Premio Strega, vince Scurati con “M. Il figlio del secolo”

Sono così stati confermati i pronostici della vigilia. Scurati ha dichiarato di essere già al lavoro da tempo al secondo volume della trilogia "che racconterà gli anni del regime"

È Antonio Scurati, autore del romanzo storico “M. Il figlio del secolo!” edito da Bompiani, il vincitore della 73esima edizione del premio Strega. La cerimonia, come di consueto, si è svolta nella splendida cornice del Ninfeo di Villa Giulia a Roma.

Il 50enne scrittore napoletano si è imposto nettamente con 228 voti davanti a Benedetta Cibrario con "Il rumore del mondo" (Mondadori) che ha raccolto 127 preferenze. Solo terzo con 91 voti Marco Missiroli il cui "Fedeltà" (Einaudi) inizialmente era dato per favorito. Sono stati confermati, così, i pronostici della vigilia che vedevano Scurati in grande vantaggio sugli altri concorrenti.

L’opera dello scrittore napoletano è il primo volume di una trilogia in cui viene ricostruita la vita di Mussolini sotto forma di romanzo e la sua ascesa al potere.

"Sono felice della vittoria ma sono anche molto contento che altri italiani leggeranno questo libro. Potranno conoscere meglio la nostra storia: con la speranza che non si ripeta, anche in forme diverse", ha spiegato l'autore al termine dell’evento.

Il neo vincitore dello Strega ha poi confermato di essere già al lavoro da tempo al secondo volume della trilogia su Mussolini "che racconterà gli anni del regime" e ha anticipato che "è quasi sicuro che si farà una serie televisiva prodotta da Wildeside, è un progetto che nasce fin dall'origine con un respiro internazionale e con un pacchetto artistico molto forte".

Come aveva spiegato lo scrittore a "Repubblica", oggi si rende necessario un nuovo impegno civile: "Era ora di riscrivere questa storia da dentro. Perché il lettore diventasse antifascista alla fine e non all'inizio della lettura".

Dopo la vittoria, per Scurati è stato il tempo delle dediche: "Dedico la vittoria ai nostri nonni e ai nostri padri che furono prima sedotti e poi oppressi dal fascismo e soprattutto a quelli che poi fra loro trovarono il coraggio di combatterlo. Vorrei dedicare il Premio anche ai nostri figli con l'auspicio che non debbano tornare a vivere quello che abbiamo vissuto 100 anni fa. Una dedica speciale a mia figlia Lucia".

Commenti

linea56

Ven, 05/07/2019 - 19:05

Ha fatto bene ad anteporre solo la M. Gia' cosi' ha macchiato quel cognome. Per vincere premi bisogna parlare sempre (male)del Duce;d'altronde questi sinistrati non hanno neuroni sufficienti per non parlare di cose trapassate da oltre settant'anni.La loro paura e'che si stanno rendendo conto che i giovani d'oggi non si fidano piu' di sciocchezze raccontate loro da altri. Giuseppe

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Beppe58

Ven, 05/07/2019 - 20:04

Scurati,il vanesio delle patrie lettere. Si bea della propria voce, si inebria sentendosi dire,pardon,declamare i suoi pensieri. Poco si cura delle banalità che distribuisce. Egli volteggia credendosi un'aquila reale. Non sa, che da sotto, appare come una goffa gallina.

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etaducsum

Sab, 06/07/2019 - 19:52

In Italia l’egemonia culturale del partito comunista, teorizzata da Gramsci ha avuto piena attuazione e tuttora detta legge. Non c’è regista, scrittore, cantante ecc che non debba in qualche moro pagare pegno al sinistrume per avere successo. In questo senso anche lo Strega a «M» di A. Scurati ha una sua ambiguità. Forse il pegno pagato ai sinistri sta in quella non risposta all’inviato del «Giornale» Alessandro Gnocchi. Riporto dal suo Reportage: «nessuno vuol mettere in dubbio che Scurati sia un antifascista, “precondizione dell’essere democratico” (una mezza verità: per essere democratici bisogna anche essere anticomunisti)». La risposta scocciata dello scrittore a questa osservazione. «Questa è una domanda che può fare solo chi non ha letto il libro».

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etaducsum

Sab, 06/07/2019 - 19:53

SEGUE. È proprio l’egemonia culturale del comunismo, qui in Italia soprattutto, che ha reso ambigui termini come fascismo, antifascismo, democrazia e democratico... L’antifascismo dei partigiani verdi non era la stessa cosa di quello dei partigiani rossi, che a Porzus fucilarono quelli verdi. Non è la stessa cosa nemmeno dell’antifascismo dell’ANPI. Fascismo e fascista è l’etichetta che il sinistrume affibbia a chiunque non la pensi come loro. L’«onda nera» di Boldrini... Nulla ha di democratico l’uccisione di Mussolini, senza uno straccio di processo, eil successivo scempio del cadavere.

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etaducsum

Sab, 06/07/2019 - 19:56

SEGUE. «Democrazia», «democratico». In quello che possiamo definire l’incipit della nostra costituzione. «L’Italia è una repubblica democratica», ma il termine «democratica» non ha la stessa valenza di quello che definiva i molti satelliti, per forza, dell’USSR di Stalin. Nemmeno in Ungheria, quando i carri armati russi la riportarono, pecorella smarrita, all’ovile. Col plauso dell’altrettanto democratico golpista Napolitano. Né l’interpretazione che danno della carta costituzionale le toghe di Magistratura, manco a dirlo, democratica hanno qualcosa in comune con i termine che qualifica la nostra Repubblica... I comunisti, di ogni gradazione di rosso, condiscono tutto ciò che dicono e fanno con «democratico». Ma non significa la stessa cosa che la parola ha nel vocabolario italiano.