Ci sono voluti 18 detective per fare un Commissario

Il grande scrittore belga Simenon lavorò per anni prima di trovare la formula giusta del suo celebre "figlio". Il saggio-indagine di Francis Lacassin

Un bel giorno Hitchcock telefona a Simenon. Risponde la segretaria, dicendo che purtroppo Georges non può essere disturbato, perché s'è appena messo a scrivere un nuovo romanzo. E sir Alfred, senza fare una piega: «That's all right, I'll wait». Voleva dire proprio: «Attendo in linea»...

Se non è vero, è verosimile, questo aneddoto riferito da Deirdre Bair recensendo nel '97 sul New York Times la biografia di Simenon scritta da Pierre Assouline. E dà conto alla perfezione della clamorosa e arcinota velocità di scrittura del padre di Maigret. Quando, all'inizio della carriera, si dedicava ai prodotti «popolari», quindi non ancora ai libri di «vera letteratura», né al suo Commissario, nella giornata che riservava ai racconti arrivava a sfornarne uno all'ora... Velocissimo dunque, ma tutt'altro che superficiale, anzi pieno di dubbi e di ripensamenti quando si trattò di costruire, tratto dopo tratto, gesto dopo gesto, un personaggio meritatamente accomodatosi sull'Olimpo dell'immaginario romanzesco del Novecento.

Il percorso che conduce alle leggendarie inchieste entrate nella Hall of Fame del polar, come dicono i francesi, del romanzo giallo, inizia nel 1919, quando un ragazzino sedicenne orfano di padre muove i primi passi, come giornalista tuttofare alla Gazette de Liège, quotidiano ultraconservatore della sua città, portando a casa uno stipendio che il suo defunto papà non si sarebbe nemmeno sognato, e gli capita di relazionare i lettori sulle conferenze del criminologo Edmond Locard. E prosegue con lo stesso ragazzino che nel '22 scrive sempre su quelle colonne, con il collega Henri J. Moers, un romanzo poliziesco umoristico dal titolo Le Bouton de col, sorta di parodia di Sherlock Holmes. Il cognome Moers non vi dice nulla? Ma sì, è proprio lui, il direttore della sezione scientifica del Quai des Orfèvres, uno fra i personaggi di contorno dell'universo maigrettiano. Anzi, lo sarà, basta aspettare...

Chi non volesse aspettare, può leggersi La vera nascita di Maigret (Medusa, pagg. 135, euro 14,50) di Francis Lacassin, uno che Simenon lo conosceva bene, come dimostrano le sue Conversazioni con Simenon uscite da Lindau nel 2004. Morto nel 2008, Lacassin qui compie una vera indagine che soddisfa sia il bibliofilo, sia lo storico, sia l'appassionato di «gialli». E dimostra come il genere di cui Maigret diverrà un campione era nelle corde del suo creatore fin dalla più tenera età, quando s'atteggiava a piccolo Rouletabille, il protagonista di Il mistero della camera gialla di Gaston Leroux, datato 1908. Non solo, radiografando la vastissima bibliografia pre-Maigret del ragazzo belga andato a cercar fortuna a Parigi, Lacassin mette in fila la bellezza di 18 «abbozzi» del futuro Commissario disseminati in 182 romanzi. Eccoli: l'ex poliziotto Anselme Torres, Anne-Marie Givonne (certo, c'è anche una donna), l'ispettore Georges Aubier, l'agente della Sicurezza Gérard Monquet, il russo bohèmien Serge Polovzef, l'ispettore newyorkese Jackson, il detective privato Joseph Leborgne, il giudice Froget, l'ispettore Tabaret, il giudice Coméliau (che diverrà un tassello nel Canone), il commissario Torrence e il brigadiere Lucas (che diverranno fedeli aiutanti del loro capo), il mondano e arsènelupinesco Yves Jarry (in ben quattro romanzi), l'ispettore Jean Tavernier, il poliziotto dilettante Jackie, di stanza a Chicago, il brigadiere Deffoux, l'ispettore della Sicurezza nazionale Joseph Boucheron e infine Sancette alias G7. In tutti loro (persino nell'inquieta dama nera Givonne...) c'è qualcosa di Maigret o qualcosa che Maigret detesta.

Ma quando finalmente il Commissario viene alla luce, «il 30 settembre 1929 - ci informa Lacassin -, quando Fayard accetta il manoscritto di Treno di notte, primo romanzo in cui il commissario appare sotto il suo nome, già provvisto di tutta la sua straordinaria simpatia», il suo creatore non è ancora soddisfatto. Non lo è nemmeno dopo La figurante, La donna rossa e La casa dell'inquietudine. Soltanto con Pietr il Lettone uscito nel maggio 1931, secondo Simenon, Maigret entra stabilmente in servizio. Ci resterà fino a Maigret e il signor Charles, del luglio '72, dopo aver scongiurato (già nel '34!), un tentativo di prepensionamento. Le migliaia di lettori che reclamavano per la sua soppressione ridussero Simenon a più miti consigli. E gli regalarono un successo planetario.