Pagani e i pomodori di San Marzano

Oggi il pomodoro San Marzano dell'Agro Nocerino Sarnese sta rinascendo dopo che la cultivar originale “San Marzano” è stata distrutta da una virosi e ufficialmente cancellata dal catalogo delle varietà nel 1991

Immaginare il sud dell'Italia senza i pomodori sarebbe arduo. Eppure sono arrivati in zona solamente dopo la scoperta dell'America. Anche il pomodoro di San Marzano, per cui è famoso l'Agro Sarno Nocerino, è arrivato dal nuovo continente. Secondo la tradizione il primo seme sarebbe arrivato nel 1770 come dono del Viceré del Perù al Re di Napoli. In queste terre attecchì velocemente grazie al terreno vulcanico.

Oggi il pomodoro San Marzano dell'Agro Nocerino Sarnese sta rinascendo dopo che la cultivar originale “San Marzano” è stata distrutta da una virosi e ufficialmente cancellata dal catalogo delle varietà nel 1991. Le varietà attualmente ammesse per la produzione agricola dal disciplinare di produzione della D.O.P., che della varietà originale conservano parte del patrimonio genetico, sono la KIROS (ex “Selezione Cirio 3”), il “San Marzano 2” e gli ecotipi afferenti a tale tipologia tra cui la “20 SMEC 3”, ottenuta dal lavoro di selezione nell’ambito di un progetto finanziato dalla Regione Campania e affidato nel periodo 1995-1997 al Consorzio per la Ricerca Applicata in Agricoltura (CRAA).

In città per anni è stato presente anche un importante stabilimento della Cirio oggi dismesso. La zona vanta ancora molti agricoltori diretti e aziende che producono sia passate, che pelati. Negli ultimi anni, la zona ha subito la concorrenza del concentrato di pomodoro cinese che arriva nei porti di Salerno e Napoli per poi essere allungato e riutilizzato in alcuni dei prodotti made in Italy per il mercato estero, soprattutto africano. La legge attuale non prevede che si indichi la provenienza dei pomodori che vengono utilizzati per i prodotti finiti che quindi diventano italiani perché la lavorazione viene fatta in Italia. Molti agricoltori chiedono da anni di rendere trasparenti le etichette obbligando a indicare anche la provenienza della materia prima, in modo tale che i consumatori possano scegliere i prodotti che comprano. Alcuni lamentano anche che i pesticidi utilizzati in Cina sono in parte vietati nell'Unione Europea e che i controlli sarebbero poco efficaci.

La battaglia per la trasparenza delle etichette sta conquistando sempre più sostenitori perché permetterebbe di potere scegliere cosa si vuole consumare in un mercato sempre più globalizzato in cui spesso le etichette dei prodotti lavorati sono lacunose.