Robot-scrittori e Neo persone: sarà così il mondo del futuro

La fantascienza ha sempre azzardato profezie tecnologiche e politiche. Ecco come vedono la società di domani i nuovi romanzi di science fiction

La vocazione della letteratura di fantascienza è da sempre quella di prevedere il futuro, di anticiparlo, di sbirciarlo attraverso previsioni e ipotesi scientifiche che talora si sono avverate, e talora invece sono rimaste solo sulla carta...
Prendendo in mano alcuni romanzi di fantascienza di recente approdati sul mercato editoriale, viene spontaneo chiedersi quale delle suggestioni in essi contenute prenderanno forma nei prossimi decenni. Fra le pagine de Le argentee teste d'uovo di Fritz Leiber un piccolo classico del 1961 Mondadori riporta in edicola nella serie di Urania «Collezione» questo mese, scopriamo che nel futuro gli scrittori si limiteranno solo a firmare le loro opere. Nessuno di loro immaginerà o scriverà né a mano né a computer i propri romanzi. A idearli e scriverli saranno i «mulini-a-parole», ovvero delle complicate strutture computeristiche capaci di comporre qualsiasi tipo di opera. Agli scrittori spetterà solamente il compito di andare a presentare in pubblico i libri, recitare i ruoli imposti dalle bizzarre biografie che sono state studiate per loro, rasarsi i capelli, indossare t-shirt e fumare. Un ruolo che dovrebbe far sentire fortunati questi narratori destinati ad incantare gli uditori con le loro finte gesta... Un «mulino-a-parole» una volta programmato e dotato del suo schema elettronico è in grado infatti di generare centinaia e centinaia di storie senza mai ripetersi. I lettori comuni (che per lo più sono robot) sono all'oscuro di tutto ciò e credono ancora che gli scrittori siano dei semidei dotati di fantasia che dettano le loro storie ai computer. Ma Fritz Leiber (1910-1992) ci racconta anche cosa può succedere quando questo sistema editoriale, apparentemente perfetto, va in crisi e gli scrittori decidono di riprendersi il loro vero spazio facendo a pezzi, durante una terribile rivolta, i robot narratori. Il mondo rischierà davvero una crisi creativa definitiva, visto che gli uomini sperano di essere in grado di scrivere storie, ma ormai non ne sono più capaci da tempo. Solo l'Editrice Razzi sembrerà non mostrare alcun turbamento in mezzo a quella situazione precaria perché da tempo custodisce il segreto del Divorzio Psicosomatico di Daniel Zuketort e conserva in una nursery segreta le trenta argentee Teste d'Uovo destinate a riscrivere la storia dell'editoria ma anche quella del mondo.
Se le bizzarre teorie di Leiber da una parte di fanno sorridere, ma dall'altra ci fanno guardare con altri occhi il mondo dell'editoria contemporaneo, non meno inquietante è la «visione» di Paolo Bagicalupi nel suo nuovo La ragazza meccanica (Multiplayer.it) dove lo scaltro Anderson Lake si trova a lavorare per la «AgriGen Calorie» in Thailandia. Il suo compito è setacciare i vari mercati di Bangkok per trovare cibi considerati ormai estinti. Il crack energetico ha portato le calorie a essere considerate merce di scambio vitale, e le aziende energetiche sfruttano il bioterrorismo per incrementare i loro profitti. Sintetizzare nuovi e vecchi alimenti è fondamentale per la sopravvivenza e i ricercatori scientifici al contempo si scontrano con gli effetti pericolosissimi collaterali delle nuove, incurabili malattie prodotte dall'ingegneria genetica (virus e germi modificati). In questa situazione apocalittica Anderson Lake entrerà in contatto con il mondo delle Neo Persone, nuove creature create in laboratorio, sorta di «schiavi, soldati, giocattoli per i ricchi». Esseri non umani che qualcuno considera demoni ma che contengono in sé una speranza per il futuro come la splendida Emiko di cui Lake si innamora.
E se è naturale che le Neo Persone ricordino in qualche modo i Replicanti creati da Philip K. Dick nel suo Il cacciatore di androidi tradotto poi in film da Ridley Scott con Blade Runner, è sempre lo stesso Dick con le sue contaminazioni hardboiled-fantascientifiche a segnare in qualche modo il percorso di Adam Sternbergh (bravo nel condire il suo thriller fantascientifico con un'ironia tagliente degna delle migliori storie noir di Richard Stark): nel nuovo In buona fede (Piemme) assistiamo alle gesta di Spademan, ex spazzino che si aggira per New York facendo un nuovo tipo di pulizia. La città è stata devastata e in mezzo a quello che ne resta Spademan si aggira con unico scopo assolvere alle richieste dei suoi clienti che di volta in volta lo assumono per svolgere il suo ruolo di «eliminatore». È lui stesso a confessarsi ai lettori raccontando la sua situazione emotiva: «La gente di solito si sconvolge quando dico che uccido le persone. Ci sta. Ma se vi dicessi che uccido solo quelli che parlano ad alta voce al cinema? O che tengono bloccato l'ascensore? O che tagliano la strada in macchina? Non dovete rispondere adesso. Però pensateci». Spademan ha una sua personale etica professionale e non si lascia in alcun modo confondere né emozionare dai fatti che lo circondano, ma quando gli viene ordinato di eliminare la figlia di un predicatore si troverà suo malgrado coinvolto nella lotta di classe che a distanza mette a confronto i nuovi ricchi, rifugiatisi nella «limnosfera», un paradiso virtuale in terra, e i nuovi poveri costretti a sopravvivere in mezzo alle rovine delle vecchie metropoli americane...