Ariosto scatena la furia (creativa) degli artisti

Da Chia ai fumetti, i canti del poema rinascimentale si trasformano in opere

«L e donne, i cavallier, l'arme, gli amori», come non li avevamo mai visti. Reggio Emilia dedica all' Orlando Furioso , monumentale testo postmoderno ante litteram , una grande mostra che prova a rileggere Ariosto con i mezzi espressivi dell'arte contemporanea. Chi ricorda la riduzione teatrale di Luca Ronconi, quella in cui Edoardo Sanguineti scioglieva le ottave e il pubblico si muoveva sul palco seguendo le diverse scene, ritroverà lo stesso spirito nella rassegna in scena a Palazzo Magnani da domani sino all'11 gennaio, intitolata L'Orlando Furioso: Incantamenti, Passioni, Follie , per la curatela di Sandro Parmiggiani. Il critico emiliano ha raccolto oltre cinquanta artisti, privilegiando linguaggi convenzionalmente lontani dalla letteratura classica, dal fumetto all'illustrazione sino alla fotografia. Invece che limitarsi a ricostruire la fortuna che la storia dell' Orlando Furioso ha riscosso nelle arti figurative, pescando tra Guercino e Guido Reni, Fragonard o Dorè, la mostra prova un affondo nel nostro tempo, sondando un periodo che va dall' Omaggio all'Ariosto di Franco Vaccari agli scatti di Luigi Ghirri (che con Ariosto condivideva le origini reggiane), scegliendo come unico tratto d'unione tra l'epoca della prima fortuna del poema e oggi un dipinto del pesarese Simone Cantarini, l' Angelica e Medoro (1645). Ma ancor più che le incursioni nella materia epico/cavalleresca di Palladino e Chia, Sassu e Pericoli, il cuore della mostra è nella sezione che pesca nel meglio del fumetto italiano, affiancando nomi come Toppi, Mattotti e Crepax al segno dei talenti più effervescenti della nostra scena, da Gianluigi Toccafondo a Giuseppe Camuncoli, passando per Grazia Nidasio, Francesca Ghermandi, Matteo Casali, Paolo Bacilieri, sino all'imprevedibile Tuono Pettinato. Nulla come l'eterodossia dei comics per far deflagrare con il massimo effetto dirompente il potenziale di assoluta modernità del poema ariosteo, usato quasi come un ipertesto che ha la capacità di schiudere di volta in volta differenti mondi grafici. Toccafondo usa una serie di stampe erotiche popolari del XVIII secolo per fondale, per poi lavorarle con un segno che richiama la lezione surrealista di Max Ernst. La Ghermandi trasfigura il Canto XXXIV, quello del viaggio sulla luna di Astolfo, in un vero e proprio racconto di fantascienza. È il 1972, e gli astronauti Gene Cernan e Harry «Jack» Schmitt stanno partecipando alla missione Apollo 17. Mentre camminano sul suolo lunare raccogliendo campioni di roccia, Schmitt rievoca un amore giovanile, una studiosa di letteratura italiana di Ferrara che conosceva l' Orlando furioso a memoria.

Un po' scatola magica e un po' madeleine, il poema ariostesco è insomma proprio come il vallone lunare dove gli uomini ritrovano le cose che hanno perso, in forma di sogni e visioni, sempre sul punto di svaporare come il senno di Orlando, instabili e graffianti, ma almeno per ora qui, disposte a vivere il breve tempo di una striscia.