Il banchiere "buono": Amadeo Giannini, il genio italiano che conquistò l’America

Giorgio Chiarva ripercorre, per Gangemi Editore, la vita e le opere di uno dei grandi italoamericani illuminati, forse il più grande

Amadeo Peter Giannini, purtroppo, lo conoscono in pochi. Ma è grazie a lui se esistono, per esempio, le banche popolari oppure le stock option o, ancora, il cinema, il Golden Gate Bridge, la Silicon Valley e se il mondo ha conosciuto il talento di Charlie Chaplin e di Walt Disney oppure l’utilità del finanziamento a rate e della pubblicità.

Fu lui, figlio di due immigrati italiani in California, a fondare (in un bar) la Bank of italy e, poi, la Bank of America e il gruppo bancario più grande del mondo, prestando i soldi agli immigrati italiani, fidandosi di una semplice quanto rivelatrice stretta di mano. Insomma, la storia di un italiano che tutti dovremmo conoscere e di cui tutti dovrebbero andare orgogliosi.

E allora ci ha pensato Giorgio Chiarva a (ri)dare la giusta visibilità alla storia del nostro onesto e umile connazionale, scrivendone un libro: “Il banchiere galantuomo, Amadeo Peter Giannini: da emigrato a padrone del mondo” per Gangemi Editore. IlGiornale.it ha fatto due chiacchiere con l’autore: “Conoscono tutti Bill Gates e Steve Jobs, ma Amadeo Peter Giannini non ha proprio niente da invidiargli. E noi dobbiamo andare fieri dei nostri connazionali, specialmente di un genio come lui che rimase sempre attaccato all’Italia, tornando a casa ogni anno fino alla sua morte”.

Un laureato in architettura e industriale del legno come lei, com’è finito a scrivere la storia di un banchiere?
Ci sono finito perché scrivo compulsivamente di un po’ di tutto da molti anni e perché ho un suggeritore di primissima categoria, il regista Giuliano Montaldo, mio cugino, che in passato mi consigliò di approfondire la figura geniale e di estrema attualità di Amadeo Peter Giannini.

Ma perché proprio lui?
Perché è un gigante dell’economia, un uomo assolutamente straordinario, un pioniere visionario e pragmatico che ha fatto cose fuori dal comune: raccontare la sua storia, prima come imprenditore e poi come banchiere - in anni in cui le banche sono una categoria molto discussa, avendo perso molto del loro smalto in quanto a valori etici e morali – rappresenta un forte messaggio di rottura. Ecco, la storia di Giannini affonda le sue radici proprio nell’etica solidale più pura: le banche che lui fondò negli States erano costruite proprio sul pilastro dell’etica e dell’aiuto alle persone più bisognose.

Insomma, nulla a che spartire con il mondo (bancario) di oggi…
Giannini, da grande illuminato, credeva fermamente che dando una mano ai più umili immigrati questi avrebbero potuto migliorare il proprio stato lavorativo se avessero avuto dei finanziamenti. E a lui non interessava se non erano certe le capacità economiche per provvedere al rimborso del prestito. Un pazzo? Sarà, ma ha avuto ragione lui: i prestiti concessi agli immigrati senza contratto e addirittura stipulati con delle croci a X a mo’ di firme, o una semplice stretta di mano, sono stati rimborsati nel 95% dei casi.

Poi, immagino che un aspetto fondamentale di questo libro sia la questione dell’emigrazione. Sbaglio?
No, non sbaglia. Certo, l’emigrazione è protagonista indiscussa di questa vicenda umana. Un fenomeno che questa volta viene raccontato dalla parte di quegli italiani che chiudevano la valigia e andavano a cercare fortuna oltre i confini nazionali e oltre oceano. Bene, attenzione però…

A cosa?
Ecco, non è da mettere sullo stesso piano l’emigrazione italiana (e straniera) di quegli anni verso gli Stati Uniti e l’immigrazione che l’Italia sta subendo oggigiorno. Si tratta di due contesti storici ed economici totalmente diversi: gli Usa offrivano un territorio talmente vasto, con delle opportunità enormi, che l’immigrazione non poteva che rappresentare un bene sia per il Paese ospitante che per gli ospitati. Per esempio, negli ultimi trent’anni dell’Ottocento la popolazione della California – dove la famiglia Giannini si era trasferita – si era decuplicata e nonostante questo era rimasta una terra ancora da scoprire in larga parte. Poi, c’era un’abbondanza di materia prima inimmaginabile e c’era tutto da fare e da inventare, dalle strade alle città. Per cui se avevi voglia di lavorare, capacità e intuitività, potevi costruire davvero qualcosa di grande. Comunque, ripeto, il contesto di allora e di oggi, al di là della povertà di provenienza, non devono essere paragonati.

La famiglia Giannini era originaria di Favale di Malvaro, in provincia di Genova. Cosa li ha spinti fino al Golden State?
La vita grama delle montagne liguri di fine Ottocento. A Favale di Malvaro, all’epoca, vivevano circa 900 abitanti: 3500 negli anni erano emigrati. Ci rendiamo conto che a cavallo tra 1800 e 1900 l’Italia ha svuotato le sue campagne e montagne, perdendo una quantità di persone e di talenti impressionante? Chissà, se fossero rimasti magari avrebbero costruito le loro ricchezze, le loro Bank of America di turno, qui da noi. Non credo, ma vallo a sapere.

E invece i Giannini la fortuna l’anno fatta lì, anche se non tutto è filato liscio vero?
Già, il padre di Amadeo morì in una lite con un bracciante. Qui, infatti, la famiglia aveva costruito il suo piccolo impero facendo gli agricoltori. Una realtà che poi, con l’ingresso del patrigno, diventò un’impresa vera. Fu infine Amadeo Peter a trasformare quell’impresa in una banca: è qui che inizia la sua incredibile epopea.

Una storia da conoscere e da leggere. Il libro sarà presentato in anteprima nazionale il 24 giugno, in occasione delle Festa dell’Emigrante, proprio a Favale di Malvaro: il ricavato delle copie vendute durante la presentazione sarà integralmente devoluto in beneficienza al Fondo Malattie Renali del Bambino Onlus dell’Ospedale Gaslini di Genova.

Il libro è in vendita nelle migliori librerie in Italia e all’estero e nei circuiti di e-commerce sia in forma cartacea che e-book.

Commenti
Ritratto di bimbo

bimbo

Gio, 21/06/2018 - 17:37

Se foste rimasto in Italia sarebbe fallito a breve termine..

dagoleo

Lun, 25/06/2018 - 16:58

Bisognerebbe fare un film sulla sua storia. Farlo conoscere con un film ben fatto.