Gli articoli del «NYT» diventano degli haiku

Tutto sommato, è una bella notizia. Perché dimostra che anche la fredda tecnologia (per non dire della gelida matematica) sa essere barocca e persino un tantinello autoironica. La notizia è questa. Il geniaccio Jacob Harris, stimatissimo e invidiatissimo architetto informatico del New York Times, ha pescato nella sua testolona piena di numeri e bit e compagnia, un simpatico algoritmo che, se applicato agli articoli del suddetto giornalone, li trasforma, come fosse la bacchetta magica del mago Merlino, in haiku. Sì, gli haiku, quelle brevissime ma densissime poesie giapponesi composte rigorosamente di 17 sillabe (5+7+5).

Per esempio, si parla di una sofisticata correzione alla zuppa di pomodoro per farla ingurgitare ai bambini? Ecco qua: «As a leftover,/ the soup was equally good/ without the croutons». Cinque-sette-cinque: l'algoritmo è meglio di qualsiasi titolista, non sbaglia mai. In italiano sarebbe più o meno: «Come avanzo,/ la zuppa era buona lo stesso/ anche senza crostini». Quattro-nove-sette: in pratica, una ciofeca. Non che l'originale inglese sia un granché...

Altro esempio. Un pezzo spiega come si devono comportare i padroni dei cani per non dar troppo fastidio ai vicini di casa. Ergo: «Barking and howling/ can make life miserable/ for everybody». Insomma: «Abbaiando e lamentandosi/ può rendere a chiunque/ la vita insopportabile». Nove-sette-otto: altra ciofeca. Ammettiamolo, in inglese suona un po' meglio.

Lanciato per promuovere il prototipo del nuovo sito del NYT che ha sgommato nel web pochi giorni fa, l'algoritmo-aedo, oltre che la classica americanata sembra anche poter diventare una specie di bislacco archivista. Se volete fare la sua conoscenza, andate a http://haiku.nytimes.com/ e buon pro vi faccia. Se invece desiderate, restando negli Stati Uniti e restando in zona haiku, qualcosa di meno giornalisticamente prosaico e più poetico, rivolgetevi a Jack Kerouac. «Birds singing in the dark - Rainy dawn». «Gli uccelli cantano/ nel buio./ - Alba piovosa». Neanche questo fa 5+7+5, ma volete mettere? Oppure andate alla fonte (non giornalistica, bensì lirica) del maestro Matsuo Basho: «Il profumo delle orchidee/ impregna/ le ali delle farfalle». Direte: e la notizia? Chi se ne frega delle notizie.