Brueghel, le meraviglie dell'arte fiamminga

Nella splendida cornice, per un pezzo in restauro, Roma ospita per la prima volta un’esposizione inedita di capolavori fiamminghi al Chiostro del Bramante.

Il titolo è “Brueghel. Meraviglie dell’arte fiamminga”, una straordinaria rassegnia di giuste proporzioni e che nulla tralascia, ben documentata da un catalogo edito da Silvana Editoriale a cura di Sergio Gaddi e Doron J. Lurie, conservatore dei dipinti antichi al Tel Aviv Museum of Art. Un’occasione unica per ripercorrere la storia di molti capolavori e la storia familiare e pittorica di un’intera dinastia di grande talento, attiva per oltre 350 anni tra il XVI e il XVII° secolo.

Nella suggestiva cornice capitolina, dove sono allestite le opere del grande maestro fiammingo e della sua dinastia, si possono anche ammirare da una finestrella gli affreschi di Raffello raffiguranti le Sibille. La chiesa sottostante dove si trovano è chiusa solo il giovedì, pertanto è consigliabile vedere la mostra e la Chiesa con il Chiostro del Bramante negli altri giorni, nonostante la mostra rimanga aperta anche  di giovedì (sabato e domenica apertura fino alle 21), gli altri giorni chiusura alle 20.

I meravigliosi dipinti, provenienti da diversi musei nazionali e internazionale, nonché da collezioni private, sono un centinaio e tutti di grande bellezza. Attraverso le opere di Pietre Brueghel il Vecchio è possibile intraprendere un appassionato viaggio nell’epoca d’oro della pittura fiamminga del Seicento. Ad accogliere il visitatore due opere di Hieronymus Bosch dai soggetti molto discussi, “I peccati capitali”. Suo grande ispiratore Bosch, che in maniera quasi surreale trasformava esseri umani in piccoli insetti o pesci dai grandi occhi in Satana, ha per lungo tempo affascinato Brueghel il vecchio che morì relativamente giovane lasciando incompleti più di 600 dipinti che alla sua morte terminò il figlio Brueghel il Giovane che abbe anche un fratello dal quale si diramò un’altra dinastia di artisti, ma mai tanti quanti quella di Brueghel il Giovane. In questo modo, tutto il mondo venne a conoscenza delle teorie calviniste e del primato della natura che da semplice sfondo si trasforma in vera e propria opera d’arte di grande fantasia. Mentre in Italia nel 1500 Michelangelo, Leonardo e Tiziano portano a termine i loro capolavori sacri anche dai soggetti iconografici, gli effetti della Riforma protestante si fanno sentire a partire da questa famiglia che ha fatto da scuola a tutte le arti fiamminghe.

La grande Torre di Babele di Marten van Kelkenborch e Hendrick van Cleve, è il primo segnale di un cambiamento che viene subito interpretato da Brueghel il Vecchio, il quale individua la figura cardine della propria anima artistica come dicevamo in Hieronymus Bosch, di cui si può ammirare in mostra “Il Ciarlatano”, realizzato con la partecipazione della sua stessa scuola. Proprio dal rapporto tra Pieter Brueghel e Bosch inizia il racconto di una dinastia che proseguì non solo con le scene del suo fondatore, ma anche con paesaggi, nature morte, il mondo degli insetti, il sottobosco di una terra di inferi, non dissimili dagli esseri umani, scene quotidiane e “Danze nuziali” o “Le sette opere di misericordia”. Invece, il secondo figlio, Jan il Vecchio, mondano, più elegante, viaggiatore (arriva in Italia per conoscere e capire cosa avviene tra Rinascimento e Barocco), collabora con Rubens ed è il primo importante pittore di fiori e di nature morte. La sua abilità lo potò a essere soprannominato “Jan dei velluti” per la sua tecnica sopraffina, presente in mostra con una ventina di opere tra cui “La tentazione di Sant’Antonio nel bosco” e “Riposo durante la fuga in Egitto”, dove la riflessione sulla natura appare sempre più evidente. Mentre le allegorie della terra, dell’acqua, dell’amore, dell’olfatto, dell’udito, del fuoco e della luce, vengono riprese dal capostipite sempre dal figlio Jan. I fiori sono il messaggio del sorprendente e dell’esotico, della vanitas. Fu così che nella sua pittura vengono rappresentate portando questo soggetto a spasso per tutto il Seicento.

Altri grandi pittori entrati nella cerchia dei Brueghel si possono ammirare nel Chiostro del Bramante come Jan van Kassel il Vecchio figlio di una sorella di Jan il Giovane, a cui è dedicata una bella sala di quadri di farfalle, insetti e conchiglie. Ma si possono vedere lavori anche di Abraham, ultimo erede della celebre dinastia che si distacca completamente dalla tradizione familiare. Fu proprio lui che dopo il celebre viaggio in Italia non tornerà più nelle Fiandre, chiudendo così un’epopea unica al mondo, q1uella dei fiamminghi. La mostra è stata prodotta e organizzata in collaborazione con Arthemisia Group con DART Chiostro del Bramante.Non lasciatevela scappare. (biglietto intero 12,00 Euro; ridotto 10,00Euro) fino al 2 giugno.