Così l'inquieto Emil Cioran cedette al fascino del Führer

L'autore romeno si trasferì a Berlino nel 1933. In una lettera inedita descrive il nazismo come il giusto antidoto alla "cialtroneria"


Pubblichiamo per gentile concessione dell'editore Mimesis, una lettera di Emil Cioran all'amico Petre Comarnescu datata 27 dicembre 1933. La missiva è inclusa nel volume Lettere al culmine della disperazione (1930-1934) a cura di Giovanni Rotiroti, con una postfazione di Antonio Di Gennaro. In uscita oggi, sarà presentato al prossimo Salone del Libro di Torino, domenica 19 maggio.

Caro Titel, sono un individuo che sotto l'influenza della sofferenza si è trasformato totalmente, anche se questa trasformazione, forse, non è stata altro che l'approfondimento illimitato di certi elementi che già esistevano. Questi elementi, divenuti ipertrofici, sono sufficienti per determinare un tutt'altro senso e prospettiva di vita. Credo con frenesia e fanatismo nelle virtù dell'inquietudine e della sofferenza e soprattutto credo che queste, se non mi hanno disperato o avvelenato, abbiano creato in me almeno una coscienza del mio destino, una strana esaltazione per la mia missione. Al culmine della più terribile disperazione, mi prende la gioia di avere un destino, di vivere una vita con la morte e le sue successive trasfigurazioni, di fare di ogni istante un bivio. E sono fiero che la mia vita inizi con la morte, a differenza della vita della maggior parte degli uomini che finisce con la morte. Io sento la morte nel passato e il futuro lo vedo come una specie di illuminazione personale. Non ho paura di morire, ma tutta la mia paura interpreta la morte come una forza che proviene dalle scaturigini dell'esistenza. È impossibile spiegare questa specie di paura. Del resto, in relazione a ciò che ho vissuto e che ancora vivo, i momenti di paura sono quelli più difficili da chiarire, poiché essi ti invadono troppo organicamente per avere una distanza tra te e loro. Vorrei scrivere una volta un'analisi dell'inquietudine dell'esistere o dell'esistenza che si sente come inquietudine. La mescolanza di mistero, vibrazione e lucidità fa dell'inquietudine un complesso molto strano. Quello che voglio dirti è che a me queste cose non interessano solo come fenomeni psicologici, ma soprattutto per il loro significato metafisico; perché esse rivelano non solo aspetti della conoscenza ma la struttura stessa dell'esistenza. In questo senso si può parlare di una tristezza dell'essere che oltrepassa di gran lunga un'accezione puramente psicologica. Come puoi notare da ciò, ho finito di saldare completamente i miei conti con la filosofia ufficiale. E poi, qui a Berlino, ascolto troppa musica per poter leggere i professori. Al contrario, leggo molta letteratura e libri di arte, mentre di filosofia leggo quella più letteratureggiante.
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Per quanto riguarda il tuo progetto di sposarti, non posso che farti gli auguri. Non lo faccio per questioni di circostanza, venendo meno a certi miei principi, ma perché sono convinto che tu non sia uno di quelli che il matrimonio potrebbe annullare o imborghesire. Ti sei sempre guardato con timore dalle prospettive di una vita comoda, confortevole ed equilibrata. E siccome vivi su molteplici piani e in una continua fluidità psichica, non vedo in che modo il matrimonio potrebbe fissarti in una rigidità sterile; ho seriamente molta paura invece per Noica, perché solo la miseria, il rischio e la sofferenza potrebbero ancora mantenerlo vivo.
Alcuni dei nostri amici crederanno che sono diventato hitleriano per ragioni di opportunismo. La verità è che qui ci sono certe realtà che mi piacciono e sono convinto che la cialtroneria autoctona potrebbe essere arginata, se non distrutta, da un regime dittatoriale. In Romania solo il terrore, la brutalità e un'inquietudine infinita potrebbero far cambiare qualcosa. Tutti i romeni dovrebbero essere arrestati e picchiati a sangue; solo così un popolo superficiale potrebbe fare la storia. È terribile essere romeno: non guadagni la fiducia affettiva di nessuna donna e gli uomini non ti prendono sul serio; anzi se sei intelligente ti prendono per un imbroglione.
Ma che male ho fatto per dover lavare la vergogna di un popolo che non ha storia?