Il femminicidio delle islamiche

Si può morire fisicamente una volta per sempre e si può morire fisicamente un po' alla volta. C'è chi perde la vita letteralmente e c'è chi perde la vita sostanzialmente. Ci sono donne che vengono assassinate dal marito o dall'amante, ci sono donne che muoiono in quanto donne per volontà dei genitori e della società. Ci sono femminicidi causati da morbose e irrefrenabili pulsioni individuali, ci sono crimini contro l'integrità fisica e psichica delle donne sottomettendole alla mutilazione genitale, che si perpetra nel nome di una ancestrale tradizione legittimata dalla cultura egemone che risale a circa 4mila anni prima di Cristo, prevalentemente nei Paesi nilotici e dell'Africa sub-sahariana.

Nessuno di noi potrebbe mai accettare un'atrocità che priva la donna del godimento sessuale, che la costringe a vivere con immani sofferenze fisiche e psichiche, che le procura facilmente delle infezioni e talvolta la conduce alla morte. Nessuno di noi potrebbe mai legittimare un'ideologia che identifica la donna a oggetto sessuale nella totale disponibilità del marito, che ordina di aprire o di richiudere la vagina a piacimento prima di metterla incinta e subito dopo il parto, trasformando l'organo sessuale femminile in una innaturale e terrificante cintura di castità.

La mutilazione genitale femminile è totalmente in contrasto con le nostre leggi e con i valori fondanti della nostra civiltà, che sostanziano l'essenza della nostra umanità, a partire dalla sacralità della vita che implica l'inviolabilità dell'integrità fisica e psichica della persona; la pari dignità tra uomo e donna, anche per quanto concerne il godimento sessuale; la libertà di scelta individuale, che non può essere irrimediabilmente lesa dalla decisione imposta a un minore dalla famiglia e dalla società.

Eppure, in quest'Europa ammalata e vittima dell'ideologia del multiculturalismo, dove si arriva a concepire che ogni «comunità» etnica o religiosa possa auto-amministrarsi sulla base delle proprie regole e addirittura delle proprie leggi, qualcuno è arrivato ad affermare un presunto «diritto a essere mutilate genitalmente». Il problema si pone quando un nostro magistrato deve giudicare una donna straniera maggiorenne, capace di intendere e di volere, che afferma di volere consapevolmente e liberamente essere sottoposta alla mutilazione genitale. Succede che chi nasce in una società in cui tutte le donne sono genitalmente mutilate e cresce con il convincimento che solo così si diventa «pure» e «perbene», possa auto-convincersi della bontà di questo crimine.

Ebbene liberiamoci definitivamente del multiculturalismo, del comunitarismo, del relativismo valoriale e giuridico. Affermiamo in modo chiaro che le nostre leggi, i nostri valori e la nostra civiltà sono una linea rossa invalicabile. Con la stessa fermezza dobbiamo dire «no al femminicidio» e «no alla mutilazione genitale femminile»: sono entrambi crimini che uccidono comunque la donna.

magdicristianoallam@gmail.com

Commenti

giza48

Mar, 18/07/2017 - 00:01

Sei un grande Cristiano Allam,lucido e preciso, conosci perfettamente quel mondo troglodita che sottomette e mutila la donna e la fa schiava sopratutto psichica. E quella religione islamica raccattata qua e là, ove imperversa la violenza in nome di Allah, che gli fa da spalla. Accanto a queste inaudite violenza ci sono le anime belle dei buonisti nazionali (PD-PCI) ed europei che non vedono oltre il proprio naso o meglio ideologia da strapazzo. continua...

giza48

Mar, 18/07/2017 - 00:08

continua... Non sanno, perchè sono ignoranti, che le libertà e democrazia di noi Europei e Cristiani è costata assi cara con centinai di anni di guerre perpetue in Europa. Ma finalmente abbiamo raggiunto la pace, la libertà, il rispetto dei diritti umani caposaldo di ogni democrazia. Non possiamo tollerare che questi principi siano messi in discussione da finto terzomondismo, che è comprensivo (poverini sic) sulla estrazione sociologica e culturale dei barbari mutilatori. Da noi non ci deve essere posto ne comprensione per queste inquietanti e criminali regressioni umane.