Addio Dio della pesteLa lunga marcia di Mao Zedong fra i versiIl verso giusto

Primavera; salici e salici nel vento, rami innumerevoli;
seicento milioni di cinesi - tutti quanti Shun e Yao.
Come rossa pioggia, senza posa vibrano, volteggiano
\[petali,
azzurre montagne, secondo i piani trasformate in ponti.
Vicini al cielo cinque nevai - su cui s'infiggono zappe
\[d'argento,
tre fiumi che erodono la terra - braccia di ferro li scuotono.
Scusa la domanda, principe della peste: dove te ne vai
\[adesso? -
Barche di carta, luci di candele - nel cielo luminosi incendi.


Traduzione di Bruna Bianchi

La tentazione di fregiarsi del titolo di poeta non risparmia quasi nessuno, dagli umili ai potenti, capi di Stato, dittatori e tiranni inclusi. I primi, nella poesia cercano riscatto a miserie e sofferenze; i secondi, forse, riabilitazione e misericordia per i loro crimini. Non fa eccezione Mao Zedong (1893-1976), fondatore e per decenni leader della Repubblica Popolare Cinese, oggi il maggior impero del pianeta. Figlio di contadini, mostrò un forte interesse per la lettura già da ragazzo. Scolaro ribelle, in perenne conflitto con gli insegnanti, da cui non riceveva cibo sufficiente alla sua fame di conoscenza, era un leader nato. Poco meno che ventenne entra in politica, e si avvia alla conquista di un potere che cambierà il volto della Cina e del mondo. La poesia in Cina era così legata alla politica da giustificare il detto che senza letterati non si fondano dinastie. Mao fa sua la lezione. In groppa al suo cavallo, compone versi e li manda a memoria. Poeta parco e falsamente modesto, di Mao si conoscono solo 68 poesie. Sono per lo più documenti politici, poesie propagandistiche destinate al proletariato marxista, esaltano l'impegno rivoluzionario, il coraggio in battaglia e l'amicizia. Ma non mancano le liriche personali sul sentimento e la natura. Numerose le similitudini: i boschi sono tinti di rosso come le lacrime di sangue di chi è solo; le montagne vortici di onde rotolanti, scalpelli puntati contro il cielo; i sudditi dell'impero formiche sull'acacia; i nemici «cattivi insetti»; la vittoria è come la luce della primavera.


di Nicola Crocetti