Tutte le donne di Papa Francesco. Ecco chi lavora in Vaticano

In Vaticano lavorano in 750 e con Bergoglio stanno aumentando. Alcune sono manager altre semplici telefoniste

La prima volta di una donna a capo dei Musei vaticani, la prima volta di una donna vicedirettore della sala stampa della Santa Sede, la prima volta di una donna presidente dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, la prima volta di un rettore donna. Con Bergoglio non ci si stanca mai delle prime volte. Lui che fin dall’inizio del suo pontificato ha chiaramente sottolineato in più occasioni di voler dare sempre più spazio alle donne nella Chiesa, ha così rivoluzionato la geografia del potere all’interno delle Mura Leonine, affidando loro incarichi importanti. E smontando così l’idea di un Vaticano misogino e maschilista.

Ma andiamo in ordine, disegnando la mappa delle quote rosa del Papa. Francesco ha nominato la 55enne Barbara Jatta nuova direttrice dei Musei vaticani, il terzo museo più visitato al mondo con circa 6 milioni di turisti all’anno. «Spero di essere stata scelta non per il mio essere donna, ma per la mia professionalità», dice la direttrice delle Collezioni vaticane. «Nessuna discriminazione per essere una donna, sono sempre stata apprezzata e stimata solo per il mio lavoro. Siamo tre figlie femmine e mio padre ci ha sempre insegnato ad essere autonome e a farci valere, indipendentemente dal nostro essere donne». Determinata, energica, con tanti obiettivi in testa: «Ho tanta voglia di lavorare, di dedicarmi a questa bellissima istituzione — dice al Giornale — sono davvero contenta. Certamente, il compito è impegnativo e faticoso e il mio predecessore Paolucci mi ha avvisato: “ci vuole un fisico bestiale“. E credo sia vero».

Facendo pochi passi, dalle collezioni vaticane all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, al Gianicolo, troviamo un’altra donna. Stesse caratteristiche: decisa, energica, vitale. Mariella Enoc, 72 anni, dirige la più grande struttura ospedaliera pediatrico e di ricerca in tutta Europa. Un centro d’eccellenza che può ospitare fino a 600 piccoli pazienti provenienti dal mondo intero. «Papa Francesco testimonia la totale apertura della Chiesa, senza muri e senza barriere — sottolinea Enoc al Giornale — e quindi è chiaro che non vede e non può vedere barriere neanche tra uomo e donna. In Vaticano ci sono oggi molti compiti affidati alle donne, ma certamente ci sono ancora molti passi da fare per dare loro responsabilità che confermino quanto le donne possono portare in termini di professionalità, di rigore e di umanità. Penso ad esempio ad alcuni dicasteri — conclude la presidente dell’ospedale pediatrico — in cui la presenza delle donne potrebbe segnare una svolta non certo mediatica ma di forte contenuto».

IL POTERE DELLA NORMALITÀ

Altra pedina importante, quella della comunicazione vaticana. Bergoglio ha nominato una donna (sempre per la prima volta nella storia), la quarantenne spagnola Paloma Garcia Ovejero, nuova vicedirettrice della sala stampa della Santa Sede. Un cambiamento importante per il sistema informativo del Vaticano, destinato a pesare nel contesto della riforma condotta sul piano della comunicazione. «Papa Francesco è coerente con la Chiesa e con se stesso — dice la giornalista spagnola — sa che c’è una rivoluzione e la appoggia: la rivoluzione della normalità».

L’Università e la formazione: altro settore decisivo che Bergoglio ha voluto affidare ancora una volta a una donna. Suor Mary Melone, 51 anni, è la prima rettrice donna nella storia della chiesa a guidare una delle nove più importanti Università pontificie a Roma, ovvero la Pontificia Università Antonianum. Nominata nel luglio 2014, nata a La Spezia, la religiosa appartiene all’Istituto delle suore francescane angeline. Teologa, grande esperta di Sant’Antonio da Padova, già decana della Facoltà di Teologia e presidente della Società italiana per la ricerca teologica. «Un segnale davvero bello e molto incoraggiante», aveva detto la religiosa appena nominata. «E’ la conferma di un movimento di valorizzazione dell’apporto delle donne che sta particolarmente a cuore al Papa». Suor Mary è uno dei membri della Commissione creata da Bergoglio per studiare la possibilità del diaconato delle donne.

Insomma le quote rosa in Vaticano stanno acquisendo sempre più valore e con Papa Francesco questa trasformazione è ancor più accentuata. Tanto da far nascere l’Associazione delle Donne in Vaticano, nata il primo settembre 2016, regolarmente registrata al Governatorato vaticano dopo approvazione della segreteria di Stato e riservata a donne dipendenti o pensionate del Vaticano. Dodici sono le fondatrici, di diverse nazionalità; una sessantina le iscritte che si ritrovano una volta al mese.

SINDACATO AL FEMMINILE

«Ci siamo rese conto che le donne impiegate in Vaticano non si conoscevano e non avevano coscienza di essere così numerose. Siamo circa 750. Ma soprattutto — dice al Giornale la vicepresidente dell’Associazione, Romilda Ferrauto — abbiamo visto che il fatto di incontrarsi e di formare un gruppo le rasserenava, le incoraggiava. In alcuni casi, rari per fortuna, le donne soffrono a causa di una cultura maschilista e di pregiudizi sulla femminilità duri a morire. L’Associazione risponde anche all’esigenza di dare più visibilità alla componente femminile, in Vaticano, nella Chiesa e anche nella società». In realtà tantissime sono le donne che circondano il Papa. Molte delle quali lavorano nel silenzio, lontane dagli occhi indiscreti della stampa. Come le suore centraliniste. Si occupano di rispondere a chiunque telefoni in Vaticano per parlare con vescovi, cardinali, uffici o dicasteri. Sono dieci, appartengono alla congregazione delle Pie Discepole del Divin Maestro. La superiora è suor Maria Lucis, italiana; ci sono poi una polacca, una sudcoreana, una filippina e altre religiose italiane. Rispondono al telefono sette giorni su sette, dalla mattina presto fino alla sera. E riconoscono i cardinali semplicemente dal saluto.

A Casa Santa Marta, il luogo dove Papa Francesco ha scelto di risiedere, c’è sempre un via vai di donne, laiche e religiose. Sono le addette alla reception, all’accoglienza, o quelle che si occupano della lavanderia o delle pulizie, fino alle suore incaricate della liturgia, ovvero della cura e sistemazione della cappella dove ogni giorno il Papa presiede la messa. In effetti, la donna ha sempre svolto un ruolo fondamentale nella vita di Jorge Mario Bergoglio: da nonna Rosa alla professoressa marxista fino alle fidanzatine. L’universo femminile ha giocato, e continua a giocare, un ruolo di rilievo per il Papa. Enzo Romeo, vaticanista del Tg2, ha analizzato proprio questo tema nel volume «Francesco e le donne» (edizioni Paoline). La donna più importante della vita del Pontefice è stata sicuramente la nonna.

TUTTO MERITO DELLA NONNA

«Nonna Rosa Vassallo — afferma Romeo — fu quella che trasmise la fede cristiana a Francesco. Fu una grande maestra tanto che lui ancora oggi conserva nel suo breviario il testamento spirituale della nonna; sono poche righe in cui c’è un affidamento al Santissimo Sacramento per trovare rifugio e consolazione davanti alle difficoltà che la vita presenta. Ma poi ci sono tante altre figure femminili a cui il Papa è ancora molto legato. Come la sua insegnante marxista che gli insegnò molto sia dal punto di vista professionale che umano, quando frequentava la scuola tecnica per diventare un chimico o forse medico come sognava la mamma. Era la professoressa Esther Ballestrin che pagò il prezzo della sua fede politica con la vita. Durante la dittatura militare fu rapita, finì tra i desaparecidos e il suo corpo precipitò in mare come tanti altri».

Senza le doti della donna la vocazione umana non può essere realizza, ha detto più volte Francesco: «Pensiamo alla Madonna, nella Chiesa crea qualcosa che non possono fare né vescovi né Papi. È lei il genio femminile». «Le doti di sensibilità e tenerezza, di cui è ricco l’animo femminile, rappresentano non solo una genuina forza per la vita delle famiglie, ma una realtà senza la quale la vocazione umana sarebbe irrealizzabile».

Commenti

demetrio_tirinnante

Mar, 14/03/2017 - 10:00

Quanto è bello Francesco. Quanto è NORMALE !

c'eraunavoltal'Uomo

Mar, 14/03/2017 - 11:41

ci si riferisce molto spesso a Papa Woitywa, Papa Razinger, Papa Lciani e persino Papa Roncalli; perché ci si ostina a chiamare questo signore Papa Framcesco?????

Ritratto di .repubb£iQetta.

.repubb£iQetta.

Mar, 14/03/2017 - 11:54

dopo il papocchio nero aspettiamo la PAPESSA

Ritratto di rapax

rapax

Mar, 14/03/2017 - 12:02

é talmente "normale" che s'è scordato che è "papa"

Libero 38

Mar, 14/03/2017 - 12:20

Peccato ch'e' troppo vecchio.

Ritratto di paolo.latini

paolo.latini

Mar, 14/03/2017 - 14:18

Come affermò Ida Magli, famosa antropologa de La Sapienza …esiste ormai uno strumento quasi infallibile per misurarne lo stato di salute, e prevedere il futuro di una professione o di una istituzione: se il numero delle donne è crescente, si tratta di un istituto sulla via del tramonto. La Chiesa è in crisi? Arrivano le donne, apprestandosi anche lì, grate dell'onore, a diventare le più brave della classe…

Ritratto di oldpeterjazz

oldpeterjazz

Mar, 14/03/2017 - 14:31

'Azz, ma è mai possibile che ogni giorno (OGNI GIORNO) se debba sentire qualcosa su questo soggetto? Stampa e telegiornali non fanno che riferire quotidianamente qualcosa su di lui. Non avete niente di più interessante e serio da raccontare?

Vigar

Mar, 14/03/2017 - 15:38

Propongo a tutti i lettori di non commentare più le notizie che riguardano quest'uomo. Solo così, forse, si fermerà quest'onda mediatica che lo riguarda e si placheranno le ambizioni di protagonismo di un...anziano che con le sue sparate quotidiane, ci ha veramente stancato.

demetrio_tirinnante

Mer, 15/03/2017 - 16:35

@Vigar (Mar, 14/03/2017 - 15:38) - Il Suo commento ha formato oggetto di mia particolare attenzione. L'ho letto e riletto più volte. E, tutte le volte, non ho potuto fare a meno di scompisciarmi dalle risa. Mi creda: una scompisciata così lunga non la facevo da lunga pezza. Con sensi di distinta stima, La saluto. Demetrio Tirinnante