I coralli e i cammei di Torre del Greco

Torre del Greco è famosa nel mondo per la lavorazione dei coralli e dei cammei. In città dal Settecento c'è un fiorente settore artigianale legato a questi preziosi materiali naturali

Torre del Greco è famosa nel mondo per la lavorazione dei coralli e dei cammei. In città dal Settecento c'è un fiorente settore artigianale legato a questi preziosi materiali naturali. Basta camminare un pò per scoprire facilmente i numerosi artigiani della città.

In una delle tante casette sparse tra i campi si trova l’impresa famigliare Modula Gioielli sas. Gennaro Mazza con i figli Vincenzo e Ciro lavorano le conchiglie e creano cammei.

“Mio padre Gennaro - racconta Vincenzo Mazza - iniziò quando aveva otto anni. Oggi il lavoro è meno duro di un tempo. Prima non c'era nessun micromotore. Tutto era fatto solo a mano e ci volevano quattro o cinque persone per fare un cammeo. Oggi è sempre tutto artigianale, ma grazie ai micromotori è più semplice togliere alcuni strati delle conchiglie. Si utilizzano due tipi di conchiglie una chiamata la corniola per il suo color arancio scuro e un’altra detta la sardonica per la sua colorazione più marrone. Vengono dai Caraibi e dall’Africa”.

La tradizione dei cammei inizia con gli antichi greci, all’epoca erano fatti con l’agata. A Torre del Greco è arrivata il secolo scorso da Napoli. Si creano dei bassorilievi sfruttando i due strati di colori diversi che le conchiglie hanno. Incidendole si ottiene un disegno in rilievo sfruttando i loro colori naturali. Lo strato in superficie è bianco, mentre quello sotto scuro. Fino agli anni settanta i ritratti incisi erano rigorosamente classici, soprattutto per il mercato americano. Poi con il boom delle esportazioni in Giappone le figure sono diventate meno statiche e più reali. Il paese del Sol Levante è stato per anni il mercato di riferimento per i cammei di Torre del Greco.

“Oggi – prosegue Vincenzo – il gusto ha avuto un’ulteriore evoluzione, oltre a pezzi in stile “art nouveau”, creiamo perfino opere fantasy. Molte persone ci chiedono pezzi personalizzati, spesso mandandoci le foto delle compagne o dei parenti per fare un ritratto. Per i ragazzi facciamo anche tanti gioielli meno grandi e più facilmente portabili”.

Nel dopoguerra si entrava a bottega verso sette o otto anni. Era un lavoro faticoso e non pagato. In cambio dei propri servizi si imparava l’arte.

“Noi bambini – racconta Gennaro Mazza – pulivamo con il vetriolo le conchiglie. Ci bucavamo tutto il tempo i vestiti perché la sostanza acida colava. All’inizio pulivi le conchiglie e facevi altri servizi, poi potevi iniziare a tagliare con la lima e solamente a 18 anni imparavi a incidere. Noi lavoravamo per i commercianti che poi vendevano i pezzi negli Stati Uniti”.

Lavorare per i commercianti invece che vendere direttamente, racconta il figlio di Gennaro Vincenzo, aveva dei pro e dei contro. La parte positiva era che non si assumeva su se stessi il rischio. I negozianti fornivano le conchiglie, gli artigiani le lavoravano e venivano pagati sia che il commerciante le vendesse o meno.

In città oltre alla lavorazione delle conchiglie per fare i Cammei da sempre si lavorano i coralli. Una di queste realtà è la Ditta Guarracino. Il primo artigiano della famiglia a lavorare il corallo fu Raffaele Guarracino che passò poi il testimone al figlio Antonio e successivamente al nipote Raffaele. Oggi i figli di Raffaele, Antonio, Michele e Paolo rappresentano la quarta generazione di artigiani “corallari” torresi.

“Si tratta di una piccola azienda familiare – raccontano i figli Antonio, Michele e Paolo – che ha mantenuto l’antica tradizione dei “corallari” pur innovando. Negli anni l’artigianato del corallo e delle pietre preziose in genere ha subito influssi dai più disparati paesi del mondo, poiché al fondersi delle culture e con l’interscambio degli artigiani, le mode del mercato delle pietre preziose sono mutate verso trend inimmaginabili un secolo fa. Noi però guardiamo al futuro ma con la consapevolezza delle nostre origini. Mio padre Raffaele, quando ancora lavorava, era specializzato in mosaici e applicazioni in corallo. Oggi facciamo incisioni e gioielli in corallo, conchiglia, turchesi o lava”.

La tradizione del corallo nasce a Torre del Greco nel 1700. Oggi se ne lavorano due tipi, quello del mar Mediterraneo e quello giapponese. In Italia si pesca soprattutto in Sardegna, dove l’isola è divisa in zone e ogni quattro anni si alternano le aree di sfruttamento e in Corsica, dove il corallo è più piccolo e più scuro. Viene pescato a una profondità di 100 metri. Un tempo si faceva con delle reti a strascico piombate, pratica molto distruttiva per i fondali. Oggi per fortuna si fa con sub specializzati e metodi mirati e meno devastanti per l’ambiente. Si pesca poi in Spagna, ma solo fino al 2018 perché dopo chiuderà i suoi mari alla pesca del corallo e nei Balcani e in Nord Africa. In Asia i mari migliori sono quelli tra Cina e Corea del Nord. Che però sono zone politicamente instabili e altamente militarizzate. Il “cerasuolo” del Mar Pacifico si pesca a oltre 250 metri di profondità. I “grezzisti” raccolgono il corallo e poi lo smistano agli artigiani.

“È il corallo – raccontano Antonio, Michele e Paolo - che decide cosa si realizzerà con esso a seconda delle venature e della grandezza. Il sardo è il migliore per realizzare le perle per le collane, mentre quello del pacifico è il più utilizzato per le incisioni. Nell' antichità si credeva che l’oro rosso donasse virilità agli uomini e fertilità alle donne. In oriente ci sono ancora molte credenze legate al corallo in paesi come l’Afghanistan, l’India, il Tibet e la Cina. Il ramo della pianta cresce grazie agli escrementi dell’ippocampo e diventa corallo. La pianta è morbida e s’indurisce fuori dall'acqua. La tradizione vuole che nelle incisioni si rappresentino volti di Flora, di baccanti o quantomeno classici. Oggi però ci sono state delle innovazioni e ci si ispira anche all’arte liberty o rinascimentale”.

Gli artigiani torresi vendono il corallo in tutto il mondo. Negli ultimi anni si è sviluppato molto il mercato cinese. Il comparto è raccolto in Assocoral che racchiude più di cinquanta ditte che danno lavoro a 300 famiglie, più l’indotto dell’oreficeria. In tutto qualche migliaia di persone. Gli artigiani locali lavorano anche con il mondo della moda.