Addio alla Angelou, «primadonna» nera della letteratura Usa

La poetessa afroamericana e militante per i diritti civili Maya Angelou è morta a 86 anni. Abitava a Winston Salem, nella Carolina del nord. È stata considerata un baluardo della cultura «black», anche per la sua capacità di muoversi in ambiti diversi: è stata attrice, sceneggiatrice, ballerina ma soprattutto una donna che ha molto sofferto e molto lottato per affermare la propria libertà.
Nata a Saint Louis, nel Missouri, ha trascorso un'infanzia terribile, come lei stessa racconta nel suo primo libro di memorie Il canto del silenzio. Questa biografia, pubblicata nel 1969, è passata alla storia come il primo bestseller scritto da una donna di colore. Racconta di una vita tutta in salita. A 7 anni venne stuprata dal fidanzato della madre. Il trauma fu così violento da toglierle, per anni, la parola. Ma con tenacia si lasciò alle spalle la sofferenza: una borsa di studio per danzare e recitare la portò in California, a San Francisco. Seguirono una sfilza di mestieri umili: la cameriera, la cuoca, la prostituta, la spogliarellista e persino la tranviera. Nel 1952 sposa Anastasios Angelopulos, marinaio greco da cui mutuò il suo nome d'arte (in realtà si chiamava Marguerite Ann Johnson). Poi la sua carriera come attrice e ballerina decollò. In seguito arrivarono anche i film tra cui Down in the Delta. Nel 1972 scrisse la sceneggiatura di Georgia, Georgia, la prima pellicola nata dalla penna di una donna afro-americana (nomination al Pulitzer). A scrivere aveva iniziato anni prima su consiglio dell'amico e scrittore James Baldwin. Il risultato fu proprio Il Canto del silenzio. In seguito vennero altri 6 romanzi, tutti autobiografici ma comunque in grado di superare i confini del personale per affrontare temi come il razzismo, l'identità, la famiglia.