Quei geniali critici anni '30 che "scoprirono" il cinema

Quando la cultura italiana era all'avanguardia. Una raccolta di saggi racconta riviste e iniziative di De Feo. Fu lui a commissionare e pubblicare le memorie di Méliès, primo artista della pellicola

Un fotogramma del "Viaggio sulla Luna" (1902)

Nel nuovo numero di Res publica, rivista scientifica dell'Università LUMSA di Roma, vengono pubblicate integralmente le memorie di Georges Méliès, uscite su Cinema nel 1938. Lo scritto è preceduto da un saggio di Claudio Siniscalchi sul regista francese, e da un saggio di Paola Dalla Torre su Luciano De Feo. Le memorie di Méliès sono state pubblicate in francese, partendo dalla edizione italiana, da Maurice Bessy in Georges Méliès: mage. Mes mémoires (1945), e recentemente in spagnolo, Georges Méliès. Vida y obra de un pionero del cine (2013).

Lo scrittore francese Robert Brasillach, grande appassionato di cinema e nel 1935 autore, insieme al cognato Maurice Bardèche, di una pionieristica storia della settima arte, in un libro di memorie ricorda il regista Georges Méliès: «Morirà povero, comunque felice e fiero del suo passato, felice come un ragazzo per il fatto di non essere stato dimenticato». Méliès è stato il più importante regista dell'epoca del cinema muto. Veniva dall'illusionismo teatrale. Investendo la parte a lui spettante dell'azienda paterna, aveva acquistato nel 1888 il teatro parigino del celebre mago Jean-Eugène Robert-Houdin, situato al numero 8 di Boulevard des Italiens. Poi, il 28 dicembre 1895, si era recato alla presentazione della nuova invenzione dei fratelli Lumière: il cinematografo. Le immagini in movimento lo avevano sbalordito.

Da quel momento il cinema entra nella sua vita. Produce più di cinquecento film (oggi se ne conservano meno di duecento), dei quali è stato regista, produttore, distributore, inventore, sceneggiatore, montatore, anche attore. Lo chiamano il «mago di Montreuil», poiché si specializza nel genere di fantasia, esprimendo la propria febbrile creatività nello studio che si è fatto costruire appunto a Montreuil, un tempio di vetro e ferro. Nel 1902 realizza un film che lo colloca nell'Olimpo degli immortali: Il viaggio sulla Luna . È un capolavoro, intelligente e divertente. Méliès crea incessantemente. Poi scoppia la Grande Guerra. La produzione si arresta. Nel tempio di Montreuil crescono le ortiche. Il talento di Méliès si perde. Si batte contro la sfortuna scomparendo, sperando di far perdere il ricordo della sua opera. Il geniale illusionista finisce a gestire una modesta rivendita di merci per il viaggio, chincaglierie e giocattoli alla stazione di Montparnasse (lavoro che svolgerà fino al 1932). Casualmente ritrovato, il mondo culturale parigino si mobilita in suo favore, celebrando la rilevanza storica del regista e garantendogli una più consona collocazione, per trascorrere gli ultimi anni di vita, ospite in una casa di riposo nei pressi di Orly. Muore il 21 gennaio 1938. Ad un mese di distanza, il 18 febbraio, sulla copertina della rivista Cinema il lettore scopre che sta per leggere un «documento eccezionale»: le memorie di Georges Méliès scritte da lui medesimo. Altri quatto numeri successivi della rivista ospiteranno il racconto autobiografico di Méliès. Il redazionale che accompagna la prima parte dell'autobiografia sostiene che «la vita di Méliès ha un'importanza fondamentale per il cinematografo; noi siamo in grado di farla conoscere ai nostri lettori attraverso le memorie che Méliès stesso ci inviò manoscritte qualche tempo fa. Per modestia, l'autore ha voluto scriverle in terza persona».

Méliès in realtà aveva inviato le memorie a Luciano De Feo, fondatore e direttore della rivista Cinema dal luglio 1936 (nel 1938 lascerà il posto al figlio del duce Vittorio Mussolini) per un'altra ragione. De Feo stava realizzando un'Enciclopedia del cinema, in più volumi, e aveva chiesto a Méliès di scrivere il proprio ritratto. Cinema era nata per dare continuità alla rivista Intercine , fondata dallo stesso De Feo nel 1935 e che, prima ancora, si chiamava Rivista internazionale del cinema educatore (uscita dal 1929 al 1934), pubblicazione dell'Istituto internazionale per il cinema educativo (IICE). A capo di questo organismo c'era De Feo, con sede a Roma, in Villa Torlonia (residenza privata di Benito Mussolini), e a Ginevra, presso la Società delle nazioni. De Feo era una sorta di «inviato speciale» del duce a Ginevra, che rispondeva direttamente a lui. Con l'aggressione all'Etiopia nel 1935, De Feo capisce in anticipo che l'Italia, dopo il Giappone e la Germania, abbandonerà la Società. Nasce così Cinema , pubblicata dalla casa editrice Hoepli. La rivista si affida a redattori giovani e molto preparati: Francesco Pasinetti, Domenico Meccoli, Corrado Pavolini e Gianni Puccini. Inoltre collabora Rudolf Arnehim, un ebreo tedesco riparato il Italia, autore di una delle prima opere di teorica cinematografica Film come arte (1932), che emigrerà negli Stati Uniti dopo l'approvazione delle leggi razziali. Quando De Feo decide di varare l'Enciclopedia del cinema (al cui progetto sta lavorando da qualche anno, sul modello dell'Enciclopedia di Giovanni Gentile) si appoggia a questo gruppo di collaboratori.

L'opera dovrebbe essere suddivisa in cinque volumi, per un totale di 4000 pagine e 15000 illustrazioni. Dovrebbe, perché non vedrà mai la luce. Gli annunci di imminente uscita del primo volume, dato già in stampa, si susseguono. Nel 1936, nel 1937, anche nel 1938. Poi si perde. Difficile pensare che un personaggio abile e con importanti relazioni come De Feo non sia riuscito a trovare le finanze necessarie alla pubblicazione. Più probabile che avesse in mente di cedere l'iniziativa editoriale a Gentile, interessato ad ampliare gli orizzonti dell'Enciclopedia. Poi la guerra ha seppellito tutto. Forse da qualche parte il materiale un giorno spunterà fuori. La pubblicazione delle memorie di Georges Méliès scritte da lui medesimo, consente però una conclusiva riflessione: negli anni Trenta la cultura cinematografica italiana era all'avanguardia.