Bray dica un sì netto al restauro del Colosseo «griffato» Della Valle

di Vittorio Sgarbi
H o già manifestato la mia considerazione e il mio giudizio positivo sul ministro dei Beni culturali Massimo Bray, sulla sua competenza, disponibilità ad ascoltare e tempestività nell'agire, virtù riconosciute anche da Tomaso Montanari, studioso e critico responsabile e attento ai valori civili del patrimonio artistico. Il quale però assume posizioni di programmatica e moralistica rigidezza, forse in considerazione, leopardianamente, della natura maligna dell'uomo.
Così vedo che Montanari sul Fatto quotidiano tira il ministro dalla propria parte, nel demonizzare il contributo di un altro «cattivo», per di più inconsapevole, Diego Della Valle (nell'ordine di 25 milioni di euro erogati al ministero) per il restauro del Colosseo, in nome del significato simbolico del monumento (che va protetto da incursioni pubblicitarie) , arrivando a prospettare, sgarbatamente, l'imprenditore come «un furbetto che vuole fare le scarpe al Colosseo». E non mi convince. Come non mi convince il paragone con il virtuoso miliardario americano David W. Packard, che ha, elegantemente, finanziato importanti interventi a Ercolano, limitandosi a chiedere che il logo della sua Fondazione compaia sulle pubblicazione scientifiche della Sovrintendenza, e che a Ercolano venga apposta una targa di dimensioni concordate.
Per converso, le richieste di Della Valle sono ritenute indebite e eccessive, senza che Montanari mostri di capire che sono ulteriori benefici per il monumento.
Vediamole. Della Valle propone di «realizzare in esclusiva un logo raffigurante il Colosseo». Nessun dubbio che sarà molto più efficace del ridicolo logo ufficiale del Mibac e della comunicazione istituzionale promossa dai vari Rutelli, Urbani, Melandri, Buttiglione, e finanziata direttamente dal ministero.
Parimenti, a proprie spese, Della Valle chiede di «gestire, in esclusiva, l'attività di comunicazione relativa agli interventi di restauro e di pubblicizzare l'attività di restauro del Colosseo». Cosa c'è di male?
Montanari ha mai sentito parlare delle Fondazioni Carlo Marchi o Cini? E ricorda il restauro del Cenacolo di Leonardo, finanziato dall'Olivetti, con relative pubblicazioni e propaganda istituzionale (per l'azienda)? E gli risulta che quei contributi e loghi, affiancati o integrati a quelli del ministero (come desidererebbe Della Valle) abbiano danneggiato, inquinato, condizionato le pubblicazioni scientifiche?
Forse gli è antipatico Della Valle. Ma scrivere che, per avere accettato il suo contributo (puntualizzando, come Montanari stesso riconosce, che Tod's non abbinerà l'immagine del Colosseo ai suoi prodotti), «la Patria si è suicidata», è davvero troppo, ed è persino incomprensibile.
Sarei felice che il ministro Bray chiarisse la sua posizione, invece di essere evocato in contrasto con il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni, a sostegno della posizione di Montanari. Se così fosse, si chieda a Della Valle di ritirare il proprio indesiderato contributo, cercando finanziamenti altrove. Montanari, per «salvare la patria», potrà dare utili suggerimenti. Indicando sponsor buoni e remissivi; e, meglio ancora, anonimi.