Rottamare il socialismo? Un'ottima idea, ma non solo a parole

Rottamare una parola non basta. Se Renzi propone di abbandonare una bandiera deve anche spiegare il perché

Forse i socialisti europei si faranno semplicemente democratici. Si lasceranno alle spalle non solo le infuocate Internazionali degli scontri tra Marx e Bakunin, ma anche i variegati riformismi socialdemocratici e le varie Bad Godesberg del '900, approdando a una sinistra deideologizzata.

Questo è quanto Matteo Renzi ha auspicato in occasione del suo incontro con Barack Obama, sostenendo che il Pse (Partito socialista europeo) farebbe bene a modernizzarsi in Pde (Partito democratico europeo) e a mettersi così al passo con i tempi. Sbaglierebbe chi vedesse in tutto ciò una qualche svolta filosofica e a un cambio di paradigma, anche se nel XIX secolo i democratici interpretavano una tradizione ben definita: basti pensare a Giuseppe Mazzini. Né si tratta semplicemente di un qualche adeguamento a schemi d'oltre Atlantico e a prospettive dottrinali (da Emerson a Dewey) alternative rispetto a quelle europee.

Il senso dell'operazione non è però tanto nella sostituzione di alcuni pensatori con altri, ma semmai nello sganciamento da ogni presupposto teorico forte. Il renzismo vuole interpretare una sinistra includente e pragmatica, plasticamente in grado di essere questo e anche quello, a seconda delle opportunità. A ben guardare non c'è molto di nuovo: almeno in Italia. È da tempo che non abbiamo più partiti socialisti o liberali, comunisti e democratico-cristiani. Fin dai nomi delle maggiori formazioni rappresentate in Parlamento risulta evidente che la vita pubblica si è sganciata dalle elaborazioni concettuali che contraddistinguevano i gruppi politici di quell'ampia fase storica che porta dal Cnl a Mani Pulite. Le ideologie e le filosofie sono state accantonate da molto tempo, al punto che per larga parte della nostra classe politica è ormai difficile sentirsi davvero all'interno di questa o quella tradizione. Rottamare una parola, però, non basta. Se Renzi propone di abbandonare una bandiera che da due secoli è riconosciuta come tale dalla sinistra europea deve anche spiegare il perché.

Dovrebbe anche dire - al di là del marketing e delle battute in conferenze stampa - cosa nel socialismo ha tragicamente fallito. Se non ci spiega tutto ciò, è difficile prendere sul serio la sua presa di posizione. Per questo lo scetticismo è più che giustificato. In considerazione del blocco sociale e culturale che ha alle proprie spalle, non si capisce come il premier possa mettere sotto processo la spesa statale, la redistribuzione, il solidarismo e tutti gli altri miti secolari che fino a oggi hanno giustificato il welfare State e la progressiva espansione degli apparati pubblici. La sensazione è che, smettendo di essere socialisti per essere semplicemente democratici, si continuerà - come mostra l'esperienza del governo attuale - a opporre uno statalismo buono a uno cattivo, una spesa pubblica ritenuta «produttiva» a una invece che non lo sarebbe. In sostanza, non sarà possibile uscire dalla sostanza della socialdemocrazia anche quando si vorrebbe prenderne le distanze. Le parole sono parole, e i fatti sono i fatti. Sarebbe bene che Renzi iniziasse a occuparsi anche dei secondi.

Commenti

paolonardi

Mar, 21/04/2015 - 16:27

Renzi, come al solito, prende in giro i suoi concittadini; parla del nulla e promette tutto sapendo che non lo realizzera'. La rottamazione di tutti i socialismi sarebbe un'ottima cosa che risolverebbe tantissime cose in tempi brevissimi: niente piu' corruzione, sprechi delle pubbliche amministrazione, burocrazia opprimente, tesponsabilizzazione di tutti i cottadini e crescita economica. Sarebbe bene che i nostri politici imparassero il vero pensiero liberale cosi' come espresso nel libro di Mingardi: "L'intelligenza del denaro".