Sigari, monarchia e teatro: ecco il Soldati dimenticato

Commedie, carteggi e interviste ritrovate svelano il lato nascosto dello scrittore e regista: un cattolico atipico, che cedette al fascismo, a cui non piaceva il cinema...

Sessant'anni fa usciva da Garzanti Le lettere da Capri di Mario Soldati, vincitore del Premio Strega 1954, uno dei primi bestseller del dopoguerra. In quel momento Soldati si è già lasciato alle spalle l'America, qualche prova teatrale, un'abbondante manciata di novelle, racconti e romanzi brevi, una lunga gavetta nel cinema e una grande popolarità come regista ottenuta a partire da Piccolo mondo antico, del '41. Dopo arriveranno altri grandi romanzi, grandissimi racconti, tanti film, la televisione, i viaggi fatti di cultura, cibo e vino lungo l'Italia (quando si dice anticipare le mode...). Oggi, per rafforzare la memoria - se ce ne fosse bisogno - di uno dei massimi autori italiani del '900, la rivista letteraria Microprovincia, di Stresa, luogo molto legato allo scrittore piemontese, dedica un voluminoso numero monografico a «Mario Soldati tra luoghi e memoria» (Interlinea, pagg. 198, euro 25) con numerosi interventi di specialisti - settore per settore, dall'educazione gesuitica al «suo» lago d'Orta - e molti inediti, tra i quali un atto unico teatrale dal titolo La prova decisiva apparso solo sul Corriere d'Informazione del 18-19 novembre 1955 (una bellissima commedia della gelosia), un gruppo di lettere all'amico scrittore novarese Mario Bonfantini (1904-78) e una straordinaria, lunga intervista realizzata per una tesi di laurea all'Università degli Studi di Roma, del 1982-83, di Elisabetta Orlandi. Un numero speciale, leggendo il quale si scopre che:

LA VITA VALE PIÙ DELLA LETTERATURA

«È alla vita che bisogna pensare. La letteratura viene da sé. Io ho letto tanti libri, vivo nei libri, sono pieno di libri dentro e fuori di me; ma io cerco tutto il contrario del libro, cerco la vita».

VOGLIO IL RE, MA NON I SAVOIA

Lo scrittore confessa di avere contestato fin da ragazzo i Savoia, non però in quanto monarchia ma in quanto dinastia. Infatti è per una monarchia piemontese, ma non savoiarda. «Non ho difficoltà ad affermare che ancora oggi (siamo nel 1981-82, ndr) l'Italia avrebbe bisogno di una monarchia, ma non certamente dei Savoia».

IO, DIO E L'UOMO

Soldati scrittore cattolico? Sì: «Io non sono un cattolico ideologo, sono un cattolico di educazione. Non credo cioè in un Dio antropomorfico, che abbia cioè una forma umana. Ma Gesù Cristo mi va benissimo perché si è assunto il destino degli uomini, e tutti gli uomini hanno forma di Dio».

CEDIMENTI FASCISTI

Soldati confessa che da ragazzino nel '22 simpatizzava per le camicie azzurre dei nazionalisti di Luigi Federzoni. Poi ci fu il rigetto per il fascismo dopo Matteotti e il Concordato del '29. «A quell'epoca risale la decisione di andare in America». Poi però nel '36, dopo la campagna d'Etiopia e la proclamazione dell'Impero, «ho avuto, come del resto molti altri, un cedimento». E corse in Africa, chiamato da Mario Camerini, per fare un film sulla guerra d'Etiopia. «Anche se non avevo la tessera del partito, in seguito questa prestazione mi servì da salvacondotto per il mio lavoro nel cinema».

PREZZOLINI PREZZOLATO

In America, dal 1929 al '31, Soldati fu aiutato da Giuseppe Antonio Borgese. Ma non da Prezzolini che non lo vedeva di buon occhio. «Prezzolini non era né fascista, né antifascista, era un opportunista che teneva il piede in due staffe, tant'è che in seguito divenne cittadino americano».

MAI UN FILM DAI PROPRI LIBRI

«Il cinema non mi piaceva, mi piaceva fare il regista cioè comandare, fare scene, imporre i miei gusti, del tutto indifferente agli esiti del mio lavoro. Non è un caso che io non abbia mai fatto un film sui miei soggetti. Io il cinema non l'ho mai lasciato perché non vi ero mai entrato».

STILE

In letteratura «lo stile è cercare di non avene uno».

CHIAREZZA

«Non c'è nulla di più detestabile della oscurità che vuole essere contrabbandata per profondità». Esempi di registi snob che si vergognano della semplicità per la paura di non essere à la page: Bergman, Antonioni, Fellini...

ANTI-IDEOLOGICO

Soldati detesta autori e critici che nei romanzi cercano un sostegno ideologico a cui appoggiare personaggi e situazioni. Scrittori preferiti: Henry James, Conrad, Stevenson...

NICOTINA LETTERARIA

Soldati, che arrivò a fumare una ventina di mezzi toscani al giorno, considerava il toscano la sola eredità positiva del Risorgimento. Celebre il suo elogio del fumo contro il «salutista» Guido Ceronetti, nel '79: «Siamo troppo deboli per rinunciare a questo velo profumato e impalpabile che ci stendiamo intorno, tra noi e la tragedia, qualche volta atroce, del vivere. A non fumare, si rischia troppo».

ARTE&MERCATO

«Io non ho mai fatto mistero di aver avuto costantemente bisogno di denaro e questo ha sempre abbassato il mio prezzo...».

Commenti
Ritratto di Massimo Scalfati

Massimo Scalfati

Sab, 29/03/2014 - 13:31

Grazie Mascheroni per avere ricordato Mario Soldati, un gentiluomo, un intellettuale che ha onorato l'Italia. Chiediamoci perché oggi sia quasi dimenticato? Era un uomo libero, che non rientrava negli schemi ideologici né del marxismo all'italiana che all'epoca pretendeva gramscianamente di egemonizzare la cultura, né del "pensiero unico" liberale e neoliberista che oggi pretende di dominare le menti dei popoli.