In un mondo di robot nessuno ascolta più

Internet ha sì migliorato le comunicazioni, ma ha anche ridotto i rapporti umani

Ho l'impressione che l'introduzione di internet, se ha enormemente accelerato le comunicazioni e snellito la burocrazia, ha anche ridotto i rapporti umani tanto da rendere più difficile capirsi, darsi e chiedere aiuto. Sto chiamando a un telefono e una voce impersonale mi risponde che ha il diritto di chiedere dati, poi mi avverte che c'è un'App, poi arriva la musica. Poi niente. Oppure da un servizio pubblico ti arriva un modulo con il tuo numero e dove ti chiedono la tua password, ma ti dicono che la password è sbagliata. Non è vero, era giusta, ma non c'è nessuno a cui dirlo. Oppure sei su un treno, la temperatura sale a trenta gradi o scende a quindici, ma non sai a chi rivolgerti. Non c'è più un'autorità dotata di competenza con cui parlare.

La riduzione del personale, l'uso delle e-mail e dei formulari rendono spesso difficile la comprensione reciproca. Sarebbe bastato un breve colloquio per chiarire tutto. Tutto funziona bene e con l'intervento della persona umana solo nelle banche, nei negozi, nelle cliniche e negli alberghi di lusso. Qui si precipita qualcuno a spiegare, a offrire aiuto e a chiamare il direttore. L'automatismo è cieco per le masse, per i pendolari, per i poveri, per i vecchi che non conoscono internet. Si dice che è in atto un progresso, in realtà sta peggiorando la qualità della vita. Questo disagio è il frutto della mentalità imperante secondo cui per ridurre i costi si deve ridurre il personale anche in operazioni dove l'uomo è indispensabile. Un altro errore è di non tener conto che noi tutti abbiamo bisogno di rapporti umani in cui chiarire non solo gli aspetti tecnici ma anche i nostri dubbi, le nostre ansie. Questo è un campo in cui si possono fare grandi miglioramenti rimettendo gli esseri umani nei posti chiave. Non è possibile che in una stazione non si trovi nessuno, che non ci sia nessuno alle casse del supermercato. E bisogna tornare ad insegnare al personale quali sono i problemi del pubblico, come rispondere alle sue domande. Poi ridare ai responsabili autorità in modo che possano risolvere sul momento i nuovi problemi senza lasciare la gente allo sbaraglio. Il modello ideale del burocrate non deve essere il robot, ma la guida, il consigliere, il consulente che ti ascolta e ti capisce.

Commenti

Una-mattina-mi-...

Dom, 27/05/2018 - 21:22

CREDO CHE IL TITOLO DELL'ARTICOLO SIA DEDICATO A MATTARELLA...

Il_Kaos

Lun, 28/05/2018 - 06:43

..... Si chiama globalizzazione neoliberalista.......quella che il Mattarella protegge a spada tratta...... E' ora di finirla!

Duka

Lun, 28/05/2018 - 08:06

E' proprio così e i cellulari in mano a ragazzini di 8/10 anni sono e saranno la rovina del loro futuro. Tanto Bla Bla ma nessuno fa niente in concreto.

tonipier

Lun, 28/05/2018 - 10:24

" IN UN MONDO DI ROBOT? OPPURE IN UN MONDO DI AFFAMATI DI POTERE DELLA SOLA RICCHEZZA?" La fraternità un modo per prenderci in giro. Il ruolo di inerzia, di passività assunto dal popolo italiano di fronte alla marea di soprusi consumati in danno della collettività, corrisponde al sentimento del fatalismo dal quale gli Italiani si sono lasciati lambire, esprime la rassegnazione alla concezione della ineluttabilità, del destino.

Ritratto di Professor...Malafede

Professor...Malafede

Lun, 28/05/2018 - 12:22

Quanto ha ragione professore! Peccato che nel mondo governato da banchieri e speculatori finanziari gli uomini in carne ed ossa costino troppo e perciò si preferiscono i robot. I robot hanno dei pregi meravigliosi per gli speculatori sanguisughe: non mangiano e non bevono, non riposano, non chiedono soldi, né recuperi, né straordinari... e poi non scioperano e non hanno sindacati. Che meraviglia dollarifera! Non rimetteremo mai l'uomo al posto che gli spetta se prima non ci libereremo di queste sanguisughe!

apostata

Mar, 29/05/2018 - 08:13

“Ma sopra tutte le invenzioni stupende, qual eminenza di mente fu quella di colui che s’immaginò di trovar modo di comunicare i suoi più reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona, benché distante per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo?” Galileo Galilei: Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo Tolemaico e Copernicano – Firenze, 1632