Cuba, scatta l'austerity: condizionatori spenti

L'Avana corre ai ripari per affrontare la crisi economica: riduzione dell'orario di lavoro e limitazione dell'uso dei condizionatori. Intanto nei negozi scarseggiano latte e pannolini. In calo i proventi per il turismo

Milano - Per decenni il regime di Fidel Castro è andato avanti grazie alla canna da zucchero - venduta e prezzi maggiorati ai paesi amici filosovietici - e al petrolio quasi regalato dall'Urss. L'embargo degli Usa ha pesato molto, soprattutto quando, dopo il crollo dell'impero di Mosca, certi "aiutini" sono venuti meno e l'Avana ha dovuto imparare a nuotare da sola. L'apertura al turismo europeo e i nuovi amici venezuelani ricchi di petrolio hanno consentito all'isola caraibica di tirare avanti. Nel frattempo Fidel si è ritirato a vita privata e, pur continuando a pontificare dalle colonne di Granma, il potere è passato nelle mani del fratello Raul. Nonostante le tanto sbandierate riforme di liberalizzazione - che hanno permesso ai cubani di acquistare condizionatori, autoradio e computer, oltre che piccoli appezzamenti di terra - anche L'Avana si trova a dover fronteggiare la crisi economica che, da mesi, interessa il mondo intero. Una crisi che si fa sentire e che imporrà ulteriori sacrifici per i cubani, già abituati, da decenni, a vivere in condizioni tutt'altro che facili. Anche se la colpa, per la propaganda castrista, è tutta degli americani.

Piano di austerity Il governo dell'Avana introdurrà un nuovo piano di austerity: l'obiettivo è quello di ridurre il consumo di energia. Lo rivela il sito internet della Bbc sottolineando che, senza una drastica riduzione estiva dell’uso di elettricità, Cuba rischierà numerosi blackout. I dettagli del piano, che scatterà a giugno, non sono stati ancora comunicati ma prevedrebbero limitazioni all’uso dell’aria condizionata sul posto di lavoro e a casa e una cospicua riduzione dell’orario di lavoro.

Prospettive economiche Fino ad oggi la crisi economica non si è fatta sentire più di tanto a Cuba, anche se le prospettive future appaiono poco rosee. I prezzi del nickel, il principale prodotto di esportazione dell’isola, sono saliti alle stelle; in calo, invece, gli introiti derivanti dal turismo. E il governo dell'Avana deve ancora fare i conti con i circa dieci miliardi di dollari di danni provocati dall’uragano dell’anno scorso. Ne consegue una scarsa liquidità con difficoltà nei pagamenti per le importazioni. 

Scarseggiano latte e pannolini Nonostante gli sforzi del regime la crisi comincia a farsi sentire. Lo si vede dai negozi, dove è sempre più difficile trovare latte, dentifricio e pannolini. Secondo il ministro dell’Economia e della Pianificazione cubano, Marino Murillo, la crescita del 6% prevista per il 2009, dovrebbe sfiorare appena il 2%.

Diplomazia a lavoro Si sta per aprire, in Honduras, il vertice dell'Organizzazione degli Stati americani (Osa): all'ordine del giorno il possibile reintegro di Cuba, espulsa nel 1962. Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha già posto dei paletti, anche se Obama predilige un clima di distensione. Il presidente più di una volta ha teso la mano a Raul Castro, ma al contempo gli ha chiesto tre cose: "promuovere e difendere la democrazia", "libertà individuali" e "rispetto dei diritti umani". Tre sì che equivarrebbero, per il regime dell'Avana, a una vera e propria rivoluzione. Liberale.