Céline censurato dalla Società delle Nazioni

La Morte a credito , e anche quella gratis, erano di là da venire. Era infatti un trentenne di ancora belle speranze, Louis-Ferdinand Dostouches, e non ancora Céline, quello che per la prima volta conobbe la censura. Che forse vera e propria censura non si dovrebbe definire, a confronto del trattamento subito per, appunto, Morte a credito , ma semplicemente taglio redazionale.

L'amputazione, una rudimentale operazione chirurgica, colpì un lungo articolo del '24 per la rivista La Presse médicale , pubblicata dalla Società delle Nazioni a Ginevra. Fresco di laurea, ottenuta con la tesi La vie et l'oeuvre de Philippe Ignace Semmelweis 1818-65 , il dottorino torna sull'argomento con «La vie, Pasteur, Semmelweis et la mort». Articolo che viene sì dato alle stampe, però orbato dalla parte iniziale, circa un terzo del totale. Perché? Per questioni di spazio, pare, e perché poco medico e troppo filosofico venne giudicato il contenuto. L'assurdità dell'esistenza, l'orrore della guerra e la diffidenza nei confronti delle autorità e del potere già facevano capolino sotto la penna dell'autore... Ecco perché la parola «censura» può non essere spesa a sproposito.

Comunque, l'importante è che sul numero 367 del Bulletin célinienne l'«arto» mancante viene ora rimesso al suo posto. Grazie, come annunciato dalla Tribune de Gèneve , ad Alexandre Junod, giurista e scrittore ginevrino il quale, impegnato in tutt'altro progetto di ricerca su Céline, lo ha ritrovato scartabellando negli archivi dell'attuale sede svizzera dell'Onu. Si tratta di una quindicina di pagine decisive per ricostruire la genesi dei temi tanto cari al futuro autore di Viaggio al termine della notte e di Bagattelle per un massacro . Junod se n'è subito reso conto, investendo della questione Marc Laudelout, fondatore della Revue célinienne e del Bulletin célinien . Il quale esulta: «è una scoperta molto importante, poiché i testi inediti di Céline sono rarissimi, lettere a parte».

Pubblicando a sua volta la notizia, due giorni fa Libération ricordava il caso di un articolo del '37 steso in occasione dell'Esposizione universale, «La vigne au vin» e messo all'asta da Artcurial nel maggio 2012. È un'apologia del vino e dello spirito bacchico. Scritto da uno che si definiva astemio...