Com'era antifascista quel "Piccolo mondo antico"

La sceneggiatura originale di Mario Soldati. Tutte le modifiche (ideologiche e pratiche) dal romanzo di Fogazzaro al film

Sono sempre molte, e molto indicative, le differenze riscontrabili fra il testo di una sceneggiatura e il film che vediamo in sala. Alcune modifiche avvengono durante la lavorazione, altre in fase di post-produzione. Alcune dipendono da fattori tecnici, altre dalla sensibilità o dall'improvvisazione del regista sul set, altre ancora da opportunità o «obblighi» nei confronti del pubblico o delle istituzioni (è il caso della censura e delle autocensure). Ancora di più sono i cambiamenti fra testo iniziale e opera finale quando il film si basa su una sceneggiatura non originale basata su un scrittura narrativa precedente: le scelte strutturali operate dallo sceneggiatore si aggiungono a quelle del regista durante le riprese, a quelle del produttore, magari a quelle del distributore o dei giudici o dei politici... E l'analisi di tali «differenze» è utile per illuminare il contesto culturale, storico e politico in cui nasce un film. Tanto più se quel film è un capolavoro del cinema, tratto da un grande classico.

Ecco perché è davvero interessante la pubblicazione della sceneggiatura originale - inedita finora - del film che fu tratto nel 1941, in clima di guerra, dal romanzo più famoso di Antonio Fogazzaro, uscito nel 1895: Piccolo mondo antico, il film di Mario Soldati: dalla sceneggiatura allo schermo (a cura di Alberto Buscaglia e Tiziana Piras, New Press edizioni). Libro che viene presentato oggi all'Università dell'Insubria di Como nell'ambito del premio «Antonio Fogazzaro». Confrontando scrittura letteraria e scrittura filmica, si scopre che gli sceneggiatori (Mario Bonfantini, Emilio Cecchi, Alberto Lattuada e lo stesso Soldati, che non aveva mai letto il romanzo, e lo divorò in una notte) ridussero la parte del libro riguardante la tormentata religiosità dei protagonisti, privilegiando la linea narrativa dedicata alla vicenda risorgimentale (ma non in chiave fascio-nazionalista, anzi per veicolare, con le dovute cautele, un sentimento antigermanico); che certe modifiche ai dialoghi furono imposte dal regime; e che la maggior parte dei cambiamenti furono dettati da esigenze pratiche (come sempre accade nelle faccende umane): mutate condizioni di ripresa, improvvisa sostituzione di un attore, scene tagliate per rispettare il metraggio. Piccola nota. Soldati disse che il film fu un successo perché piacque sia a chi vedeva la storia da fascista (e confondeva una guerra per la libertà, quella risorgimentale, con una guerra contro la libertà, quella del Duce) sia a chi la vedeva da antifascista (e capiva la vicenda nel suo vero significato). Ma questa cosa, la disse a posteriori.