No, imparare divertendosi non è imparare

Studio e gioco siano separati: altrimenti si apprende solo in maniera discontinua

Fin dalla primissima infanzia ciò che oggi viene promosso come educativo, formativo è qualcosa di divertente: videogiochi o strumenti che in realtà hanno lo scopo di distrarre. Si è ormai diffusa l'idea che non ci debba essere differenza fra studio e divertimento. Vero, dicono, che noi impariamo solo ciò che ci appassiona, ma questo non può significare che noi impariamo solo quando ci vogliamo divertire. Di fronte a studenti distratti oggi i pedagogisti pensano che basti attirare la loro attenzione. Nelle nostre scuole medie degli studenti disattenti e svogliati alzano la testa, guardano l'insegnante solo quando lui dice qualcosa di nuovo, spiritoso e brillante, come se fosse un attore, un cantante o un comico.

Io ritengo invece che gioco e studio vadano distinti. Ci sono delle cose, dei modi di sentire, dei comportamenti pratici che si apprendono con il gioco. Ma altri si ottengono solo con un diverso atteggiamento della mente, che chiamerei «di apprendimento», di «volontà di sapere». Leggendo dei racconti e guardando dei film posso imparare chi sono molti personaggi storici. Ma per conoscere la storia è necessario collocarli sull'asse storico-geografico in modo corretto. Lo stesso vale per la trigonometria, la geografia, la grammatica italiana, la musica. C'è una differenza fondamentale fra l'apprendimento ludico-emozionale, di divertimento oppure frammentario, basato sulla memoria a breve, su Google, di evasione, e quello intenzionale, la volontà di sapere, di apprendere, di ricordare in cui mettiamo in moto altre parti del cervello, altri circuiti, altri neuroni.

Questo apprendimento multiplo e discontinuo, il «saltare da un argomento all'altro» e il «piluccare» qua e là rende difficile la lettura di un intero libro, sia esso un saggio o un romanzo, è incompatibile con un reale sapere e una reale capacità di apprendere. In questo modo, seguendo l'attualità, lo svago, l'ultimo stimolo, fluttuiamo su un non sapere, perdiamo i contatti con le nostre radici culturali e restiamo arretrati sul terreno scientifico-tecnologico. E ci indeboliamo economicamente sempre di più, diventando colonie dei Paesi più potenti.

Commenti

Adespota

Dom, 08/12/2019 - 17:41

Ha ragione da vendere: lo studio è sacrificio, lotta contro se stessi e i propri limiti. Il divertimento a scuola può essere occasionale, non certo la regola.

Ritratto di Zizzigo

Zizzigo

Dom, 08/12/2019 - 18:19

La mia, quasi ottuagenaria, esperienza m'insegna che, su quest'argomento, non si possa generalizzare... certamente, però, bisognerebbe distinguere tra "giuoco" e "passatempo".

luan

Dom, 08/12/2019 - 18:24

boh, ma è anche psicologo

kobler

Dom, 08/12/2019 - 18:43

Visto che è pane degli italiaoti... provi a chiederlo a qualche calciatore magari ad un professionista...

maria angela gobbi

Dom, 08/12/2019 - 18:52

bene Zizzigo,è proprio così.DIVERTIMENTO non vuol dire spasso inutile,passatempo,giochettoecc ecc C'è chi si "diverte" magari a far del male,ma c'è chi di diverte-fortunatamente-a fare Arte.o a scoprire qualcosa di bello o di utile

Divoll

Dom, 08/12/2019 - 19:55

Concordo al 100%

apostata

Dom, 08/12/2019 - 20:28

Non si deve procedere per categorie e manicheismi. Il divertimento e gli strumenti audiovisivi possono essere supporti importanti. La debolezza didattica è nata dalla perdita di autorità nella scuola, dalla manca di selezione dei docenti. La società sconta il peso di modelli diffusi dalla demagogia politica, dal cinema, dalla televisione. Il cinema è stato impulso alla diffusione del fumo, i western hanno proposto come divertimento la violenza. La moda attuale degli sceneggiati televisivi sulle vite di “eroi santi subito”, ricostruiti arbitrariamente anche nei toni intimi inventati di sana pianta, è insulto, segno di mancanza di capacità critica del pubblico. Penso anche al recente sceneggiato sulla iotti. Occorrere prudenza, non servilismo. Oggi ci sono possibilità infinite di apprendimento, non è necessario ricorrere agli sceneggiati televisivi. La qualità della domanda è determinata dalla cultura del pubblico.

Pigi

Dom, 08/12/2019 - 21:20

L'importante è il risultato. Se si impara divertendosi, perché no? E' possibile anche ammazzarsi di fatica e non imparare niente. Il peggio comunque è sapere tutto agli esami e dimenticarlo dopo poco tempo.

mariolino50

Dom, 08/12/2019 - 21:27

Credo che in parte abbia ragione, ma i veri geni si divertono a fare quello che fanno, difficile divertirsi alla catena di montaggio. Dice che altri paesi ci fanno il didietro, ma quel problema è anche da loro e forse di più, visto che queste distrazioni hanno origine tutte in due paesi, USA e Giappone, i videogiochi vengono tutti da li.

stefi84

Dom, 08/12/2019 - 22:37

Si impara anche col gioco.

Ritratto di filospinato

filospinato

Dom, 08/12/2019 - 22:39

E neppure lavorare divertendosi, non è lavorare.

BONSIPOGGI

Lun, 09/12/2019 - 09:04

Dipende dall'oggetto dello studio,si può apprendere una lingua straniera benissimo attraverso qualcosa di divertente.Se in tenera età si fa "apprendere" attraverso il gioco, ciò significa che anche il divertimento può portare i suoi frutti. Certo è che se devo studiare Catone, oppure fare un riassunto di opere di Goethe non posso pretendere di divertirmi, mi devo impegnare al punto tale che di divertimento ce n'è ben poco; senza però mai escludere a priori che anche studiare Catone e/o Goethe possa dare soddisfazione,sinonimo di divertimento, non ludico daccordo, ma sempre "divertente"rispetto ad altro oggetto di studio, che so, la Matematica, se per ipotesi la Matematica mi appaia come una materia fredda e/o complicata.Molte persone hanno ottimi risultati studiando con la radio accanto e la musica a volume alto.Insomma, mai generalizzare troppo. La radio con la musica puà disturbare il mio studiare, ma"aiuta" la concentrazione di un altro che preparara l'esame Perche no???

Leonardo Marche

Lun, 09/12/2019 - 09:31

Sono d'accordo, una buona didattica motiva, interessa, appaga nel coinvolgimento intellettuale, ma deve essere seguita da una sistematizzazione dei concetti nella propria mente, dalla inevitabile memorizzazione degli elementi principali, dalla capcià di restituire i concetti appresi e applicazione. Le scuole medie sfornano ragazzi in perenne fase di gioco, deboli nello studio individuale, che faticano a seguire le lezioni. E' il nostro anello debole nei cicli scolastici.

flip

Lun, 09/12/2019 - 10:18

ALBERONI. somari si nasce e lo si resta per tutta la vita. anche se si sforzano di apparire intelligenti.

flip

Lun, 09/12/2019 - 10:29

carissimp Alberoni, 'invece devi divertirti imparndo'. Fai uso di 'parole incrociate'. Ottieni due effetti. impari e ti diverti.