La paura dei disabili di non potersi salvare dal sisma

Ecco la storia di una famiglia di Amatrice che si è salvata per miracolo nonostante padre e figlia siano entrambi disabili

“Ero a letto con Letizia e avevo da poco chiuso il portatile, dopo una lunga riunione via chat con il direttivo del Coordinamento delle famiglie con disabili. Mi sono addormentata, per risvegliarmi nel caos totale”. Inizia così il tragico racconto della notte del sisma di Simona Bellini che vive a 5 km da Amatrice ed è mamma di Letizia e moglie di Salvatore, entrambi disabili.

“Letizia – racconta Simona all’agenzia Redattore Sociale - si è svegliata quasi subito: l'ho trascinata per le gambe fuori dal letto. Ci ha salvati il fatto di essere al piano terra, in una casa per noi 'facile': così non è stato troppo faticoso uscire e arrivare all'auto, mentre Salvatore pensava ad aprirci la porta, prendere le chiavi, chiudere il gas”. Col marito, proprio qualche giorno prima, avevano riflettuto su come comportarsi in caso di emergenza e avevano stabilito che si dovesse agire così. Parlando della figlia, dice: “l'ho dovuta trascinare sul pavimento per farla scendere dal letto, poi si è sforzata di camminare, con il mio aiuto, fino alla macchina”.

“So che se il sisma ci avesse sorpreso in una casa di tipo diverso, non avremmo avuto scampo: mi sarei stesa accanto a mia figlia ed avrei atteso la morte”, aggiunge Simona che chiede alle istituzioni di prevedere “una formazione specifica per le persone addette al soccorso delle famiglie con disabilità, oltre a esercitazioni e simulazioni presso le loro abitazioni”. E chiede anche che “si favorisca l'assegnazione delle case popolari al piano terra alla persone con disabilità”.

Il suo pensiero va all’amica Chiara Bonanno che vive al settimo piano di una casa popolare col figlio allettato e non riesce a ottenere un appartamento al primo piano. "Quando la terra si muove, anche a chilometri di distanza, ondeggiamo spaventosamente con porte che sbattono contro i muri e quadri che cadono dalle pareti. L'altra notte – racconta Chiara - sentivo scappare per le scale i vicini, parlavano a voce alta come se fosse giorno. Anche il mio corpo era pronto per la fuga: il cuore batteva forte, i muscoli irrigiditi, i polmoni in iperventilazione....ma mio figlio non è in grado di fare nessun movimento autonomo, nemmeno quello di mettersi sotto il letto”.