Perché va riscoperta la nobile (e violenta) bellezza dei Bronzi

Quando penso alla bellezza maschile mi vengono in mente i corpi di giovani maschi plasmati ogni giorno da lunghi esercizi di palestra. E poi mi vengono in mente i Bronzi di Riace ed ho immediata l'impressione di una straordinaria misteriosa differenza. I corpi plasmati dalla palestra, per quando scultorei, non trasmettono uno scopo e un valore. Sono fatti per essere ammirati, per piacere. Mentre i Bronzi di Riace sono corpi scolpiti per uno scopo preciso e terribile: la guerra. Sono due guerrieri in combattimento, hanno una patria, un nemico, danno e affrontano la morte.

Tutti i giovani greci maschi erano dei ginnasti e degli atleti che competevano continuamente nelle gare locali e poi infine alle Olimpiadi. Ma nello stesso tempo erano dei guerrieri che potevano essere chiamati da un momento all'altro per affrontare il nemico della loro città in cui mettevano in gioco il loro destino e la loro vita. I corpi muscolosi dei guerrieri di Riace esprimono, direi addirittura irraggiano, la spietatezza del guerriero. La sua capacità, la sua fierezza e il suo indomito coraggio. La loro potenza fisica esprime una spaventosa violenza ed una forza interiore nobile e terribile. E vedendo questi corpi plasmati per la competizione e per la guerra, e sapendo che tutto il popolo greco antico era plasmato secondo questi valori, capiamo perché poche migliaia di opliti potevano mettere in rotta un esercito persiano formato da truppe raccogliticce, paurose e impreparate.

C'è una virtù dentro la bellezza greca, la virtù di un popolo: la sua razionalità, il suo coraggio guerriero, la continua ricerca dell'eccellenza, la volontà di competere e di vincere. Qualità indispensabili ancor oggi per un popolo che voglia eccellere e per un individuo che voglia riuscire. Oggi non ci sono più guerre condotte a corpo nudo e all'arma bianca ma sono molti i campi in cui occorrere un corpo plasmato per un nobile fine sociale. Non solo in tutte le forze di sicurezza e d'intervento ma per i lavori difficili e infine nel campo della competizione sportiva dove si esprime la volontà di vincere. È bello che i giovani siano tornati a plasmare i loro corpi sul modello greco. Ma lo facciano anche oggi per un fine nobile ed elevato.

Commenti

reefnick

Dom, 20/05/2018 - 20:21

Fatelo leggere al vagheggiatore di palestrati alla Rambo. "Non mi piace un generale gigantesco, gambelarghe, tutto fiero dei suoi ricci, glabro a forza di rasoi. Io lo voglio piccoletto; gli si notino le gambe storte, ma si regga in piedi saldamente, tutto cuore". [Archiloco, VII secolo a.C.]

corivorivo

Lun, 21/05/2018 - 13:14

povero reef. primo leggere e capire. secondo andare a cacare

apostata

Mar, 29/05/2018 - 17:59

È la deformazione specialistica, riflesso condizionato da professionismo del mistero dell’anima. Ci si trova di fronte al corpo umano, sia pure in bronzo e si ha la presunzione di poterne tirar fuori i succhi, i significati trascendenti. È la predisposizione speculativa della prescrizione clinica e secondo i casi: lei vada a fare l’esercizio fisico, ma lo faccia pensando a gesù, lei vada a fare l’esercizio fisico, ma lo faccia pensando a maria. Occorrerebbe distinguere la realtà dai vagheggiamenti romantici, le cose non sono così semplificabili, richiedono modestia, circospezione, coltivazione del dubbio in primo luogo su se stessi e sui propri schematismi.