I cento anni di Fausto Coppi, maestro del crederci sempre

«C'è anche domani» è la speranza di un ragazzino di appena tredici anni. Un ragazzino che vive come un dramma la prima vera sconfitta della vita attraverso le gesta del suo campione, che è poi un Campionissimo: Fausto Coppi. È il 1953 e Fausto usa parole di resa, dopo aver affrontato come un ossesso Falzarego, Pordoi e Sella. Niente da fare: Hugo Koblet è più forte. Il Giro è ormai suo. Per me ragazzino l'amarezza è profonda. Totale. Ma «c'è anche domani», come papà mi ricorda. Mai perdere la speranza. Mai abbassare la guardia. Mai smettere di credere in se stessi e quello che si sta facendo.

Queste parole mi restano scolpite nella memoria e nel cuore: le faccio mie. Diventano paradigmatiche di una vita che è per me agli albori. In quel domani che verrà, Coppi ci regala una delle pagine più grandi della sua storia di corridore. In quella Bolzano-Bormio, con il primo Stelvio da scalare nella storia del Giro c'è tutto Coppi: Campionissimo e Airone. Vola leggero a conquistare un Giro che sembrava il giorno prima perso. Perché c'è anche domani. Perché c'è Coppi. Sapete l'amore che provo per lo sport del pedale e per il Campionissimo. Sapete la passione che ancora oggi mi porta a parlare di Nibali - che Dio ce lo conservi - e Fabio Aru - che il Signore lo aiuti. Non c'è giorno che non incontri almeno una persona che mi faccia parlare di questo sport dalla bellezza struggente, che ha forse toccato il punto più alto e magico proprio quando sul pianeta terra sono comparsi loro: Coppiebartali. Tutto attaccato. Assieme. Inimitabili. Ecco, in questo anniversario della nascita di Coppi, in questo giorno da centovoltecoppi - per me il più grande di sempre - non posso dimenticare Gino Bartali. Almeno una volta: anche lui, innegabilmente e stupendamente un numero uno.