Se uno non vale più uno

Il grillismo è già in crisi fin dalla sua radice ideologica. Il calo di voti lo dimostra

Ho l'impressione che lo stato di rivolta, di disordine e di smarrimento che ha caratterizzato questi ultimi anni non solo l'Italia ma anche l'Europa, stia raggiungendo il suo apice, dopo di che verrà violenta la reazione. Un po' come è successo dopo il periodo di terrore nella rivoluzione francese a cui e seguito il Termidoro, in Italia, quando è finito il decennio degli anni di piombo, in Russia quando è stata ammainata la bandiera rossa sulle torri del Cremlino. La gente si sta stancando dell'ignoranza, della disoccupazione, delle promesse economiche che non vengono mantenute, del disordine emotivo, degli amori che non durano, della musica senza armonia, dei no global, dei black bloc, dei dibattiti televisivi in cui i protagonisti urlano e ripetono slogan. E in parallelo cresce il bisogno di persone competenti che spiegano i fenomeni, che fanno proposte razionali. E come segno sintomatico di un mutamento profondo del clima culturale e politico abbiamo avuto due giorni fa la dichiarazione del capo dei Cinque stelle di Maio che, almeno nel governo della cosa pubblica, afferma che «uno non è uguale ad uno» cioè che occorrono delle persone preparate, competenti. Ha aggiunto altre cose sul piano tattico, ma quel che conta è l'affermazione ideologica. Il principio «uno è uguale ad uno» costituisce infatti il fondamento ideologico anarco-comunista del Movimento Cinque stelle come l'ha concepito Gianroberto Casaleggio e portato al successo Beppe Grillo. È il principio sul quale è stato costruita la teoria della democrazia diretta, tutta l'impalcatura e il governo del partito. Esso corrisponde all'idea del plusvalore nel marxismo, alla morte e resurrezione di Gesù Cristo nel Cristianesimo, ne è il fondamento. Ma quando un movimento perde la sua ideologia entra in una crisi terribile, si divide, può spezzarsi o dissolversi. Ho l'impressione che la stampa e il mondo politico italiano non si siano resi conto un tempo della natura ideologica del grillismo ed ora della gravità della sua crisi, e non hanno capito che può minarne le fondamenta. E che d'ora in poi ogni elezione, anche amministrativa, ogni sconfitta contribuirà ad esacerbarlo.

Commenti

apostata

Dom, 17/02/2019 - 17:50

La democrazia diretta dei 5s non si basa su “teorie”. È frutto di internet. La nascita dei 5s somiglia a quella della lega. Bossi capì il disagio del nord produttivo e lo trasformò in forza politica. Più spregiudicatamente grazie a internet i 5s hanno intercettato la, meno nobile, domanda del mondo improduttivo del sud. La dignità dei due movimenti è diversa. Il popolo 5s è allettato da offerte che mandano il paese alla malora. L’elettorato della lega, in cambio del controllo dell’ordine pubblico, ingoia i vizi dei divanisti, ma la pazienza non è illimitata. Salvini può forzarla fino a quando l’azione di ministro dell’interno è produttiva di voti, ma, ai primi segnali di perdita del consenso, dovrà recuperare la fiducia degli imprenditori. Credere che il popolo attenda “persone competenti che spieghino i fenomeni, che facciano proposte razionali” è ingenuità incredibile.

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dlux

Dom, 17/02/2019 - 19:07

apostata - Sarà anche ingenuità ma è ciò che tutti si aspettano da un governo degno di questo nome. Purtroppo, la competenza è il frutto di studio, passione, lavoro, sacrificio, confronti e scontri: tutto ciò che manca almeno al popolo grillino...

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adl

Dom, 17/02/2019 - 19:47

Io personalmente, la metterei più sul piano del pragmatismo e della real politik, che su quello dei principi. La formula dell' uno vale uno, era in politica una novità, ed insieme un market mover del consenso. Ha funzionato per qualche anno. Ora si è capito che non può essere un principio valido erga omnes, semplicemente perchè è troppo costoso. Io la poltrona e tu il reddito è un do ut des, da default. Svela però un illusione duplice degli elettori e degli eletti. Se poi Giggino parla di competenza, lui per primo che non ne ha alcuna per sedere sulla poltrona che occupa, allora si capisce perchè l'elettore si comporta come il risparmiatore che sente puzza di bruciato, e scappa a gambe levate.

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Maximilien1791

Lun, 18/02/2019 - 05:58

Certo che se la competenza e le promesse razionali sono quelle di uno come Mario Monti stiamo freschi. Preferisco un non competente in buona fede ed al servizio del popolo e del paese piuttosto che uno super competente ma al servizio di interessi stranieri o di una oligarchia finanziaria globale.

Popi46

Lun, 18/02/2019 - 06:49

Io credo che “l ‘uno vale uno”sia giusto riferito ai diritti, ma quando si parla di competenze sia una benemerita stupidaggine.... c’ è qualcuno che si farebbe operare, di appendicite per dire, dal primo che incontra per strada?

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Giano

Lun, 18/02/2019 - 10:30

Il principio “uno vale uno” è una emerita “cassata”; lo diceva già Platone, in termini più eleganti, 2.500 (Repubblica). Qualcuno adesso, dopo secoli di ubriacature ugualitarie e residui tossici di fallimentari ideologie rivoluzionarie, comincia a capirlo e, timidamente, ad avanzare qualche dubbio sul valore della democrazia; tardi. Si finge sorpresa e fa quasi scandalo mettere in discussione quei principi intoccabili. Ma, come scrivo da tempo, si dimentica (o si finge di non sapere che quel principio, l’uguaglianza dei cittadini, è uno dei cardini della nostra Costituzione e delle Carte costituzionali dell’Occidente, nonché della Carta universale dei diritti dell’uomo. Solo adesso vi accorgete che è una cazzata? Lo ha capito anche Marcello Veneziani che lo ha detto molto chiaramente in un suo recente articolo del 29 gennaio “Ci vorrebbe un’aristocrazia” (Il Tempo). Forse siamo ancora in tempo per rimediare (ma non ne sono sicuro).

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Giano

Lun, 18/02/2019 - 10:32

Benvenuto nel mondo reale, Veneziani. L'aristocrazia è l'unico sistema logico, razionale e di buon senso di una società evoluta. Ma, stranamente, nessuno ne parla e si pone il problema; chissà perché. Anzi, il perché è chiaro: perché la maggioranza dell'umanità è costituita da furbi e mediocri che non vogliono un sistema aristocratico in cui non avrebbero spazi di manovra. Non hanno alcun interesse ad essere governati dai migliori, perché in una società che premia i migliori non c'è molto spazio per i mediocri ed i furbi; se non fuori campo o in panchina.

Valvo Vittorio

Lun, 18/02/2019 - 11:06

Un tempo si diceva: sbagliando s'impara! Io aggiungo qualora si abbia una preparazione solida alle spalle. Altrimenti è un susseguirsi di errori il più delle volte ignorati! E' come credere alla manna dal cielo. La preparazione culturale richiede sforzi e sacrifici non indifferenti. Con quale criterio logico si può autorizzare l'afflusso d'immigrati senza una necessità oggettiva! Solo una sinistra irresponsabile e superficiale può proporre!