il commento 2 «La Repubblica» contro il plagio E Galimberti?

di Matteo Sacchi
Il plagio universitario è una gran piaga. È sì. E per farcelo sapere Repubblica ieri, a pagina 52, ha ospitato una lunghissima articolessa del filosofo tedesco Peter Sloterdijk. Sloterdijk, saggista di vaglia, ha argomentato il tema da par suo, senza banalità. Ha parlato di «una nuova etica del comportamento scientifico», di «istigazioni sistemiche a produrre del testo nel modo dell'impostura». E ancora della necessità di «guardiani digitali» che svelino i calchi indebiti, del terribile errore che si commetterebbe «se di legalizzassero le citazioni non specificate, come reclamano certi sostenitori del romanticismo della pirateria universitaria». Senza virgolettare altro del pregevole testo, va da sé che le tesi di Sloterdijk - furioso perché negli atenei tutti scrivono e nessuno legge - sono tutte condivisibilissime. Però proprio mentre uno è sul punto di applaudire sorge inarrestabile e spontaneo un dubbio... Ma qualcuno avrà avvisato il severo Sloterdijk che proprio Repubblica ha ospitato per anni sterminati articoli di Umberto Galimberti, l'unico accademico d'Italia che abbia mai ricevuto dalla sua Università (Ca' Foscari di Venezia) un richiamo formale per l'uso disinvolto delle fonti? E che Galimberti sulla stessa Repubblica ha «ricicciato» articoli scritti per Il Sole24Ore? E che mentre in Italia si scatenava una campagna mediatica in cui svariati studiosi, da Giulia Sissa a Salvatore Natoli passando per Guido Zingari, lamentavano il «furto» di passi delle proprie opere il quotidiano di largo Fochetti su questo tema pensava bene di glissare? Forse perché, lettore che non sa non soffre... Ma soprattutto lo saprà Sloterdijk che Galimberti non solo ha copiato senza citazione, ma ha addirittura teorizzato il suo metodo? Ecco come egli stesso lo spiegò al Giornale: «Io lavoro così, leggo il libro e poi scrivo... Non faccio mai virgolettati, racconto». Forse no... Magari a saperlo ci sarebbe rimasto male Sloterdijk, sono così pignoli i tedeschi... Però, ecco il problema: che una discreta percentuale di italiani, composta da chi non legge solo Repubblica, quella vicenda se la ricorda bene. E imbattendosi nell'articolo perfetto di Sloterdijk, non sa se ridere o piangere.