Perché in Italia piccolo sarà sempre bello

Confindustria sbaglia. i nostri prodotti sono anche per élite. Omologarsi è una sconfitta

Il presidente della Confindustria ha corretto un famoso adagio che ha avuto molto credito nel passato - «piccolo è bello» - contrapponendogli «grande è bello». Significa che in un'economia mondializzata, in cui ognuno è in concorrenza con tutti, il piccolo deve sempre cedere di fronte ai giganti, viene assorbito da loro. E non giova nemmeno differenziarsi, essere innovativo e originale, perché i gusti si sono standardizzati.

Tutti gli aeroporti del mondo si assomigliano e in tutti i loro negozi ci sono gli stessi prodotti, delle stesse multinazionali. Lo stesso ormai vale anche nei negozi del centro città, dei luoghi turistici più famosi e perfino nei centri commerciali che servono un'area urbana. D'altra parte esistono agenzie specializzate che, attraverso il web, diffondono capillarmente tutti i modelli, tutti i progetti, tutte le innovazioni. Per cui, entro poco tempo, le trovi dappertutto.

Eppure io resto del parere che, per un Paese come il nostro, «piccolo è ancora bello». Perché l'Italia è appunto piccola, estremamente differenziata, ricchissima di storia e di tradizioni artistiche con una popolazione individualista e creativa. Ce lo dimostra ancora oggi, dopo quello della moda, il successo della cucina italiana, dagli chef ai ristoranti. Essi non sono in concorrenza con le grandi catene di ristorazione o le multinazionali dei cibi pronti, perché si rivolgono ad un proprio pubblico raffinato ed esigente che è solo una percentuale minima del totale ma, a livello mondiale, costituisce un mercato enorme. Un pubblico di persone colte e agiate che sanno vedere la bellezza, riconoscono la qualità, apprezzano le qualità tecniche, hanno gusto estetico ed artistico e non vogliono seguire l'andazzo corrente della moda. Persone che si staccano dalle masse e cercano proprio ciò che è diverso, unico e realizzabile solo in piccole quantità e, come tale, riservato ai conoscitori e all'élite. Molte imprese italiane di piccola o modesta dimensione o addirittura poco più che artigianali hanno clienti fedeli e godono di un credito altissimo in tutto il mondo. Alcune infine, partite piccole, sono cresciute trionfalmente e sono diventate dei modelli universali.

Commenti
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venividi

Dom, 19/06/2016 - 15:38

E' vero, è vero. dobbiamo sempre ricordarcelo. Se lo Stto fosse meno sanguisuga ...

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cormoranofly

Dom, 19/06/2016 - 17:02

Mi sa tanto che il presidente di confindustria sia partito con il piede sbagliato...e si sta arruffianando ad un sistema "nuovo politico" che sta mostrando finalmente alla gente tutti i suoi limiti. I vari socialismi Americo/Ue porteranno solo disastri economico-politici! I popoli forse ne stanno prendendo coscienza!!!

Valvo Vittorio

Dom, 19/06/2016 - 18:08

Il nostro Paese è piccolo confrontato ai colossi America e Russia, pertanto non ha immensi territori dove ricavare materie prime né immense praterie dove coltivare grano, ma deve spremere le meningi per produrre oggetti di qualità e unici per inventiva. La cultura della sinistra ha optato sempre per prodotti mediocri e di larga diffusione, ma invendibili all'estero perché non competitivi! Quest'atteggiamento ha creato il fallimento del comunismo. L'impero sovietico è crollato per implosione causata delle teste vuote dei burocrati. La Cina s'è salvata per il cambiamento di rotta dei burocrati; i paesi dell'America latina proseguono con idee strampalate in economia e passano da un fallimento all'altro! La ricchezza di una nazione è dovuta all'esportazione. Diceva un poeta inglese:"Non oro ma solo uomini può rendere una nazione grande e forte". Detto da un poeta con i piedi per terra e non da un presunto economista!

Ritratto di Maximilien1791

Maximilien1791

Dom, 19/06/2016 - 18:13

Peccato che il prossimo accordo commerciale USA - Europa, sarà la fine di tutta la piccola e media industria europea. Naturalmente come per l'Euro si guarderanno bene di chiederci la nostra opinione e finiremo col mangiare cibi made in USA modificati geneticamente. Il tutto grazie al governo attuale , al secolo governo frottolo, servo delle multinazionali , come si diceva un tempo , purtoppo è la realtà di oggi.

mariolino50

Dom, 19/06/2016 - 18:19

Ma si, facciamo i servetti per i ricchi, per l'elite, che poi ti daranno gli avanzi, oppure come diceva il marchese del grillo, io so io e voi non siete un ca..... La roba migliore piacerebbe anche ai poverelli, ma non la comprano perchè non hanno i soldi, non perchè non "capiscono", era vero una volta forse.

fabiova

Lun, 20/06/2016 - 06:54

La statistica diventa valore (il 90% è più bello del 10% e dev'essere anche più giusto) e il nostro spazio é quello dei sogni. Parlare di "arte di vivere" in un mondo convertito alla (medicale) qualità della vita

NotaBene

Mar, 21/06/2016 - 13:52

La globalizzazione (con la tecnologia) è nemica dell'individualismo e della creatività, corretto. Di più, è nemica della democrazia. Essa condurrà per forza ad amalgamare regolamentazioni internazionali, giuridiche, fiscali, economiche, e standard in ogni campo, quindi di POTERE sovranazionale. Non sarà più possibile scegliere tra diversi paesi con differenti organizzazioni sociali, politiche ed economiche. Sarà la dittatura ed appiattimento verso il basso, bassissimo.

NotaBene

Mar, 21/06/2016 - 13:56

Si migliora solo attraverso la competizione. Se si andrà formando un unico paese globalizzato si otterrà solo la dittatura mondiale di una esigua elite internazionale. In mancanza di avversari si avrà mancanza di competizione e lo scadere inevitabile sempre più verso il basso.