Il terremoto aumenta il rischio di depressione, ansia, stress e angoscia

I risultati di uno studio umano condotto nei sopravvissuti al terribile sisma di magnitudo 8.0 che sconvolse una zona della Cina nel 2008

Già 25 giorni dopo lo choc del terremoto, il cervello umano mostra segni di iperattività nelle aree dedicate alla gestione delle emozioni. Lo spiegano i ricercatori di Pisa sulla base di uno studio condotto tra i sopravvissuti ai grandi eventi sismici. Quando si smette di scavare e di contare i morti, e si comincia a guardare avanti per riprendere la quotidianità della propria vita, può nascere il rischio di depressione e di disturbi da stress post traumatico. È questo l'avvertimento dei medici dell'Istituto di fisiologia clinica di Pisa.

Gli esperti spiegano che calamità naturali, come un terremoto, superano l'ambito della normale esperienza e rappresentano traumi che provocano stress in chiunque li abbia vissuti.

I rischi per la sfera psicologica sono depressione, ansia, attacchi di panico e paura, che diventa angoscia quando l'evento sismico non si esaurisce in breve.

Lo choc emozionale è così intenso, spiegano i ricercatori, che può spingere l'individuo all'adattamento, in caso di risposta positiva, ma il trauma può invece limitare la capacità di vivere il presente e portare all'insorgere di alcune patologie.

Inoltre, per meglio comprendere l'impatto di un terremoto sulla sfera emotiva, è necessario conoscere le alterate funzioni cerebrali evidenti già nelle prime fasi dell'adattamento al trauma.

Studi in modelli animali dell'impatto dello stress acuto e cronico, hanno evidenziato cambiamenti fisiologici e morfologici in molte regioni cerebrali, in particolare nell'amigdala, nell'ippocampo e nella corteccia prefrontale.

E - spiegano dall'Ifc di Pisa - questi studi sono risultati coerenti con quanto riscontrato in uno studio umano condotto nei sopravvissuti al terribile terremoto di magnitudo 8.0 che sconvolse una zona della Cina nel 2008, in cui si monitorò la funzionalità cerebrale per mezzo della risonanza magnetica funzionale.

I sopravvissuti mostravano, già 25 giorni dopo l'evento, un'iperattività a livello del sistema limbico e della corteccia pre-frontale e un'attenuata connettività funzionale nelle aree limbiche frontali e nelle regioni striatali, notoriamente coinvolte nel processa mento delle emozioni.

L'esposizione a fattori di stress di natura così intensa, oltre a modificazioni di funzionalità cerebrale, innesca, nel giro di pochi minuti, anche alterazioni a livello molecolare, predisponendo così allo sviluppo della sintomatologia depressiva e del Disturbo Post Traumatico da Stress.

Commenti

leserin

Lun, 29/08/2016 - 21:29

Scoperta dell'acqua calda.