Cuba, meno divieti e più consumi ma il regime non cambia mai

Raul Castro riforma cautamente l’economia: insieme ai cellulari arrivano i nuovi autobus cinesi. E la tv di Stato trasmetterà i serial americani "I Soprano" e "Grey's anatomy"

Giorgio De Alberti

L’Avana - Il paesaggio urbano dell'Avana ha perso uno dei suoi monumenti più inquietanti: il cosiddetto «Camello» (in spagnolo si pronuncia «cameio»), l'autoarticolato urbano per passeggeri, capace di trasportare 400 persone, militare di derivazione e sovietico d'ispirazione. Era nato dopo la caduta del Muro di Berlino, quando Cuba si ritrovò improvvisamente sola e inaugurò una stagione di ristrettezze, il periodo especial, che obbligò le gente a stringere la cinghia e a fare l'autostop. Il suo aspetto era mostruoso: una motrice colossale, col muso allungato e grandi tubi di scarico verticali, quasi delle ciminiere; e uno smisurato vano passeggeri, collegato alla macchina, caratterizzato da due gobbe - come un «cammello», appunto - corrispondenti ai rialzi dovuti agli assi e alle gigantesche ruote. Qui la gente, nelle ore di punta, si stringeva per necessità in un misto di odori, di sudori, di pressioni indesiderate. Il cameio, con i ruggiti del suo motore e le ruggini della carrozzeria, non c'è più. È stato spedito in provincia a soddisfare le esigenze di gente abituata ad andare soltanto a piedi. All'Avana sono arrivati centinaia di nuovi bus, in parte Mercedes, ma soprattutto Yutong, cinesi, colorati e fiammanti di novità. Sono state potenziate e inaugurate le linee, la gente è contenta e sente palpabile il miglioramento di vita. E si chiede quanto dureranno i mezzi in buone condizioni, visto che la manutenzione non è il forte dei cubani.

Comprarli è stato possibile grazie soprattutto alle entrate dovute al nickel, di cui Cuba è il secondo produttore al mondo dopo il Canada: il prezzo negli ultimi tre anni è più che raddoppiato, permettendo ingenti guadagni. Il maxi acquisto è indice anche di un rafforzamento dei rapporti commerciali tra Cuba e Cina, già avviati qualche anno fa da Fidel Castro e oggi continuati dal fratello Raul. Per quest’ultimo - uomo pragmatico e di organizzazione - la Cina rappresenta un'opportunità in più: Cuba è fortemente dipendente dalle forniture del petrolio venezuelano, ma tale relazione economica è stata favorita da quella affettiva, emulativa e quasi filiale, che ha legato (e lega) Hugo Chavez a Fidel. Con Raul i rapporti sono buoni ma più freddini, e il nuovo numero uno cubano sembra voler alleggerire un rapporto che può diventare scomodo. La Cina è una garanzia per il futuro.

Cameio a parte, Cuba sta vivendo una stagione di fermento e di cautela, di speranze e di realismo. La notizia di una serie di «aperture» ha fatto il giro del mondo. Adesso i cubani possono detenere legittimamente telefoni cellulari, lettori dvd, biciclette elettriche, computer e possono entrare liberamente negli alberghi. Prima era tutto vietato, ma solo l'ingresso negli alberghi aveva un reale controllo; il resto era sostanzialmente tollerato. Entusiasmo? Solo teorico. Acquisti in massa per le biciclette elettriche (made in China), segno anche questo che i trasporti restano la vera priorità. E code agli sportelli per i telefonini, più status symbol che reale necessità; ma chi poteva permetterselo, il cellulare lo possedeva già, intestato a uno straniero.

Attorno a questa piccola ondata di liberalizzazioni i commenti sono svariati. Il primo è elementare: come fa un cubano, con i suoi 15 dollari al mese di stipendio, a comprarsi un apparecchio elettronico o a pagare una camera l'albergo che, da sola, vale un anno di lavoro? I conti della gran massa delle famiglie sono inesorabilmente questi. Ci sono, è vero, anche i cubani abbienti: le caste politiche o militari, poi quelle intellettuali, musicisti, pittori, attori, cineasti con guadagni anche dall’estero. Hanno redditi equivalenti a quelli del mondo capitalistico, ma sono una ristretta minoranza. Poi, ci sono tutte le famiglie che, grazie a parenti emigrati, ricevono rimesse in valuta: il loro tenore di vita è sopra la media, ma, vivendo d'aiuti, hanno vivo il senso delle priorità. Mai getterebbero il denaro in una notte a cinque stelle. Infine, c'è tutto il denaro nero. Lavori abusivi, spesso per stranieri, prostituzione, furti; questi ultimi sono diffusissimi in ogni luogo di lavoro, dove il salario è infimo e il dipendente si aggiusta come può. Tutte pratiche frequenti e - tra un giro di vite e l'altro - tollerate. Così i cubani sospettano la trappola: lo Stato - pensano - c'invita a dissotterrare il nostro denaro e poi, quando avremo mostrato di possederlo, zac!, ce lo porta via. Il timore è che si vogliano individuare i «ricchi» per poi imporre nuove tasse.
Con scetticismo alcuni registrano l’incapacità del governo di indirizzare gli eventi che, al contrario, vengono accettati solo quando spontaneamente diventano una realtà consolidata. Si chiudono le stalle - in altre parole - quando i buoi sono scappati. I cubani che se lo possono permettere, già da anni possiedono computer, lettori dvd, cellulari e altri apparecchi finora proibiti; la calle, la strada, è sempre stata un immenso mercato di offerta di ogni mercanzia. Ed è di ieri la notizia che anche la Tv di Stato cubana si è adeguata alla diffusione di serial americani, autorizzando prossimamente la messa in onda dei seguitissimi (negli Stati Uniti) «I Soprano» e «Grey’s Anatomy». Come al solito il giornale comunista dei giovani Juventud Rebelde ha tentato di attribuire al regime meriti non suoi, scrivendo che «la televisione di Stato prova ancora una volta il suo rigore scegliendo drammi di alta qualità etica».

Anche in passato più volte si è intervenuti su situazioni di fatto, senza saperle anticipare: furono legalizzati i paladar (ristoranti privati) quando ormai in tanti, in casa propria, facevano da mangiare per ospiti paganti. Fu ammessa l'attività di affittacamere (nelle casas particulares) quando già si accoglievano turisti. Furono regolarizzati i taxi abusivi quando si capì che il loro servizio era utile alla comunità. Sempre a posteriori. Poi arrivarono le tasse e le restrizioni sulle attività portate alla luce. Anche il dollaro fu protagonista di vicende analoghe: nel 1993 fu liberalizzato (in precedenza, detenerlo costituiva un reato) e immediatamente i negozi aumentarono i prezzi del 50%. Quando poi, nel 2004, fu nuovamente sospeso dalla circolazione e sostituito dal peso convertibile sul cambio fu applicata, dopo un periodo transitorio, una tassa che oggi valorizza il peso 1,08 contro dollaro.

Le recenti «aperture» del regime vengono messe in relazione con l'adesione di Cuba ai principi dell'Onu sui diritti umani; tuttavia, molto cammino è ancora da percorrere su questa strada, perché le imposizioni nell'isola restano strette e, il più delle volte, assurde. Così ci s'interroga su quali potranno essere le prossime mosse. Restando ai diritti umani, e quindi alla circolazione delle persone, molti si aspettano che vengano alleviate le restrizioni ai viaggi all'estero; e in questo senso il tam tam delle anticipazioni parla, a breve, dell’abolizione dell’odiato visto di uscita e del vincolo all’invitation da parte di uno straniero. Se sarà confermata, sarà una vera rivoluzione. Nulla si dice, invece, di un altro anacronismo in vigore e diffusamente violato: l'obbligo di documentare ogni spostamento interno all'isola, teso a impedire l'inurbamento dalle province verso la capitale. Motivato da esigenze di carattere edilizio e ambientale (il regime si vanta perché non esistono senzatetto), il «passaporto interno» ha soprattutto lo scopo di impedire flussi di prostituzione verso la capitale.

Tra gli attuali divieti, va ricordato che i cubani non possono collegarsi a Internet, riservato agli stranieri, alle imprese, agli alberghi. La popolazione non può comperare automobili, né motociclette, né case; è invece consentita la permuta, lo scambio in natura degli stessi beni, che quasi sempre nasconde compravendite camuffate e tollerate. Proprio in queste settimane dovrebbe essere regolata la compravendita tra privati di automobili che abbiano più di dieci anni di vita.