Centoventi anni fa la guerra più breve della storia

Passato alla storia come "The forty minutes work", nel 1896 il conflitto tra la Gran Bretagna e il sultano di Zanzibar sgradito a Londra

Giusto centoventi anni fa scoppiava (e finiva) la guerra più breve della storia. Alla Gran Bretagna bastarono appena trentotto minuti, per riportare di forza Zanzibar sotto il suo controllo.

Tutto cominciò quando, sei anni prima, la Germania del Kaiser e il Regno Unito decisero di spartirsi le sfere di influenza nell’Africa Orientale. Bismarck potè entrare in Tanganica (l’odierna Tanzania) mentre sua maestà britannica accettò di fare del misterioso e lussureggiante Zanzibar un suo protettorato, cosa che divenne ufficiale nel 1893. Tutto filò lisciò finché, dopo tre anni di regno, improvvisamente morì il sultano Hamad bin Thuwaini che garantiva assoluta obbedienza all’Union Jack. Era il 25 agosto e, asciugate le lacrime per la morte del sovrano, era giunto il tempo di scegliere un nuovo sultano.

Si fece subito avanti il cugino del sovrano defunto, Khalid bin Barghash. Entrò nel palazzo e si autonominò, semplicemente, nuovo sultano di Zanzibar. Solo che agli inglesi, Khalid non piaceva proprio per niente. E lui lo sapeva bene, al punto che si preparò a combattere. Allertò la sua guardia personale, armò in tutto 3mila miliziani e allestì l’artiglieria al Palazzo Reale mentre teneva pronta la sua personalissima nave da guerra reale.

Intanto Basil Cave, plenipotenziario britannico in zona, immediatamente fece preparare due navi da guerra, la Philomel e la Rush. A queste si unì da subito un’altra unità navale, lo Sparrow. Intanto le truppe furono allertate, arriveranno al porto di Zanzibar in tutto poco più di mille uomini. Per attaccare, però, aveva bisogno di formale permesso da Londra. E per ingannare l’attesa, fece arrivare altre due navi della Marina britannica, la Racoon e la Saint George.

Ottenuto l'agognato permesso, Cave inviò l’ultimatum a Khalid. Entro le nove, fuori dal Palazzo Reale. Alle 8, Khalid mandò un ambasciatore per trovare un accordo, l'inglese rifiutò ribadendo il diktat a cui il Sultano rispose picche lasciando scorrere il tempo senza abbandonare il suo posto, promettendo resistenza a oltranza.

Alle 9.02 venne aperto il fuoco. Alle 9.40 la bandiera reale venne ammainata e Khalid scappò dalle macerie della “reggia”. Trentotto minuti netti, meno di mezza partita di calcio, erano bastati per decimare la guardia del sultano (500 morti, a fronte di un unico ufficiale britannico leggermente ferito), indurre l’indesiderato sovrano a precipitosa fuga sotto la bandiera del Reich guglielmino (Khalid riparò in Tanzania e sarà definitavamente arrestato dagli inglesi nel 1916, durante la prima guerra mondiale) e a insediare sul trono l’amico Hamud, che governerà con la graziosa protezione britannica per sei anni.

A quella che in Gran Bretagna, forse troppo pomposamente, viene ancora ricordata come “guerra anglo-zanzibariana” sono state dedicate decine di libri. All'indomani della diffusione dell'impresa, questa divenne famosa sui giornali dell'epoca come "The Forty Minutes Work", una faccenda da quaranta minuti. In Africa, lo stesso episodio è ancora ricordato come una guerra disperata, combattuta su posizioni di netta disparità tecnologica e sullo sfondo della tensione diplomatica tra le grandi potenze europee che si spartivano, allora, il Continente Nero.

Commenti

mariod6

Sab, 27/08/2016 - 16:26

Certo è che, all'epoca, se pestavi i piedi alle potenze coloniali erano cavoli amari. Era il tempo che i confini si tracciavano con una matita e una riga, in barba alle etnie e alle religioni. Ma che bravi !!!

attilio.baldan@...

Sab, 27/08/2016 - 17:26

Nessuno, in Europa, ha certamente nostalgia delle cannoniere, delle guerre dell'oppio, del maresciallo Graziani e del fardello dell'uomo bianco cantato da Kipling. Ma forse, tra la ferocia del colonialismo d'un tempo ed il continuo farsi sputare in faccia d'oggigiorno, esiste una via di mezzo.

Georgelss

Sab, 27/08/2016 - 18:51

Bei tempi! Quando la civilta' comandava sulla barbarie! Punto e basta.

Ritratto di bonoitalianoma

bonoitalianoma

Sab, 27/08/2016 - 22:11

Allora erano loro adesso sono gli stessi.

alox

Dom, 28/08/2016 - 00:13

Piu' di cento anni prima (1783) si firmava il trattato di Parigi: E le 13 Colonie divennero indipendenti: Grazie George Washington. "Life, Liberty and the pursuit of Happiness" sono ancora un sogno per molti Paesi della terra: che vergogna!

Albius50

Dom, 28/08/2016 - 08:10

Diciamo che il COLONIALISMO non deve esistere però al suo posto dovrebbe esserci per talune nazioni SOTTOSVILUPPATE un GOVERNATORE INTERNAZIONALE gestito da un ONU (vera) e non l'attuale dove primeggiano soprattutto GLI INTERSSI DI POCHE NAZIONI di cui parecchie dove non esiste DEMOCRAZIA.

ArturoRollo

Lun, 29/08/2016 - 05:45

Il palazzo di Bargash, venne bombardato dopo che l'ennesimo tentativo diplomatico da parte Britannica (Londra aveva ratificato il divieto assoluto del commercio di schiavi nel 1805)di convincere il Sultano a bandire la compra/vendita di schiavi era fallito. Bargash, cercava di prendere tempo: I suoi dignitari a corte erano contrari all'abolizione del commercio umano; Bargash, nei suoi colloqui privati con l'amico John KIRK (ex botanico ed avventuriero al servizio del Dr Livingstone,poi diventato Console Britannico a Zanzibar), gli confido' che anche la Bibbia (e' vero nell' Antico Testamento)tollerava ed accettava il commercio umano. Bargash, si fidava di Kirk...e Kirk, uomo intelligente e giusto, fu il vero protagonista di quegli anni. La Storia spesso mette da parte queste figure per magnificarne altre di basso spessore, come il pedofilo Stanley. Su "The Last Slave Market" by Alastair Hazell troverete avvenimenti storici relativi all' articolo in parola. Saluti.