici di Autostrade, cioè se sia stato il geometra a richiedere lo studio a Cesi, di sua iniziativa, o se sia stato incaricato da qualcuno più in alto di lui. Il fatto che siano i magistrati a condurre gli interrogatori e non la polizia rende ancora più delicata la situazione: di fronte ai pm il testimone non può non raccontare la verità, perché in caso di incongruenze rischierebbe l'accusa di "false attestazioni".

Dopo l'interrogatorio, Enrico Valeri ha dichiarato al Secolo XIX di aver chiesto il rapporto "perché era la sera del 14 agosto e avevo bisogno di averlo subito. La risposta della responsabile commerciale via mail? Per la nostra azienda è stato dato un peso zero a quella risposta. Non è rilevante perché quello che contava era lo studio". Anzi, "da parte di Autostrade non c’è stata alcuna pressione né è stato chiesto di ammorbidire la versione dello studio".

Oltre al geometra, tra le persone da interrogare ci sono i dirigenti e i funzionari del Cesi e i dirigenti del politecnico di Milano, che realizzò uno studio sul ponte Morandi.

Commenti
Ritratto di Civis

Civis

Lun, 10/09/2018 - 21:32

I "probabili fatti collegati al progetto originario" riguardano nel modo più ovvio del mondo i tiranti. Solo un pazzo può progettare tiranti in cemento armato e incosciente è chi accetta il progetto. La fessurazione del calcestruzzo armato soggetto a trazioni specifiche così elevate, per di più in atmosfera marina, porta come ovvia conseguenza il rapido deterioramento dell'armatura che, non solo è l'unica alla quale è affidata la trazione, ma deve anche sopportare il peso dell'inutile calcestruzzo, materiale per sole compressioni, in cui è immersa. Infatti, la "manutenzione" di altri stralli del ponte è consistita nella costruzione di un esoscheletro che di fatto si caricava delle trazioni che l'armatura non poteva garantire.

Ritratto di pinox

pinox

Lun, 10/09/2018 - 22:10

gli hanno richiesto lo studio al cesi dopo che il ponte è crollato perchè nel 2016 lo avevano usato come carta igenica???

cir

Mar, 11/09/2018 - 11:19

Civis . verissimo . inoltre se consideriamo che pur essendo sia lo strallo in cavi plurimi di acciaio che il rivestimento esterno in C.A , sono soggetti a due dilatazioni longitudinali diverse. quello che si allunga maggiormente al variare delle temperature ovvero il metallo lascia alla parte in cemento l' onere dello sforzo in trazione , lavoro per il quale non e' adatto . vedi soltanto il ferro , su 90 metri una elongazione del 2 x 1000, fanno 18 centimetri in piu' . la parte in cemento si rompe inevitabilmente .Soltanto la gittata della sede stradale se fosse stata " precompressa " (ovvero pre-convessa ) avrebbe potuto sopperire allo stupido progetto.