Il culto mariano e una Madonna «rivoluzionaria»

Una Madonna che guarda lontano, lo sguardo distante dal volto del Bambino che tiene al seno, il viso rivolto nella direzione opposta, quasi a seguire il presagio di un futuro drammatico. È un disegno tormentato, nel tema come nella realizzazione, questo «cartonetto» che Michelangelo realizzò, intorno al 1525. Sono i suoi «ripensamenti», ovvero le correzioni apportate dall’artista all’opera, che ne testimoniano la genesi complessa, rivelatrice di una spiritualità e di un senso religioso del tutto personali. Arriva a Roma da Casa Buonarroti La Madonna col bambino.
Esposta fino al 10 gennaio ai Musei Capitolini, l’opera va guardata seguendo le indicazioni di Pina Ragionieri, direttrice di Casa Buonarroti: «Andate al di là di quello che si vede, perché la grandezza di Michelangelo sta proprio nella sua capacità di nascondere i tanti significati di un’opera». E cos’è che non si vede, dunque, di questo potente disegno realizzato a matita nera, rossa, bianca e inchiostro? In un primo momento, Michelangelo disegnò il volto della Madonna secondo la tradizione: di profilo, con lo sguardo rivolto in basso, verso il Bambino. Ma è questa tenerezza tra madre e figlio che Michelangelo decise poi di rivoluzionare, preferendo rappresentare il dramma di una madre destinato a trovare il suo epilogo nella Pietà Vaticana di San Pietro. Ecco dunque il primo e più importante «pentimento» dell’artista che corregge l’atteggiamento della Vergine, del tutto distaccato dal Bambino.
Inizialmente, la Madonna col Bambino di Michelangelo doveva essere esposta a Roma a partire dal 16 dicembre, ma la data dell’evento è stata anticipata in occasione della festa dell’Immacolata Concezione e in omaggio alla lunga tradizione che lega Roma al culto mariano. Se da una parte, poi, l’opera rappresenta un prezioso corollario alla mostra «Michelangelo architetto a Roma» (fino al 7 febbraio), dall’altra «la Madonna col Bambino è un motivo in più per venire a visitare i Musei Capitolini» commenta il sindaco Gianni Alemanno, ricordando anche come «incontrando gli artisti nella Cappella Sistina, papa Benedetto XVI abbia sottolineato il profondo rapporto che ci deve essere tra fede e arte».