Bitani e l'Afghanistan Ecco la faccia laida del fondamentalismo

Me lo immagino come Javier Bardem in The Counselor, di Ridley Scott. Ha una villa piena di piante esotiche, nel giardino guizzano ghepardi. Ha la scorta e macchine superpotenti. Può affittare una Ferrari facendola sgommare nel deserto. Il tizio, con la pancia pingue dei ricchi, va da un capo d'azienda, si siede, sbatte le gambe sul tavolo del boss. Pretende soldi, tanti. Il tizio dice che se non avrà i suoi soldi «ti uccido, faccio fare la puttana a tua moglie, violento le tue figlie e poi le faccio violentare dal mio cane». Il giorno dopo il capitano d'azienda porta i soldi. Da noi questo si chiama mafia, in Afghanistan fondamentalismo, e «il fondamentalismo ha conquistato metà del mondo. Gli europei non si accorgono di quello che sta accadendo».
Farhad Bitani l'anno scorso era sulla copertina di Tempi, è passato pure in tivù, sulla Rai. Però quando si è trattato di pubblicare il suo libro, L'ultimo lenzuolo bianco, gli editori hanno ritrattato. Perché Farhad Bitani, figlio di un generale, di quelli che hanno sconfitto i sovietici, dice la verità sull'Afghanistan. E la dice da ex comandante, da chi ha penetrato l'orrore. Bitani pare un Céline senza mitraglia linguistica, il suo è un viaggio nell'interminabile notte dell'Afghanistan. Senza risparmiare nessuno, né i mujaheddin («anche dentro l'attuale governo cosiddetto democratico di Karzai, tutti i membri del parlamento sono fondamentalisti e lavorano tranquillamente dentro il governo, continuando a compiere nefandezze») tanto meno i talebani, abili «a rendere spettacolo la brutalità». Rivela che dietro l'acribia religiosa cova il laido desiderio di denaro («alcuni capi fondamentalisti hanno dichiarato di possedere 345 milioni di dollari») e ci impiatta quello che nessuno vuole sorbirsi, cioè che «tutto il mondo manda aiuti all'Afghanistan. Ingenti somme di denaro di cui una percentuale minima arriva dove c'è veramente bisogno. La maggior parte va a rimpolpare le casse delle famiglie dei comandanti fondamentalisti». In questo sistema dove la corruzione è virtù e la menzogna una fede, lo scopo del fondamentalismo è sempre lo stesso: sterminare i cristiani, annientare gli occidentali. E chi con gli occidentali dialoga. Esempio: la famiglia di Farhad Bitani ha finanziato la costruzione di una moschea a Kabul; il mullah della moschea espone il suo programma a Bitani, «quando prenderò il potere, ammazzerò tutte le donne senza burqa. E quelle con il cellulare. È uno strumento da infedele. Se tu non fossi figlio del generale Qasim, ammazzerei anche te». Farhad, rifugiato politico in Italia dal 2012, musulmano, dopo un certo penare, l'editore l'ha trovato, è Guaraldi, il quale, paradosso mistico, è un cattolico convinto.
Questo libro possente e drammatico, dall'incipit che tramortisce («Non sono uno scrittore. Io sono un militare e mio padre è un generale afghano»); questo libro che ci impone di considerare quanto il fondamentalismo «sta entrando in tante case europee»; questo libro che pare redatto da un Jack London con il kalashnikov, senza i vezzi dei guerriglieri alla moda come Eduard Limonov; questo libro ci dice che siamo in guerra. Impugniamo la pietà.