L'arte ha preso posto nell'economia universale. È più ottusa e meno libera

Anticipiamo in questa pagina una prosa e alcuni versi, tutti ine­diti, di Paul Valéry (Sète,1871-Parigi,1945)che sono pubblicati sul numero in uscita della rivista del Pen club Italia diretta da Se­bastiano Grasso. Si tratta di una lezione tenuta nel corso di Poeti­ca istituito appositamente per Valèry al Collège de France nel ’37 (mai pubblicate finora neppure in Francia) e alcune poesie dedicate a Jeanne Loviton (la sua amante). Le traduzioni so­no di Marina Giaveri.

L'Arte, considerata come attività svolta nell'epoca attuale, si è dovuta sottomettere alle condizioni della vita sociale di questi nostri tempi. Ha preso posto nell'economia universale. La produzione e il consumo delle opere d'Arte non sono più indipendenti l'una dall'altro. Tendono ad organizzarsi. La carriera dell'artista ridiventa quella che fu all'epoca in cui egli era considerato un professionista: cioè un mestiere riconosciuto. Lo Stato, in molti Paesi, cerca di amministrare le arti; procura di conservarne le opere, le «sostiene» come può. Sotto certi regimi politici, tenta di associarle alla sua azione di persuasione, imitando quel che fu praticato in ogni tempo da ogni religione. L'Arte ha ricevuto dai legislatori uno statuto che definisce la proprietà delle opere e le condizioni di esercizio, e che consacra il paradosso di una durata limitata assegnata a un diritto ben più fondato di quelli che le leggi rendono eterni. L'Arte ha la sua stampa, la sua politica interna ed estera, le sue scuole, i suoi mercati e le sue borse-valori; ha persino le sue grandi banche, dove vengono progressivamente ad accumularsi gli enormi capitali che hanno prodotto, di secolo in secolo, gli sforzi della «sensibilità creatrice»: musei, biblioteche, eccetera... L'Arte si pone così a lato dell'Industria. D'altra parte, le numerose e stupefacenti modifiche della tecnica, che rendono impossibile ogni ordine di previsione, devono necessariamente influire sull'Arte stessa, creando mezzi del tutto inediti di esercizio della sensibilità. Già le invenzioni della Fotografia e del Cinematografo trasformano la nostra nozione delle arti plastiche. Non è del tutto impossibile che l'analisi estremamente sottile delle sensazioni che certi modi di osservazione o di registrazione \ fanno prevedere conduca a immaginare dei procedimenti di azione sui sensi accanto ai quali la musica stessa, quella delle «onde», apparirà complicata nel suo meccanismo e superata nei suoi obiettivi. \. Diversi indizi, tuttavia, possono far temere che l'accrescimento di intensità e di precisione, così come lo stato di disordine permanente nelle percezioni e nelle riflessioni generate dalle grandi novità che hanno trasformato la vita dell'uomo, rendano la sua sensibilità sempre più ottusa e la sua intelligenza meno libera di quanto essa non sia stata.

TUTTA LA NOTTE L’UCCELLO CRUDELE... 
Tutta la notte l’uccello crudele
mi tenne all’acme del piacere a udire
la sua voce che un tenero furore
volge all’ardore stellato del cielo.

Tu l’anima trafiggi, e fissi il fato
d’uno sguardo che nega il mutamento;
in cenere trasformi quel che è stato,
voce troppo alta, estasi dell’istinto...

Nell’ombra l’alba disegna il bel viso
d’un giorno che per me non conta più:
un altro giorno è solo sfondo uggioso.

Che giorno è mai, senza il viso che hai tu? 

No!... Volta a notte, l’anima rifiuta
e l’alba e questa giovane giornata.

ERA BELLA...
 
Era bella, col cuore carico di contrasti:
amava gli anatroccoli, l’amore, i pederasti
che portano la posta su un vassoio d’argento
seguiva le lezioni dei Maestri, pensando
a ben altra lezione, a luci meno austere
a certi insegnamenti d’altro complementari,
al sapere, seguito nell’ombra, di un sospiro.
Era tenera. Ed era dolce aggomitolarsi
voluttuosamente, come una gatta, in Lei.
Guardare il giorno spegnersi sopra la sua pupilla
vicinissima, e attendere in silenzio l’amore.

INFINITA GIORNATA...
 
Infinita giornata senza voi, senza te,
 senza Tu, senza Noi, 
senza che la mia mano,
che va, che viene, sopra i tuoi ginocchi,
 ti parli in sua maniera, 
senza che l’altra, dentro la criniera
dei forti crini che amo carezzare,
gratti amorosa la testa che temo...
Infinita giornata senza che quelle fronti che tutto ravvicina,
anche l’amaro è un’ombra dirichiamo,
senza che abbiano volto l’una all’altra i loro occhi,
i miei bevendo i tuoi, tuoi begli arcani,
e i tuoi nei miei vedendo luci e lacrime...
O giorno troppo lungo... Sto male. La mia mente 
è senza armi. E se tu non mi sei qui,
 la morte
mi si fa familiare, mi morde sordamente.
 
Io sto fra lei e te; lo sento ad ogni ora.
Che io viva o che muoia dipende
 dal tuo cuore
adesso tu lo sai, se giammai dubitasti
che a causa di chi amavo io potessi morire
 
poiché della mia anima facesti
 foglia tremula
come quella del salice, ohimè, che ieri insieme
 
guardavamo davanti ai nostri atti
 d’amanti 
svolazzare nell’aurea dolcezza
 dei tramonti...