Il nostro Paese paga la fine dei liberali

L'Italia registra una carenza di cultura liberale e questo determina l'incapacità di formare una classe dirigente culturalmente attrezzata

Scomparsi Norberto Bobbio e Nicola Matteucci, la nostra università non sforna più maestri del pensiero alla loro altezza. Così, l'Italia registra una carenza di cultura liberale e questo determina l'incapacità di formare una classe dirigente culturalmente attrezzata. Il Paese decade e non produce progresso, innovazione e crescita economica.

Possiamo solo consolarci constatando che si tratta di una crisi globale, che colpisce in particolare il nostro Paese, ma non solo. Anche altri Paesi dell'Occidente democratico-liberale fanno infatti registrare una situazione analoga. È però una ben magra consolazione.

Sono gli effetti di decenni di dominio della cultura di sinistra dopo la fine della seconda guerra mondiale, che aveva definito il socialismo l'ideologia del futuro e relegato il liberalismo al rango di un metodo di lavoro ormai patrimonio del passato.

Ciò spiega, del resto, l'arretratezza dell'Italia sul piano culturale. È entrata in crisi la democrazia rappresentativa, trascinando con sé l'intero apparato culturale che presiedeva la formazione dell'establishment nazionale, e non solo del nostro Paese. Non ha vinto il socialismo, ha solo perso il liberalismo. A prevalere è la cultura solidaristica su quella della libertà e il mondo non produce né solidarietà, né libertà. Il mondo della cultura dovrebbe rifletterci e cercare di porvi rimedio, perché senza libertà non c'è neppure solidarietà. Al tempo stesso, la sempre più pressante domanda di sicurezza da parte dei cittadini, a fronte della crescita del terrorismo e della criminalità, rischia di ridurre ulteriormente le libertà individuali. Rinunciare a spazi di libertà in cambio di maggiore sicurezza, alla lunga, porta quasi sempre a perdere l'una e l'altra. Schiacciate tra la crisi culturale - e la conseguente incapacità di creare classi dirigenti culturalmente adeguate - e la domanda di maggiore sicurezza, a discapito delle libertà, le democrazie rappresentative democratico-liberali sono così di fronte a una crisi che obbliga a ripensare i sistemi in cui siamo vissuti fino ad oggi.

Forse, a partire dalla scuola, dalle università e dal sistema dell'informazione, una bella immersione nel liberalismo e nel mercato (o in ciò che erroneamente viene definito «liberismo») potrebbe essere decisamente salutare.

piero.ostellino@ilgiornale.it

Commenti

Valvo Vittorio

Mer, 14/09/2016 - 18:16

Asserisce Ostellino che la caduta del liberismo è la causa dei mali italiani! Le ideologie comuniste, fasciste, cattoliche e liberali hanno avuto un ruolo non indifferente nella cultura politica dell'Europa, alcune in positivo altre in negativo. Il governo ideale esiste nella mente di ciascuno di noi, nella pratica è un mix di diverse ideologie. Pertanto la politica è solo l'arte del compromesso.

mstntn

Mer, 14/09/2016 - 19:13

Quanto ha ragione. Ma far perdere il socialismo in Italia, questo socialismo, è impresa da marziani. Non c'è la fa nessuno a zittire d alema e co. Cominciamo a dire sì al referendum almeno qualcosa cambia.Se no c'è sempre baffino, e Berlusconi.

Popi46

Gio, 15/09/2016 - 06:58

Un paese che,a partire dalla caduta dell'Impero Romano,è sempre stato preda di invasioni straniere con annessa schiavizzazione dei corpi e delle menti (ultima quella legata all'ideologia comunista) non può esprimere una classe dirigente di cultura liberale perché ne ignora l'essenza. Ergo,gentile sig. Ostellino, si metta l'animo in pace, questo Paese finirà male al pari di TUTTI quelli governati nell'ultimo secolo secondo l'ideologia catto comunista. Popi46

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Gio, 15/09/2016 - 09:41

Dr. Ostellino, credo che il liberalismo presupponga la meritocrazia e la giusta ricompensa per chi fa il proprio lavoro. Purtroppo lo vedo dove lavoro io: tutto si regge su pochi uomini di buona volontà che sono ben lungi dall'essere ricompensati. Il liberalismo 'non conviene': molto meglio il solidarismo e l'assistenzialismo (che piace al capitalismo, alla Chiesa e ai comunisti) che distribuisce ai nullafacenti il surplus che dovrebbe meritare, invece, chi lavora. Che tristezza. Invasi, oltretutto da altri incalcolabili nullafacenti, non usciremo mai più dalla crisi!

nopolcorrect

Gio, 15/09/2016 - 11:23

Riassumiamo: un aspirante premier, Di Maio, che gode dell massimo gradimento attuale da parte degli Italian,i non laureato e che, a parte lo stupido paragone fra Renzi e Pinochet, confonde il Cile col Venezuela; un ministro della giustizia, Orlando, che ha la licenza di liceo scientifico come più alto titolo di studio in suo possesso; una ministra della salute, la Lorenzin, con più alto titolo di studio la licenza liceale classica...un Presidente della Repubblica che non spiccica una parola d'Inglese...mentre la Merkel era ricercatrice di Chimica Quantistica, è laureata in Fisica ed ha un'ottima conoscenza del Russo e dell'Inglese, una Teresa May laureata a Oxford...ma dove vogliamo andare con questa classe dirigente e con un paese con milioni di parassiti di ogni genere a cui ora si sommano centinaia di migliaia di neri che pascolano nullafacenti nei nostri borghi e nelle nostre città?

mzee3

Gio, 15/09/2016 - 11:51

Egregio Ostellino, a mio avviso, lei dovrebbe farsi un'analisi più onesta intellettualmente. Si giri indietro e scoprirà che il liberalismo che lei auspica lo potrà trovare solo in quegli imprenditori lungimiranti che hanno non solo creato lavoro ma hanno dato anche case, scuole e tutto il resto. I liberali a cui fa riferimento lei, invece, investono solo ed esclusivamente in finanza e se ne faccia una ragione, una società liberale è quella società che non sfrutta la massa ma è EQUA senza enormi disparità. Lei Ostellino può scrivere pagine intere di ideologia liberista ma sempre e solo ideologia resta, la realtà è ben diversa e la storia non la fa certo lei con la sua ideologia, la storia la fanno i popoli e le ricordo che la guerra è finita giuà una sessantina di anni fa...si svegli.

E_L

Gio, 15/09/2016 - 13:18

Buongiorno Ostellino, La leggo con piacere da svariati lustri. Per la prima volta mi trovo in profondo disaccordo con quanto da Lei affermato, almeno per quanto attiene l'ultimo capoverso. Una bella immersione nel mercato, della scuola, avviene da molti anni, coi contributi alle scuole private e catto-comuniste, grazie Prodi e successori, con progressivo abbandono dell'insegnamento pubblico e fumose sistematiche riforme mai attuate, coi risultati che si vedono. Saluti

Ritratto di bonoitalianoma

bonoitalianoma

Gio, 15/09/2016 - 21:05

Nei governi dittatoriali, di cui si sa chi sono gli autori, applicano il principio del liberismo con disinvoltura, come dire troppa grazia S. Antonio, ovvero lo sodomizzano con l'applicazione del libero arbitrio.

Ritratto di bonoitalianoma

bonoitalianoma

Gio, 15/09/2016 - 21:13

Basta vedere con che quoziente di cultura e di conoscenza umanistica escono alla fine della carriera scolastica la maggioranza dei giovani. Se la droga "serpeggia" fra le aule scolastiche questo dimostra che i giovani non hanno acquisito gli strumenti per difendersi dalle insidie ne tanto meno nei comportamenti civici il "diabolico sette in condotta".

lucaberardi

Gio, 15/09/2016 - 22:44

Sinceramente Ostellino dimentica che la cultura liberale in campo accademico ha annoverato studiosi come Antonio Martino e nella generazione successiva Carlo Lottieri(che scrive proprio su questo giornale ed Ostellino dovrebbe saperlo), Gianmarco Bassani senza dimenticare lo stesso Dario Antiseri che negli utlimi mesi ha scritto proprio qui numerosi articoli ricordando il pensiero dei vari Einaudi, Hayek, Von Mises ed altri.Coetaneo o quasi di Martino era anche il grande Sergio Ricossa che ha portato il vessillo del pensiero liberale nel periodo 70-90 insieme ad Antonio Martino, per cui stavolta mi dispiace che Ostellino abbia avuto tali gravi dimenticanze

Ritratto di Giano

Giano

Ven, 16/09/2016 - 12:23

Capisco che Ostellino abbia la fissazione del pensiero liberale, visto che torna spesso sull’argomento, ma trovo che, in un momento drammatico della nostra storia, mentre assistiamo impotenti all’islamizzazione dell’Europa, questi siano argomenti da discussioni accademiche poco attinenti alla realtà. Qui si parla di liberalismo, come nei salotti bene e nelle terrazze romane si parla di solidarietà ai poveri, ai deboli ed agli ultimi, terzomondismo, ugualitarismo, socialismo, riformismo e ismi vari; ma sempre a debita distanza dalla cruda realtà, che spesso è sporca e puzza. Siamo invasi da afro-arabo-asiatici, accogliamo i terroristi che ci stanno mettendo le bombe sotto il culo e qui sembra di essere sul set della Grande bellezza dove, fra tartine al caviale e champagne, si ci si intrattiene in disquisizioni accademiche sul liberalismo. Le terrazze sono simili, le tartine anche; la differenza è fra radical chic e liberal choc.

Ritratto di Giano

Giano

Ven, 16/09/2016 - 13:09

Si cerca di far convivere, in un impossibile rapporto simbiotico, concetti contrastanti come se fossero compatibili fra loro. Liberalismo e socialismo, democrazia e meritocrazia, libertà ed uguaglianza, sono incompatibili fra loro. La meritocrazia premia i migliori, la democrazia premia la maggioranza, ovvero la mediocrità. Il liberalismo premia l’iniziativa individuale, il socialismo premia ed impone l’iniziativa di Stato. Libertà e uguaglianza sono inversamente proporzionali: al massimo di libertà corrisponde il minimo di uguaglianza e viceversa. La libertà individuale cessa nel momento in cui due individui si incontrano e formano una comunità regolata da precise norme di convivenza. O entrambi rinunciano alla propria libertà nel rispetto di regole condivise, oppure uno dei due, il più debole, soccombe alla forza della libertà/volontà dell’altro. Il resto sono chiacchiere inutili.

Tarantasio

Ven, 16/09/2016 - 13:34

dicasi: La fine del nostro Paese ha portato all'esilio o al confino dei liberali