Addio al padre degli Studi Filosofici a Napoli

È morto Gerardo Marotta, l'avvocato-filosofo presidente e fondatore dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

Il presidente e fondatore dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici Gerardo Marotta è morto ieri a Napoli all’età di 89 anni per un edema polmonare. Il 27 maggio 1975 fondò con alcuni studiosi, tra i quali la figlia di Benedetto Croce Elena, l’Istituto sul Monte Echia (primo nucleo fondato dai greci dell’antica Neapolis) prima in viale Calascione, poi nel Palazzo Serra di Cassano, a Monte di Dio. Quelle stanze fecero tornare Napoli capitale europea degli studi filosofici e umanistici.

Aldo Masullo, voce autorevole di Napoli, filosofo, sta scrivendo il suo addio a Marotta per Il Mattino di domani. È della stessa generazione di Marotta, sono nati entrambi negli anni Venti. “Uno dei pochi uomini di libero pensiero- dice Masullo, ha costruito una centralità culturale di Napoli. La città grazie a Marotta è stata un crocevia di menti. Ma le nostre istituzioni sono state inefficienti, non hanno compreso la portata dell’eredità lasciata da Marotta”. La filosofia europea nel cuore popolare di Napoli, Montedidio, il Pallonetto di Santa Lucia: “L’illuminismo del 1799 fu il faro di Marotta. Aprire le porte della democrazia educando il popolo. Ora si trovi una casa degna ai volumi dell’Istituto, che sia una biblioteca che diffonda cultura”.

“Grazie a Marotta Napoli si è raccontata diversamente da Gomorra in anni terribili per la città, gli anni Settanta”. È netto il professor Lucio D’Alessandro, rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa, sempre al fianco del pensatoio di Gerardo Marotta e fino alla fine. Pesca nei ricordi il massimo dirigente dell’ateneo napoletano: “Marotta era un avvocato amministrativista, appassionato di filosofia e di cultura in generale. Arrivai all’Istituto per gli Studi filosofici attraverso il professor Antonio Gargano, storico segretario generale. Un centro pulsante che davvero ha reso Napoli una capitale culturale internazionale”. Perché alla fine c’è stato il sostanziale oblìo della classe dirigente napoletana anche di fronte allo “sfratto” dei 160mila volumi dell’Istituto? “In Italia ti perdonano tutto, tranne che il successo. Anche se questo successo, come nel caso di Marotta, ti porta grande prestigio, ma certo non profitto. Questi ultimi anni per lui sono stati difficili, ma sempre con la missione dell’Istituto, cioè il pensiero alto, teoretico, per solo amore della cultura e del sapere. Oggi le priorità a Napoli sono Nalbero (la struttura natalizia voluta dal Comune sul lungomare, ndr) e Maradona al teatro San Carlo. Magari l’addio di Marotta potrebbe essere utile a Napoli per riflettere su se stessa”.

“Lo conobbi prima da studente della facoltà di filosofia” ricorda il professor Ernesto Paolozzi “un carisma e una personalità fuori dal comune. E poi l’amore per la cultura, la tradizione risorgimentale come faro, cioè l’idea che Napoli dovesse inserirsi e restare sempre in una grande e complessa vicenda nazionale”. Molte le iniziative di quel laboratorio permanente di cultura. Ricorda ancora Paolozzi: “Quando venne Karl Popper in visita fu una giornata indimenticabile. La gente restò fuori, tanta era la folla. Hans-Georg Gadamer era di casa all’Istituto. E nel comitato scientifico sedeva Ilya Prigogine, premio Nobel per la chimica nel 1977, grande studioso dei sistemi complessi. Ricordo anche Edgar Morin. E poi ricordo come Marotta mi abbia coinvolto oltre che nei corsi dell’Istituto anche nei campus itineranti attraverso il Sud Italia”. Una parabola finita diversi anni fa: “Tutto ha una fine- dice Paolozzi- ma Marotta poteva essere aiutato di più. La città lo ha dimenticato negli ultimi 7-8 anni”.

Quindi ricapitoliamo: un uomo che poteva vivere da avvocato benestante nella sua città, Napoli, ha scelto di fondare un centro per la cultura per passione, anzi rimettendoci del suo e spesso combattendo contro alcuni ambienti ostili. Sembra una storia di un altro mondo, invece no.

Quell’uomo si chiamava Gerardo Marotta e nel 1975 fondò nel cuore di Napoli l’Istituto italiano per gli Studi Filosofici. E ora non vada perduto il suo patrimonio morale ma soprattutto materiale (i 160mila volumi “sperduti” dell’Istituto).