La vanità, ovvero il peccato più comune

Molto spesso un pizzico di umiltà in più servirebbe a farci assolvere da molti difetti

Noi non possiamo darci valore da soli. Lo riceviamo dagli altri. Fin da bambini ci diamo da fare per essere graditi alla mamma, agli insegnanti, per emergere fra gli amici quando facciamo una gara. Questo desiderio di riconoscimento si placa solo nell'innamoramento perché la persona che amiamo è per noi la più importante del mondo e, quindi, il suo giudizio vale più di ogni altro.

La volontà di primeggiare è un fattore molto importante della vita sociale e del suo dinamismo. Una società come quella americana invita esplicitamente alla competizione e condanna il perdente. Noi italiani, grazie a una lunga tradizione cattolica, siamo più favorevoli alla comprensione, al perdono, alla tolleranza. E, infatti, non apprezziamo molto le persone che, in privato come in pubblico, si comportano con arroganza, con prepotenza, con prevaricazione. In televisione alcuni sono diventati famosi, come Sgarbi, per qualche baruffa o qualche osservazione sopra le righe, ma essi stessi sono i primi a riconoscere il loro difetto e questo li scusa. Un pizzico di umiltà ti fa assolvere da molti difetti. Ho l'impressione che nella nostra cultura anche l'ostentazione della volontà di potenza sia sgradita e questo, a volte, ci porta ad un eccesso di condiscendenza e di tolleranza di cui approfittano i nostri interlocutori internazionali.

Alcuni stranieri ci considerano vanitosi perché abbiamo il gusto del bello. Ma sbagliano, perché questa qualità è un pregio, una virtù, non un difetto. Nel campo artistico la vanità è frequente perché l'artista aspetta sempre con ansia di essere chiamato e teme per il proprio successo. In politica la vanità invece è spesso un difetto. Vi sono dei politici che hanno notevoli capacità, fantasia, energia, ma hanno bisogno di mettersi sempre in mostra, di essere sempre in primo piano. Vogliono essere elogiati e, se gli altri non lo fanno, allora cercano di farlo loro stessi, elencando tutte le attività svolte, tutti i successi conseguiti a costo di annoiare il pubblico e suscitare le sue reazioni negative. Cercano l'occasione per mostrare che sono indispensabili, non mancano mai alle riunioni internazionali anche quando la loro presenza è inutile. Ma, nel complesso, credo che noi italiani siamo molto meno vanagloriosi di altri popoli a noi vicini.

Commenti
Ritratto di Adriano Romaldi

Adriano Romaldi

Dom, 30/07/2017 - 19:52

Caro Dott. Alberoni per meglio dire o parlare della vanità occorre conoscere se stessi e accorgersi che bene o male tutti siamo vanitosi. Il fatto che ci si accorga di esserlo penso sia il primo passo per aspettare a darsi delle arie sintanto che gli Altri si accorgano delle cose buone fatte. Comunque sappia che nessuno è Profeta in Patria e se ci aspettiamo elogi nel Nostro ambiente abbiamo confuso la realtà con l'immaginazione. Non facciamo come quel Rabbino che entrato in una Città con la carrozza trainata da sei bei cavalli viene elogiato da tutti e lui si scherniva dicendo che gli elogi erano per la carrozza e per i cavalli. Shalòm.

Stregatta

Lun, 31/07/2017 - 12:45

La vanità il peccato più comune? Forse si, ma di questi tempi temo che il peccato più comune e devastante sia l'invidia. Shalom