Cuba, addio allo Stato sociale: "Basta sussidi a chi non lavora"

Crolla il mito dell'egualitarismo. Il governo dell'Avana: "Troppi benefit, bisogna incentivare la produttività"

Pierpaolo Lio

La crisi generale del welfare arriva anche in quell'angolo di comunismo caraibico che è Cuba. Dopo le timide aperture su cellulari e computer, l'isola mette in discussione la pietra cardinale del proprio sistema: lo stato sociale. A due anni dalla successione di Raul Castro al "trono" del fratello Fidel, incomincia a delinearsi la "via cinese" da sempre caldeggiata dal fratello del Líder Maximo. Il mix di liberismo economico e partito unico muove i suoi primi passi e mette nel mirino i "fannulloni" creati dal fondamento dell'esperimento cubano: l'egualitarismo.

In un'intervista al Financial Times Alfredo Jam, capo delle analisi macroeconomiche del ministero dell'Economia cubano, attacca lo stato sociale dell'isola che «protegge eccessivamente» i cittadini e li trasforma in «nullafacenti». Il sistema che calmiera il costo del cibo e limita le possibilità di risparmio dei cubani va sotto accusa. «Non possiamo dare così tanta sicurezza di reddito - spiega Jam - disincentivando la voglia di lavorare della gente». In effetti, per guadagnare i 430 pesos della paga mensile media bastano poche ore passate appresso ai turisti, procurando loro tutto ciò di cui hanno bisogno per una vacanza da sogno.

Le parole d'ordine, allora, sono quelle già espresse da Raul un mese fa nel suo primo discorso al Parlamento: «Socialismo significa giustizia sociale ed uguaglianza, ma uguaglianza di diritti e opportunità, non di stipendi. Uguaglianza non vuol dire egualitarismo, anch'essa è una forma di sfruttamento: quella del buon lavoratore rispetto a chi non lo è, o peggio ancora, dei pigri». Secondo Jam, l'enfasi sull'egualitarismo usato in passato dal regime ha aiutato a mantenere la coesione sociale nel periodo especial seguito al crollo dell'Urss e dei suoi aiuti, «ma quando l'economia recupera - afferma - ci si rende conto che non possono esserci situazioni in cui è il non lavorare che dà l'accesso ai beni».
La crociata contro i nullafacenti è solo l'ultima novità dall'arrivo di Raul al potere. Per i pochi che possono permetterselo, ora è possibile acquistare cellulari, computer, televisori, dvd, forni a microonde. Sulla televisione di Stato sono apparse fiction americane come «I Soprano» e «Grey's anatomy». L'alleanza con il petro-presidente venezuelano Chavez ha fatto dimenticare i lunghi blackout energetici del passato. L'economia dell'isola, però, resta poco brillante e si corre ai ripari con l'addio al welfare. L'età pensionabile è salita anche nell'isola: da 60 a 65 anni per gli uomini, da 55 a 60 per le donne. Da agosto gli stipendi dipenderanno dalla produttività, che si spera di aumentare con un taglio dei sussidi e con un sistema di tasse e contributi.

Ma a preoccupare è soprattutto lo stato di salute delle campagne. Quasi la metà delle terre non sono sfruttate e tra il 1998 e il 2007 le aree coltivate sono scese del 33%, con conseguente crollo della produzione. Si tenta di risolvere la crisi con la concessione in usufrutto di terre incolte ai privati, l'aumento delle retribuzioni ai produttori, la libera vendita di strumenti e macchinari agricoli e gli incentivi alle cooperative. La crisi agricola è però solo una faccia di quella profonda di un sistema che ha bisogno di cambi radicali, sempre che Raul abbia il coraggio di intraprenderli.