Archeologia, scoperto in Calabria il mosaico ellenico più grande d'Italia

A Monasterace Marina, l'antica Kaulon, un'équipe internazionale di ricercatori e studenti ha portato alla luce pannelli della fine del IV secolo avanti Cristo che raffigurano delfini e draghi

È una scoperta destinata a lasciare il segno quella fatta dal gruppo di archeologi che sta lavorando a Monasterace Marina (Reggio Calabria), nell'antica Kaulon, dove è affiorato il più grande e articolato mosaico ellenico della Magna Grecia. Lo scavo è iniziato nel 1998 e già l'anno scorso aveva portato alla scoperta di un mosaico raffigurante un drago, un rosone e sei riquadri con motivi floreali.
Da alcuni giorni si sono conclusi i lavori di pulizia dei riquadri che compongono la pavimentazione a mosaico della sala termale della cosiddetta Casa Matta. Gli ultimi riquadri scoperti raffigurano un piccolo delfino, un altro drago e un altro grande delfino che fronteggia il drago scoperto lo scorso anno. L'ambiente è stato ribattezzato «La sala dei draghi e dei delfini» e la scoperta conferma che ci si trova in presenza di uno dei più grandi mosaici ellenistici di tutta la Magna Grecia, con una estensione di circa 30 metri quadrati. La cronologia dell'opera oscilla tra la fine del IV e i primi decenni del III secolo avanti Cristo, quando Roma, piegati i Sanniti, muoveva i primi passi da potenza egemone dell'Italia peninsulare.
All'epoca Kaulon, che secondo la leggenda fu fondata da Kaulo, eroe della guerra di Troia, e che probabilmente fu in origine una colonia achea, era sotto controllo siracusano, essendo stata sconfitta nel 389 avanti Cristo dalle forze congiunte dei Lucani e di Dionisio I di Siracusa, sconfitta che costò la deportazione dei suoi abitanti a Siracusa e la cessione del territorio a Locri, alleata del tiranno. Ricostruita da Dionisio il Giovane, Kaulon, fu poi preda di Annibale nella seconda guerra punica, finendo poi definitivamente nell'orbita di Roma per opera di Quinto Fabio Massimo nel 205 avanti Cristo. Fonti letterarie attestano che avesse un porto con doppio approdo situato alla foce della fiumara d'Assi e che fosse una città che commerciava in legname.
Ai lavori di Monasterace Marina, coordinati dall'archeologo Francesco Cuteri, stanno partecipando studenti provenienti da varie università italiane e dall'ateneo di Bahìa Blanca, in Argentina. La direzione scientifica è di Maria Teresa Iannelli, della Soprintendenza per i Beni archeologici della Calabria.
Francesco Cuteri è raggiante nel descrivere il ritrovamento del mosaico. «La scoperta - ha detto - è di straordinaria importanza perché si tratta del più grande mosaico ellenico della Magna Grecia. È come se ci trovassimo in una sala con tanti tappeti, solo che in questo caso il materiale usato è la pietra». Tra gli archeologici non viene esclusa la possibilità di trovare altri pannelli raffiguranti sempre delfini e draghi. «Siamo fiduciosi - aggiunge Cuteri - e riteniamo di poter trovare almeno altri due pannelli. Proprio per le immagini raffigurate sui mosaici abbiamo deciso di ribattezzare l'ambiente "la sala dei draghi e dei delfini". Lavoriamo a questo scavo da 15 anni e ora ciò che riaffiora ci riempie di gioia».
La soddisfazione degli archeologi è motivata anche dal fatto che lo scavo ha visto la partecipazione di «tanti studenti, sia italiani che stranieri, che hanno prestato la loro opera in modo volontario».