Il "blocco creativo"? È sempre meglio che scrivere male

C'è chi telefona agli amici, chi arruola adulatori, chi fugge in bici. Ma anche lasciar perdere spesso è una buona idea

Mantova - Cosa fare quando la storia s'inceppa, le idee si azzerano o il foglio di Word sul computer resta bianco? Cosa fare quando l'Autore di Successo ha un blocco alla creatività? Si prendono, a esempio, tre Autori di Successo e si organizza una seduta di autoanalisi collettiva al Festivaletteratura. Titolo: «Il crampo dello scrittore». L'incontro - organizzato dalla Bottega Finzioni di Bologna - è pubblico, gratuito, ma non ci sono le ciambelle.

Ciao a tutti! Mi chiamo Carlo Lucarelli, sono scrittore, sceneggiatore e conduttore televisivo. Ho scritto romanzi e racconti, la serie di gialli col commissario De Luca e quella con l'ispettore Coliandro, e in tv ho fatto Almost Blue ... «Una volta mi è venuto il crampo dello scrittore e ho telefonato al mio amico Eraldo Baldini, che anche lui aveva il crampo perché stava scrivendo Mal'aria , e non riusciva ad andare avanti, così io gli ho raccontato il mio libro e lui a me il suo, e dopo che abbiamo riattaccato ci era tornata la voglia di scrivere». Ma non si è capito se erano due storie fantastiche che riconciliavano con la scrittura o così mediocri che entrambi hanno pensato: Cazzo, ma se lui sta scrivendo 'sta roba qua, qualsiasi cosa va bene. Sta di fatto che parlarne con altri che hanno i tuoi stessi problemi, aiuta.

Ciao a tutti! Mi chiamo Francesco Piccolo, sono scrittore, sceneggiatore, ho scritto Scrivere è un tic quindi conosco bene questi trucchi da quattro soldi e infatti ho appena vinto il premio Strega. «Per me il modo migliore per superare il crampo dello scrittore è non farselo venire, e io in genere mi circondo di lettori che mi dicono che sono un genio, e qualsiasi cosa scriva è bellissima, così non ho mai dubbi». Silenzio. «Scherzo». Risate del pubblico. Poi un ragazzo, colto dal crampo del pubblico che obbliga il pubblico a fare domande, chiede: «Ma come si fa a circondarsi di lettori che dicono che sei un genio?». Altre risate del pubblico. «Beh, ascolti solo tua madre e tua sorella». Ulteriori risate del pubblico. «Però, quando davvero mi viene il crampo dello scrittore, e non so più andare avanti, allora mi metto a leggere un Grande Scrittore che mi fa subito tornare la voglia di scrivere. Ma è meglio scegliere uno Scrittore che dopo puoi dire “Ah, adesso posso scrivere anch'io!”, quindi è meglio non scegliere Thomas Mann, perché poi io mica sono in grado di scrivere I Buddenbrook . Così di solito leggo Fitzgerald». E il bello che nessuno del pubblico ha riso.

Ciao a tutti! Mi chiamo Pino Cacucci, sono scrittore, sceneggiatore e traduttore. «Per me scrivere è una ginnastica, è fatica e lavoro. Quando non so più cosa scrivere mi metto a fare una bella pedalata. Il fatto è che poi i dialoghi migliori mi vengono in mente mentre sono in bicicletta, lontano dal computer, e così dopo mi scordo tutto... Comunque, visto che il motivo principale per cui mi blocco è la paura, cioè che mi possano dire che posso fare di meglio, io mi rispondo che il meglio l'ho già fatto \. Quando invece il blocco è di quelli difficili, allora mi metto a tradurre uno dei miei scrittori sudamericani, che di solito scrivono libri più belli dei miei» \.

A questo punto, in un incontro fra scrittori sul problema della scrittura dove si conferma che il romanzo è un delicato meccanismo tecnico-artigianale in cui sull'ispirazione prevale il sudore, una ragazza del pubblico, traduttrice, colta dal crampo del traduttore, chiede a Cacucci che cosa bisogna fare quando non ti viene la parola giusta per tradurre un termine straniero. «Di solito la lascio in sospeso, e mi viene in mente il giorno dopo \, oppure mando una mail all'autore per farmi dare un consiglio». Silenzio. «Però una bella tequila aiuta». Tequila?!. Ma i gruppi di sostegno, si è chiesto qualcuno, non dovrebbero servire a smettere?

Essenziale, come tutte le cose inutili, per capire come scrivere, quando lasciar perdere e perché riprendere a scrivere (ma senza chiedersi se non è il caso di smettere del tutto), l'incontro su «Il crampo dello scrittore» ha, tra gli altri, il pregio di stemperare i consigli degli Autori di Successo nell'aneddotica letteraria. Francesco Piccolo - che le storie, dice, non le cerca fuori, ma dentro di sé, e che Il desiderio di essere come tutti lo ha scritto per dare una risposta al perché quel giorno non andò al funerale di Berlinguer, e tutti si domandano cosa avrebbe scritto se ci fosse andato - cita il «metodo Hemingway», che consiste nello smettere di scrivere proprio quando arriva un'idea buona, così il giorno dopo sai da dove ripartire, senza trovarti di fronte al foglio bianco. Ma bisognerebbe essere Hemingway... Mentre Lucarelli (che a tenere il palco è il più bravo, perché è un televisivo più che un letterato), ricorda il consiglio di Scerbanenco: «Per scrivere bene, devi prima di tutto averne voglia». Come stirare: «Se quella mattina non hai voglia di stirare, stirerai male». Ma non si è capito se anche l'esempio è di Scerbanenco o l'ha aggiunto Lucarelli. Comunque, il pubblico non ha riso.

Ah. Paul Theroux invece diceva che «Il blocco per lo scrittore è una grande paura, ma ne esiste una peggiore. Che si chiama scrivere male». Ma questa nessuno l'ha citata.

Commenti

Bianchetti Andreino

Lun, 08/09/2014 - 00:36

Dal mio minimo punto di vista, il "blocco creativo" potrebbe avvenire quando le idee implodono, cioè si fanno talmente sottili da sparire nel nulla, portando la mente sotto vuoto in maniera tale che le sue pareti si sfiorano, si toccano paurosamente, provocando l'accartocciamento della stessa. Gli essiccamenti dello spirito, della parola, dei sentimenti, di quei movimenti interni fornitori di rapporti continui con l'esterno, sono le cause prime di questo "blocco creativo". Non sempre queste cause arrivano con la "senilità", in cui la vita segue, con più decisione, la parte di parabola discendente del suo "iter" naturale. "L'accartocciamento della mente" o l'improvvisa mancanza d'interesse per tutto ciò che profuma d'invenzione, d'intuizione, di espressione corre parallelo ad un nostro piccolo o grande "caos" cerebrale, che non riuscendo più a sopportare l'enorme traffico di pensieri ed umori, neutralizza piano piano le nostre memorie e menti, creando questi vuoti o buchi insuperabili. Altre volte succede il contrario: sono le tantissime idee a sostenere il nostro successo mentale e le nostre invenzioni, ma l'accorgerci che altri, prima di noi, sono arrivati prima, ci chiude in una depressione tale da far scattare un annullamento quasi totale della nostra personalità e una dimenticanza continua nel tempo e non solo casualmente. Nel quotidiano, lo spezzettamento dei "saperi", porta ad ampliare, amplificare una cultura, già enormemente vasta di per se, difficilmente comunicabile ed assorbibile "in toto", per cui si preferisce onorare quell'idea che poi sia applicabile nella realtà. L'applicazione di ciò che è stato scritto, inventato ha la precedenza sul resto: è sempre stato così anche in passato; selezione e progresso ne sono i risultati che fanno del "blocco creativo" un "caso" puramente teorico.